Curricula gonfiati dall’intelligenza artificiale, le selezioni mettono in crisi le aziende

intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale nella stesura dei curricula accelera e si diffonde, ma produce un effetto collaterale evidente: errori, incongruenze e profili sovrastimati. Le aziende reagiscono incrociando le informazioni disponibili online.

Crescita dei CV automatizzati



Negli ultimi due anni la percentuale di curricula redatti con strumenti di intelligenza artificiale è cresciuta di oltre il 30%. Il dato emerge dall’analisi dell’osservatorio “Evolution Forum Business School sulle Pmi”, che segnala una trasformazione rapida nelle modalità di candidatura.

I documenti arrivano alle aziende in quantità elevate e con caratteristiche ricorrenti: linguaggio uniforme, tono costantemente positivo, struttura standardizzata. L’algoritmo tende a valorizzare il profilo, spesso oltre il dato reale, generando una rappresentazione più competitiva ma meno aderente ai fatti.



L’effetto più visibile è l’aumento degli errori. Crescono i casi di esperienze lavorative modificate, indicati dal 25% degli osservatori, e quelli di posizioni completamente inventate, che raggiungono il 22%.

A questi si aggiungono problemi formali: errori di impaginazione nel 17% dei casi e uso improprio di maiuscolo e grassetto per elementi marginali nel 15%. La causa principale è l’assenza di revisione umana, segnalata dal 14% delle imprese. Ne derivano anche omissioni rilevanti: mancano recapiti telefonici nel 12% dei curricula e indirizzi email nel 10%, elementi che compromettono la possibilità stessa di contatto.

Verifiche e nuovi criteri

Di fronte a queste criticità, le piccole e medie imprese rafforzano i controlli. Due su tre dichiarano di incrociare i dati con i profili social dei candidati per verificare coerenza e attendibilità.

La pratica mira a ridurre il rischio di informazioni alterate e a ricostruire un quadro più affidabile del percorso professionale. Parallelamente cresce il valore attribuito all’originalità: il 61% delle aziende la considera un elemento distintivo, proprio perché difficilmente replicabile da un sistema automatico. In un contesto saturo di contenuti standardizzati, la differenza torna a misurarsi sulla capacità di produrre informazioni autentiche e verificabili.