Caso Almasri, Montecitorio contro i pm: verso lo scontro frontale alla Consulta
Giusi Bartolozzi
Non è solo un tecnicismo giuridico, ma l’ennesimo capitolo di un braccio di ferro che vede, ancora una volta, la politica e la magistratura schierate su fronti opposti. Al centro della contesa c’è Giusi Bartolozzi, magistrata ed ex Capo di gabinetto di via Arenula, indagata dalla Procura di Roma per false dichiarazioni nell’ambito della controversa inchiesta Almasri.
Il via libera dell’Ufficio di Presidenza è arrivato ieri, al termine di una riunione ad alta tensione terminata con un verdetto sul filo di lana: 11 voti favorevoli contro 10 contrari. Una spaccatura netta che riflette la tensione politica attorno alla vicenda. La maggioranza ha deciso di sollevare ufficialmente il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la Procura di Roma e il Tribunale dei ministri, accusandoli di aver ignorato le tutele parlamentari.
Il nodo del “concorso”
Il cuore della disputa risiede nella natura dell’indagine. A ottobre, l’Aula aveva già negato l’autorizzazione a procedere per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e per il sottosegretario Alfredo Mantovano. Per i magistrati, la posizione della Bartolozzi sarebbe autonoma (procedimento ordinario), mentre per il centrodestra il suo operato è “inscindibile” da quello dei membri del Governo.
Nella lettera inviata al Presidente Lorenzo Fontana, i capigruppo di maggioranza — Bignami (FdI), Molinari (Lega), Barelli (FI) e Lupi (NM) — denunciano un “operato omissivo” da parte dell’autorità giudiziaria, rea di aver proceduto senza considerare la connessione con i reati ministeriali, per i quali il Parlamento ha già posto il veto.
Lo scenario: la Consulta come arbitro
“Si tratta di tutelare le prerogative della Camera”, sostengono dai banchi della maggioranza. Di segno opposto le critiche delle opposizioni, che accusano il governo di voler trasformare l’istituto dell’autorizzazione a procedere in uno “scudo universale” estendibile anche a tecnici e collaboratori.
Il passaggio successivo è ora il voto dell’Aula. Se, come previsto, il Parlamento confermerà la linea dell’Ufficio di Presidenza, la palla passerà alla Consulta. I giudici costituzionali dovranno stabilire un confine chiaro: può un’indagine ordinaria colpire un “braccio destro” ministeriale se i fatti contestati sono i medesimi per cui i ministri sono stati protetti dal Parlamento?
Mentre via Arenula cerca di ritrovare stabilità dopo le dimissioni della stessa Bartolozzi, il caso Almasri promette di riscrivere i confini del potere di controllo delle Camere sull’attività giudiziaria.
Il ricorso alla Consulta rappresenta un test cruciale per l’attuale maggioranza. Se accolto, sancirebbe un precedente di peso: il “trascinamento” della tutela parlamentare su figure non elettive, di fatto blindando l’intera catena di comando dei ministeri chiave da incursioni giudiziarie non autorizzate.
