Pisolino in Senato o assenze sistematiche? Renzi e Lotito si sfidano a colpi di foto. Centrodestra risponde compatto

Il leader di Italia Viva usa la crisi della nazionale per attaccare il senatore-patron biancoceleste, simbolo — a suo dire — del declino del pallone italiano; la risposta di Forza Italia va oltre la difesa del singolo e individua una strategia di destabilizzazione della coalizione di governo.

Renzi Lotito

Matteo Renzi e Claudio Lotito

La crisi del calcio italiano ha trovato un inatteso teatro di battaglia nell’aula del Senato. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha usato alcune proposte televisive sul rilancio del pallone nazionale come innesco per un attacco frontale a Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Società Sportiva Lazio. Quello che poteva restare un dibattito tecnico si è trasformato in uno scontro personale, poi di partito, rivelando dinamiche politiche che poco hanno a che fare con le sorti della nazionale.

La miccia: accuse personali e fotografie virali

Il meccanismo è rodato. Renzi avanza proposte in televisione, Lotito risponde attaccandolo sul piano personale, sostenendo che il leader di Iv cercherebbe visibilità attraverso di lui perché “in Italia non lo conosce nessuno”. Renzi replica con le armi della comunicazione digitale: pubblica fotografie del collega senatore che appare, nell’aula di Palazzo Madama, intento a schiacciare un pisolino. La chiosa è tagliente: “Questa è la classe dirigente che vorrebbe darmi lezioni. Ma questa è soprattutto la classe dirigente della maggioranza che governa l’Italia nel pieno della crisi.”

La mossa è calcolata. Renzi sa che Lotito è figura divisiva, associata nell’immaginario collettivo alle contraddizioni del sistema calcistico italiano. Usarlo come bersaglio significa colpire insieme il personaggio, il partito di appartenenza e, per estensione, la credibilità della coalizione di governo.

I numeri e la replica di Forza Italia

Lotito non resta in silenzio e risponde sul terreno che ritiene più solido: i dati. “54% di presenza per Matteo Renzi; 94% di presenza per Claudio Lotito”, scrive, presentando le cifre come argomento dirimente. È una risposta prevedibile ma efficace sul piano della comunicazione immediata, benché non affronti la questione visiva — la fotografia del pisolino — che ha già fatto il giro dei social.

Il gruppo parlamentare di Forza Italia si mobilita con ordine. Antonio Trevisi, collega di Lotito, denuncia il “paradosso” di chi partecipa in modo discontinuo ai lavori parlamentari e si permette di attaccare chi “garantisce presenza costante e lavoro quotidiano, spesso lontano dai riflettori.” Italia Viva risponde per le rime: la senatrice Daniela Sbrollini ricorda che Trevisi è “un parlamentare eletto con i 5 stelle e passato alla corte del presidente della Lazio”, mettendo in dubbio la sua autorità morale a parlare di credibilità.

La strategia di Craxi e la posta in gioco

È Stefania Craxi, presidente dei senatori di Italia Viva, a fornire la lettura politicamente più ambiziosa dello scontro. Secondo l’esponente azzurra, gli attacchi di Renzi seguono “un copione che si sussegue puntualmente da mesi” e hanno come bersaglio Forza Italia con un obiettivo preciso: indebolirla o attrarne il consenso per portarla “in dote a una coalizione di sinistra-sinistra che di riformista e liberale non ha e non avrà nulla.”

La lettura di Craxi, al di là della replica polemica, contiene un’analisi politica che merita attenzione. Renzi ha costruito da tempo una narrativa in cui Forza Italia rappresenta l’interlocutore naturale di un’area liberale e riformista che non si riconosce né nel centrodestra sovranista né nella sinistra tradizionale. Puntare su Lotito come simbolo del degrado — istituzionale e sportivo insieme — serve a incrinare quella narrativa azzurra dall’interno, mostrando ai potenziali elettori di area moderata che il partito di Berlusconi produce figure come il presidente della Lazio, non riformatori illuminati.

Il calcio come pretesto, la politica come sostanza

Resta sullo sfondo la questione da cui tutto è partito: il fallimento strutturale del calcio italiano, l’assenza dalle grandi competizioni, la crisi dei vivai, la governance opaca delle federazioni. Temi reali, urgenti, che meriterebbero un confronto all’altezza. Quello che il duello Renzi-Lotito ha invece prodotto è un campionario di schermaglie personali, accuse di assenze e difese corporative che dicono tutto sullo stato della classe dirigente e nulla sulle soluzioni.

In questo senso, Craxi ha ragione su un punto: “chi punta a indebolire l’altro invece di rafforzare sé stesso finisce per mostrare la propria fragilità.” Il problema è che questa diagnosi si applica, con uguale pertinenza, a tutti i protagonisti della vicenda.