Abbordaggio nel Golfo dell’Oman: i Marines prendono la Touska e Teheran abbandona il negoziato con Washington
La USS Spruance ha forzato la sala macchine di una nave iraniana e i Marines ne prendono il controllo: così, nel Golfo dell’Oman, si materializza la svolta più dura del braccio di ferro tra Washington e Teheran. Sullo sfondo, il nodo irrisolto dello Stretto di Hormuz e dell’uranio arricchito, mentre i negoziati si interrompono e Trump fissa già la data del prossimo round ad Islamabad.
Il sequestro nel Golfo dell’Oman
Donald Trump ha annunciato l’operazione direttamente su Truth Social, con un tono tra il bollettino militare e la dichiarazione di vittoria. La TOUSKA — mercantile battente bandiera iraniana, 275 metri di lunghezza, stazza paragonabile a quella di una portaerei — ha tentato di eludere il blocco navale americano. Il cacciatorpediniere USS Spruance l’ha intercettata e ha intimato l’alt.
L’equipaggio ha ignorato l’ordine. A quel punto, scrive Trump, “la nostra nave li ha fermati immediatamente aprendo un varco nella sala macchine”. I Marines statunitensi hanno preso la custodia del vascello. La TOUSKA, precisa la Casa Bianca, è soggetta a sanzioni del Dipartimento del Tesoro per “precedenti attività illegali”. Cosa ci sia esattamente a bordo, si sta ancora verificando.
Teheran si ritira dai colloqui
La risposta iraniana è arrivata sul piano diplomatico, non militare. L’agenzia di stampa statale IRNA ha annunciato il rifiuto di Teheran di partecipare a un secondo round di colloqui con Washington. Le motivazioni elencate sono precise e rivelano la profondità del fossato negoziale: “richieste eccessive”, “aspettative irrealistiche”, “continui cambi di posizione”, “ripetute contraddizioni” e, appunto, “il blocco navale in corso”.
La notizia ha colto di sorpresa Washington, o almeno così ha voluto far apparire: Trump aveva annunciato appena ore prima che un nuovo ciclo di negoziati si sarebbe tenuto l’indomani. Il vicepresidente J.D. Vance era già in viaggio verso il Pakistan per unirsi alla delegazione americana.
Islamabad e la posta in gioco nucleare
Il teatro negoziale resta Islamabad. Trump ha confermato a Fox News che i suoi inviati Jared Kushner e Steve Witkoff raggiungeranno la capitale pakistana martedì per riprendere i contatti. La posta in gioco è duplice: la riapertura dello Stretto di Hormuz — bloccato dalle forze iraniane con effetti devastanti sui mercati energetici globali — e la rinuncia da parte di Teheran all’uranio altamente arricchito, condizione preliminare americana per qualsiasi intesa.
Trump non ha ammorbidito i toni. Anzi: ha reiterato la minaccia di colpire centrali elettriche e ponti iraniani se l’accordo non verrà raggiunto, e ha alzato ulteriormente la posta annunciando che, in caso di fallimento, l’intero Iran sarà “fatto saltare in aria”. Dichiarazioni che Teheran legge come conferma della propria tesi: trattare con Washington, in questo momento, è impossibile. Il cessate il fuoco, nel frattempo, rimane senza data certa.
