La moda mondiale chiude bene il 2025, lo sportswear guida la crescita e il lusso rallenta
Il 2025 ha consegnato al sistema moda mondiale un bilancio di assestamento: ricavi aggregati in lieve crescita, redditività in calo progressivo dal picco del 2023, Borsa ancora sopra i mercati azionari globali. Il report “Sistema moda mondo” dell’Area studi di Mediobanca restituisce la fotografia di un settore che ha superato la fase post-pandemica ma non ha ancora trovato una nuova traiettoria di espansione.
La ricerca analizza i dati finanziari e l’andamento in Borsa delle 75 maggiori multinazionali della moda con ricavi superiori a un miliardo di euro ciascuna: 39 con sede in Europa, 25 in Nord America, otto in Asia, tre in Africa. Un universo che nel 2025 ha fatturato complessivamente 541 miliardi di euro, segnando un incremento dello 0,9% sul 2024 e un balzo del 32,7% rispetto ai livelli pre-pandemici. Di quei 541 miliardi, il 62% è stato generato dai player europei, il 29% dai nordamericani.
Lvmh in vetta, Prada scala la classifica
La gerarchia al vertice non muta. Lvmh si conferma prima per ricavi con 80,8 miliardi di euro nel 2025, seguita dalla spagnola Inditex — che controlla Zara — con 39,9 miliardi, da Nike con 39,4 miliardi e da Adidas con 24,8 miliardi. I conti del primo trimestre 2026 del colosso francese segnalano già un quadro di sostanziale stabilità: ricavi a 19,1 miliardi, in tenuta a cambi costanti (+1%) ma in flessione a cambi correnti (-6%), in linea con l’andamento medio dei principali operatori del settore.
Tra gli italiani, Prada guida la pattuglia nazionale con 5,7 miliardi di euro di ricavi e si colloca al ventunesimo posto nella graduatoria globale: rispetto al 2019 il gruppo ha scalato dieci posizioni. Oniverse (3,7 miliardi) e Moncler (3,1 miliardi) si piazzano rispettivamente al 37esimo e al 42esimo posto, entrambi in miglioramento rispetto a sei anni fa. Giorgio Armani, invece, registra un arretramento: con 2,3 miliardi di ricavi nel 2025 scende alla 54esima posizione, contro il 46esimo posto del 2019.
Italia prima per numero, Francia per fatturato
Il primato italiano è quantitativo, non qualitativo. Dei 39 gruppi europei del fashion con ricavi superiori a un miliardo di euro, quelli italiani sono 14: nessun altro Paese ne conta altrettanti. Eppure la quota italiana sul fatturato aggregato europeo si ferma al 9%. La Francia, con il 39% del totale, non ha rivali: Lvmh, Hermès, Kering e gli altri grandi gruppi parigini pesano quanto tutte le altre nazioni europee messe insieme. Seguono il Regno Unito con il 14%, la Spagna con il 13% e la Germania con il 12%.
Il dato fotografa una struttura produttiva italiana frammentata, ricca di marchi riconoscibili ma priva di aggregazioni finanziarie paragonabili ai conglomerati francesi. Una debolezza sistemica che il report Mediobanca non commenta ma rende visibile nei numeri.
Sportswear in testa, lusso sotto i massimi
La dinamica dei segmenti racconta trasformazioni di più lungo periodo. Lo sportswear è stato, nel periodo 2019-2025, il comparto più dinamico per crescita di ricavi: +43,5% in sei anni. Il simbolo di questa accelerazione è On Holding, la svizzera specializzata nel running premium, i cui ricavi nel 2025 sono cresciuti di 11,3 volte rispetto al 2019. Il lifestyle, all’opposto, mostra l’espansione più contenuta: +23,1% nello stesso arco temporale.
Il lusso si colloca in una posizione intermedia ma volatile. Nel 2025 ha chiuso con un +36,2% sul 2019, al di sotto però dei livelli massimi raggiunti nel 2023. La redditività delle multinazionali del fashion, pur mantenendosi al di sopra dei livelli pre-Covid, è in progressivo calo dal 2023. In questo scenario, Hermès e Moncler si confermano al primo e secondo posto per marginalità operativa, con un ebit margin rispettivamente del 41,1% e del 29,2%: le stesse posizioni occupate nel 2019, segno di una solidità strutturale che il ciclo non ha intaccato.
In Borsa, la capitalizzazione aggregata delle 75 multinazionali della moda si attestava a 1.100 miliardi di euro a fine marzo 2026. Nel periodo 2019-2025, il rendimento azionario complessivo del settore, dividendi inclusi, è stato pari al +113,9%, contro il +89,7% dell’indice azionario mondiale: un extra-rendimento cumulato di 24,2 punti percentuali che attesta, al di là delle oscillazioni di breve periodo, la capacità del comparto di generare valore per gli azionisti in misura superiore alla media del mercato.
