Assemblea nazionale del popolocina

L'Assemblea nazionale del popolo

Se la geopolitica avesse una regia teatrale, Pechino ne avrebbe appena firmato il capolavoro stagionale. Nel giro di pochi giorni, il palcoscenico della Città Proibita ha visto alternarsi i due attori più ingombranti della scena globale: prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Non una coincidenza di calendario, ma una coreografia diplomatica studiata al millimetro da Xi Jinping, che smette i panni del comprimario economico per assumere quelli, ben più ambiziosi, di grande regolatore degli equilibri mondiali.

Il messaggio inviato all’Occidente (e non solo) è di una limpidezza disarmante: la Cina non subisce più la storia, la ordina. Nel faccia a faccia con Trump, Pechino ha messo in mostra il suo volto più pragmatico, quello capace di trattare su dazi e rotte commerciali senza però cedere un millimetro sulle “linee rosse” storiche, Taiwan in primis. Il presidente americano cercava la transazione rapida, il successo da spendere sul mercato interno; Xi gli ha concesso il commercio, ma ha trattenuto la politica.

Trump ha fretta, Putin ha bisogno, Xi ha tempo

La vera torsione geopolitica si consuma però sull’asse successivo. L’imminente arrivo di Putin a Pechino – a ridosso del passaggio americano – assume i contorni di un contrappunto perfetto. Se Mosca cerca in Cina l’ossigeno economico e la sponda politica per dimostrare che l’isolamento internazionale è solo un auspicio occidentale, Xi usa la Russia come contrappeso strategico.

Ci troviamo di fronte a un triangolo asimmetrico in cui i tre vertici non hanno lo stesso peso. Trump ha fretta, Putin ha bisogno, Xi ha tempo. La postura della Cina è quella di una potenza che ha superato la necessità di scegliere da che parte stare, preferendo capitalizzare sulle debolezze e sulle urgenze altrui. È il trionfo di una neutralità asimmetrica ed estremamente lucrosa.

Pechino si conferma così il centro di gravità del nuovo secolo: non più solo la fabbrica del mondo, ma lo spazio di mediazione e di pressione in cui si decidono i destini globali. Mentre Washington e Mosca giocano le proprie partite bilaterali, Xi Jinping siede al centro della scacchiera, dimostrando che, nella nuova competizione globale, tutte le strade portano inevitabilmente a Pechino.