Il tesoro nascosto di Messina Denaro: sequestrati duecento milioni in sette paesi tra Europa e Caraibi

Tre anni di indagini coordinate dalla procura di Palermo portano all’arresto di Giacomo Tamburello e dei familiari in Spagna, con beni congelati da Andorra alle Cayman.

Il tesoro nascosto di Messina Denaro: sequestrati duecento milioni in sette paesi tra Europa e Caraibi

Due collaboratori di giustizia hanno aperto la porta. La loro testimonianza – una percentuale fissa su ogni carico di droga – ha orientato l’indagine verso Giacomo Tamburello, il narcotrafficante trapanese che fungeva da cassaforte vivente per il patrimonio di Matteo Messina Denaro.

L’operazione, coordinata dalla procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia, si è chiusa dopo tre anni con tre arresti e il congelamento di beni per oltre duecento milioni di euro distribuiti in sette giurisdizioni: Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera, Montecarlo, Libano e le isole Cayman.

Il metodo: seguire il patrimonio

L’intuizione investigativa che ha guidato la Guardia di finanza non era quella tradizionale del pedinamento o dell’intercettazione: era quella contabile. Tracciare i capitali accumulati da chi operava nell’orbita di Messina Denaro.

Tamburello, descritto dagli inquirenti come figura molto vicina al boss di Castelvetrano, era già sottoposto agli arresti domiciliari in provincia di Trapani quando è scattata la misura cautelare. Ex moglie e figlio sono stati fermati in Spagna su mandato internazionale. La rete era transnazionale; lo erano anche le indagini, sviluppate in stretto coordinamento con le autorità giudiziarie e investigative di più paesi.

I pentiti e la quota del dieci per cento

Il contributo dei due nuovi collaboratori di giustizia si è rivelato determinante. Entrambi hanno riferito di un meccanismo consolidato: il dieci per cento di ogni carico di droga trasportato nella rete del narcotraffico gestita sotto l’egida di Cosa Nostra confluiva nelle casse di Matteo Messina Denaro.

Una percentuale che, nel corso degli anni, ha prodotto un patrimonio di proporzioni straordinarie, poi disseminato in strutture finanziarie offshore progettate per rendere difficile qualsiasi ricostruzione. La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha impiegato tre anni per ricostruire l’architettura di questo sistema.

Le reazioni istituzionali

Da Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno espresso “profonda soddisfazione” per l’operazione, annunciando che le liquidità sequestrate “potranno essere ripartite tra le amministrazioni competenti già dal prossimo anno”, con destinazione prioritaria al “potenziamento dell’azione delle forze di polizia” e al “rafforzamento dei presidi di sicurezza nelle stazioni ferroviarie”. La nota di governo inquadra il risultato come “l’ennesimo duro colpo assestato, durante questo governo, alla mafia”.

Più netta la voce della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo: “L’operazione rappresenta un risultato di straordinaria importanza nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e ai circuiti finanziari alimentati dal narcotraffico e dal riciclaggio internazionale”.

Colosimo ha ricordato che l’attività investigativa, “sviluppata attraverso una complessa cooperazione tra diversi Paesi, testimonia l’elevato livello di professionalità, competenza e determinazione degli investigatori”. La chiosa è affidata a una formula che vale come bilancio dell’intera operazione: “Oggi è un grande giorno per tutti, tranne per i mafiosi”.