Tania Terrin, l’ex compagno denunciato da quattro donne prima dell’omicidio
Dino Keber, 43 anni, aveva ricevuto a giugno un provvedimento della Questura di Venezia. Dopo il delitto si è impiccato nella sua abitazione di Dolo.
Tania Terrin
Dino Keber era già stato ammonito dal Questore di Venezia. Un provvedimento adottato a giugno dopo le violenze denunciate da Tania Terrin, la 39enne che a Ferragosto è stata strangolata nella sua casa di Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno, poi suicidatosi a Dolo. Non era un uomo sconosciuto alle forze dell’ordine: prima di Tania, altre tre ex compagne lo avevano denunciato.
A giugno il Questore di Venezia aveva emesso nei confronti dell’uomo un ammonimento per le violenze denunciate dalla donna, mentre dal provvedimento risultano altre tre querele presentate da precedenti compagne, nel 2002, 2010 e 2021. Le tre denunce erano state successivamente ritirate e quindi archiviate.
La ricostruzione della vicenda è ora affidata agli accertamenti degli investigatori. Ma il quadro emerso nelle ore successive al delitto comprende una sequenza di segnalazioni, aggressioni e comportamenti persecutori già portati all’attenzione delle forze dell’ordine. La madre di Tania, Mariella Forner, ha raccontato che la figlia aveva denunciato Keber dopo un’aggressione avvenuta ad aprile, quando l’uomo le avrebbe stretto le mani intorno al collo fino a farle perdere i sensi.
La donna ha inoltre riferito che il rapporto era segnato da continui tentativi di separazione e riconciliazione. “Stavano insieme da due anni circa, era un rapporto turbolento. Si erano lasciati e ripresi molte volte”, ha raccontato al Corriere del Veneto. Secondo la madre, dopo la prima aggressione Keber avrebbe continuato a cercare la figlia con messaggi, telefonate, scenate di gelosia, controlli del telefono e pedinamenti.
Il provvedimento della Questura
L’ammonimento emesso dal Questore a giugno assume un rilievo centrale nella ricostruzione della vicenda. Dal provvedimento, secondo quanto appreso in ambienti investigativi, risultano infatti anche le tre querele presentate negli anni da precedenti compagne di Keber: la prima nel 2002, le altre nel 2010 e nel 2021. Tutte erano state ritirate dalle denuncianti e successivamente archiviate.
La madre di Tania sostiene che le segnalazioni complessivamente presentate nei confronti dell’uomo fossero ancora più numerose. “Lo abbiamo denunciato sette o otto volte, tre io, tre lei dai carabinieri e due o tre anche suo padre”, ha riferito. Il dato dovrà essere verificato attraverso gli atti delle diverse forze dell’ordine intervenute nel tempo e non coincide necessariamente con il numero delle querele formalmente registrate.
Al centro del racconto della donna c’è anche la questione delle misure di protezione. “C’è stato anche l’ammonimento del questore. Tania si era convinta a querelarlo dopo i fatti accaduti ad aprile”, ha spiegato. La madre ha poi sollevato il tema del braccialetto elettronico, sostenendo che Keber non fosse stato sottoposto a questa misura. Non sono stati resi noti, sulla base degli elementi forniti, i dettagli del provvedimento con cui le autorità avevano valutato le misure applicabili all’uomo.
Le minacce usate per ricattarla
Secondo la madre, Keber avrebbe più volte utilizzato minacce di suicidio per condizionare la figlia. “Da tempo si era costruito un cappio con una corda e tutte le volte che mia figlia lo lasciava, glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso”, ha raccontato Mariella Forner.
La donna ha riferito anche di un tentativo di confronto con la madre di Keber. “Mi ha detto: ‘Tua figlia deve trovare la forza di allontanarlo. Perché mio figlio non ce la fa’”, ha raccontato. Secondo la madre di Tania, la famiglia dell’uomo conosceva le difficoltà della relazione e le attribuiva tuttavia responsabilità che la donna respinge.
Il racconto della madre colloca così la vicenda dentro una relazione caratterizzata da ripetute rotture e riavvicinamenti. Dopo le aggressioni, secondo la ricostruzione, Keber si sarebbe allontanato per periodi brevi per poi tornare a cercare Tania. La donna, ha spiegato la madre, lo avrebbe più volte perdonato.
Le ultime ore prima dell’omicidio
Il 14 agosto Keber si trovava a Rimini con alcuni amici e avrebbe iniziato a contattare Tania con una serie di telefonate e messaggi. “Mia figlia mi ha detto, l’indomani, che non aveva potuto chiudere occhio perché Dino non la mollava”, ha raccontato Mariella Forner.
Il giorno di Ferragosto madre e figlia hanno trascorso insieme parte del pomeriggio. Tania aveva detto di pensare a una festa per la sera. “Mamma, forse vado a una festa alle 18, con una ventina di amici”, le avrebbe detto. In realtà rimase nella propria abitazione.
Secondo la madre, Keber era tornato da Rimini e potrebbe aver raggiunto Tania a casa con un pretesto. L’ultimo accesso della donna a WhatsApp risale alle 23.45 di quella sera. Il mattino successivo i messaggi inviati dalla madre sono rimasti senza risposta.
Nel pomeriggio, tra le 17 e le 18, Mariella Forner è andata a casa della figlia. Ha bussato senza ottenere risposta, ha chiesto aiuto ai vicini e ha chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata da Stra dopo circa venti minuti, secondo il racconto della donna.
La scoperta nell’abitazione
I carabinieri sono riusciti ad accedere all’appartamento passando dalla terrazza di una vicina. La luce era accesa e una finestra risultava aperta. Tania è stata trovata priva di vita sul divano.
La madre ha raccontato di aver intravisto la figlia dall’esterno, senza poter entrare nell’abitazione. “Era seduta sul divano, con il suo bellissimo abito rosso. Era pronta per uscire”, ha riferito. La dinamica esatta dell’aggressione resta affidata agli accertamenti investigativi.
La donna ha riferito inoltre che i carabinieri le avrebbero detto che Tania non presentava segni compatibili con una difesa. “Temo le abbia stretto le mani al collo sorprendendola di schiena”, ha aggiunto. La causa e le modalità della morte dovranno essere definite dagli accertamenti medico-legali e investigativi.
Keber è stato poi trovato morto nella sua abitazione di Dolo, impiccato. L’ipotesi degli investigatori è che si sia tolto la vita dopo aver ucciso l’ex compagna.
Zaia: “Dobbiamo capire cosa non ha funzionato”
Sul caso è intervenuto anche Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, che ha collegato l’omicidio alla necessità di verificare l’efficacia degli strumenti di prevenzione e protezione. “Quello che è accaduto a Camponogara è un fallimento. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza”, ha dichiarato.
Zaia ha richiamato il fatto che Tania aveva denunciato l’ex compagno e che nei suoi confronti era stato adottato un ammonimento. “Di fronte a una tragedia come questa non possiamo limitarci al cordoglio: dobbiamo chiederci che cosa non abbia funzionato e intervenire con ancora maggiore determinazione”, ha aggiunto.
Il caso riporta quindi al centro la verifica delle misure adottate nei confronti di uomini già segnalati per violenze e delle condizioni nelle quali le vittime possono essere concretamente protette dopo una denuncia. La sequenza di precedenti che riguarda Keber — tre querele di ex compagne, una denuncia della stessa Tania e l’ammonimento del Questore — sarà uno degli elementi da esaminare per ricostruire che cosa sia accaduto tra le segnalazioni e l’omicidio.
La vicenda pone anche il tema della tutela delle donne che interrompono una relazione con un partner violento. La madre di Tania, parlando dopo la morte della figlia, ha lanciato un appello radicale alle donne che denunciano: “Devono dire alle donne la verità. Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno”. Una posizione maturata dopo la perdita della figlia, mentre resta da chiarire attraverso gli atti giudiziari quali misure fossero state richieste, valutate e adottate prima dell’omicidio.
