A Bari il primo microscopio quantico in Italia che riconosce i tumori
Il Politecnico e l’Università di Bari hanno installato nel laboratorio PolySense Lab il primo microscopio infrarosso a laser a cascata quantica attivo in Italia, un macchinario da 450 mila euro capace di individuare le cellule tumorali analizzando l’impronta chimica dei tessuti. L’apparecchiatura, prodotta dalla multinazionale Bruker Corporation, consente di distinguere i campioni sani da quelli patologici senza fare ricorso ai tradizionali coloranti o reagenti chimici.
Analisi molecolare senza reagenti chimici
Il sistema opera attraverso la scansione della composizione chimica del materiale biologico, rilevando la firma molecolare specifica di ogni matrice analizzata. Nelle procedure istologiche standard, il campione richiede tempi di preparazione legati alla fissazione e alla colorazione chimica per evidenziare le alterazioni della struttura cellulare. La tecnologia a cascata quantica elimina questo passaggio, proiettando impulsi laser nell’infrarosso che identificano la natura delle molecole senza alterare lo stato del tessuto.
L’integrazione con algoritmi di intelligenza artificiale permette di elaborare le informazioni spettrali in tempo reale, confrontando i dati rilevati con i profili chimici delle patologie note. Il sistema supporta la classificazione automatizzata delle alterazioni metaboliche e trova applicazione primaria nella diagnosi del tumore della prostata.
“Fra le applicazioni principali per cui andremo ad utilizzare questo microscopio c’è sicuramente l’analisi di campioni istologici per cercare di aiutare il patologo nella definizione di una tipologia di malattia, quindi non solo su un’analisi di carattere morfologico, sulla forma, che è il tessuto, ma anche cercando di dargli delle informazioni chimiche su quello che c’è all’interno del tessuto stesso”, ha dichiarato Andrea Zifarelli, ricercatore dell’Università di Bari.
Sinergia accademica e scenari operativi
L’installazione presso il PolySense Lab – struttura di ricerca condivisa dal Dipartimento Interuniversitario di Fisica dell’Ateneo e del Politecnico di Bari – colloca il polo pugliese all’avanguardia nella diagnostica fisica applicata alla medicina. L’investimento di 450 mila euro rientra nei programmi di potenziamento delle infrastrutture scientifiche per la caratterizzazione avanzata dei materiali biologici.
L’affiancamento del dato chimico alla consueta osservazione morfologica consente ai reparti di anatomia patologica di ridurre i margini di errore nell’esame dei campioni dubbi. Non sono ancora stati resi noti i tempi necessari per il completamento della fase di taratura clinica e l’eventuale introduzione del protocollo nella routine ospedaliera del servizio sanitario.
