Bilancio Ue, niente accordo. Michel: “Negoziato difficile”

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21 febbraio 2020

Nessun accordo sul bilancio Ue. Dopo la seconda giornata del vertice straordinario dedicato al quadro di bilancio pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea, tra i capi di Stato e di governo appare infatti ancora lontano un’intesa, dopo la nottata di consultazioni bilaterali condotte dal presidente della Ue Charles Michel. “Nonostante negli ultimi giorni abbiamo lavorato molto duramente per raggiungere un accordo sul bilancio Ue, sfortunatamente oggi abbiamo dovuto constatare che serve più tempo – ha detto Michel -. Questo è un negoziato molto difficile, specie dopo la Brexit, che ha creato un ‘gap’ finanziario fra i 60 e i 75 miliardi di euro. Abbiamo cercato di riconciliare le diverse opinioni e preoccupazioni, i diversi interessi attorno al tavolo, ma abbiamo bisogno di più tempo. Vedremo in futuro se è possibile trovare un accordo, arrivare all’unanimità”. Di certo la prossima riunione dei Consiglio europeo sarà dedicata al bilancio pluriennale, ma come ha evidenziato lo stesso Michel, “occorrono ora delle consultazioni informali nei prossimi giorni e settimane” con i leader del Ventisette.

In soldoni, Austria, Danimarca, Olanda e Svezia, i cosiddetti quattro paesi rigoristi, non vogliono assolutamente che il bilancio pluriennale superi il tetto di spesa dell’1,0% del reddito nazionale lordo complessivo dell’Ue, la Commissione Ue ha proposto l’1,11% del Rnl, pari a 1.134 miliardi, il Parlamento europeo vorrebbe l’1,3% (1.324 miliardi), mentre Michel ha messo sul tavolo una proposta negoziale dell’1,074% pari a 1.094 miliardi. In più, con il sostegno della Germania, i quattro paesi rigoristi, chiedono di poter mantenere per i prossimi sette anni gli “sconti” sui propri contributi nazionali al bilancio comunitario che erano stati loro concessi in passato, sulla falsariga del “rebate” (rimborso parziale) ottenuto per il Regno Unito da Margareth Thatcher negli anni ’80.

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“Capisco – ha continuato il presidente del Consiglio europeo – che ogni Paese abbia i suoi specifici interessi e preoccupazioni; dobbiamo tenerne conto per avere una posizione comune. Stasera non è stato possibile. Dovremo continuare con un dialogo rispettoso perché sia possibile” ha osservato, rilevando che sono state comunque registrare importanti “convergenze”. “Sono convinto – ha sottolineato ancora Michel – che questa riunione, durata tante ore, sia stata utile e necessaria; ha permesso di dare più chiarezza, di capire quali erano le posizioni degli uni e degli altri. E questo ci consentirà di trarre le conseguenze, di analizzare le posizioni espresse, perché in futuro possano aumentare le possibilità di successo”. “Come diceva mia nonna – ha concluso Michel – per riuscire bisogna provarci”.

“I capi Stato e di governo sono rimasti qui per 48 ore, ma non ci siamo ancora. Però siamo sulla buona strada”, ha osservato, da parte sua, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Sul principio delle ‘risorse proprie’ – ha spiegato la presidente della Commissione – c’è una grande apertura da parte dei Ventisette, ma rispondono in modo diverso riguardo a quale tipo di risorsa propria utilizzare; per esempio se un prelievo sulla plastica non biodegradabile o sulle quote di emissione del sistema Ets. Bisogna anche vedere se certi introiti sono già stati integrati nella pianificazione nazionale degli Stati membri. Ma in ogni caso – ha sottolineato von der Leyen – gli Stati membri sono d’accordo sull’importanza delle risorse proprie, che sono molto importanti anche per il Parlamento europeo. Questo bilancio ha suoi problemi, ma le risorse proprie – ha indicato – potrebbero fornire una soluzione adeguata”.

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In questo vertice, ha continuato la presidente della Commissione, “per la prima volta abbiamo potuto discutere in maniera dettagliata a approfondita su ciascuna politica europea, con le posizioni di tutti gli Stati membri esposte in modo molto concreto”. Quella di questi due giorni, insomma, nonostante l’insuccesso, è stata “una tappa estremamente importante, e inevitabile”, ha concluso von der Leyen. Senza giri di parole la cancelliera tedesca, Angela Merkel: “Le differenze di posizione sono troppo ampie per un accordo e abbiamo sospeso il vertice”, aggiungendo che “non è stato chiaramente indicato quando ci rivedremo, questo è un lavoro che spetterà al presidente della Ue Michel”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, s’è detto “dispiaciuto per non essere riusciti a trovare un accordo, abbiamo difeso Pac, regioni ultraperiferiche, difesa e spazio digitale, cioè le nuove priorità Ue”. “Non c’era unanimità per l’ambizione – ha proseguito – lavoriamo nei prossimi mesi per un accordo”.

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