Caccia alla poltrona di Di Maio, ma il capo politico non vuole abdicare

Caccia alla poltrona di Di Maio, ma il capo politico non vuole abdicare
Luigi Di Maio
13 gennaio 2020

Non è mai stato un partito, e ora non è più neanche un Movimento. È un caos a 5 stelle dove è in corso un tutti contro tutti per il quale, da un momento all’altro, potrebbe portare a un’implosione senza precedenti. Uno scenario fratricida che accresce la guerra di successione tra chi vuole rimpiazzare Luigi Di Maio, per assumere la guida del MoVimento Cinque Stelle. La conquista di poltrone ha mandato alle ortiche ideali e buoni propositi che per anni hanno dato linfa alle piazze. E così, ora sembra essere arrivato il tempo della resa dei conti. Di Maio è sempre più isolato dalla base, da senatori e deputati e perfino da suoi ex fedelissimi come l’ex ministro della Salute, Giulia Grillo, che tuona: “O Di Maio lascia o io me ne vado”. Davide Casaleggio trema, perché abdicando il ministro di Pomigliano d’Arco, il figlio dell’ideatore del movimento rischia di mandare in bancarotta la Casaleggio & C. in queste ore come mai nel mirino di parlamentari e attivisti grillini per discusse quote e consulenze. Come dire, niente più affari senza Di Maio capo politico. E tra poco più di due mesi, in tal senso, arriveranno i primi segnali. In primavera, infatti, ci saranno gli stati generali del M5s. Un congresso, in sostanza, dove lo scontro è assicurato tra chi vuole, per dirne una, portare il Movimento al dialogo con il campo progressista, bocciando di conseguenza la “terza via” di Di Maio e chi vuole togliere il partito dalle mani dell’ex vice premier.

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I cantieri, da tempo sono aperti. Chiara Appendino, intanto, si sfila dal tandem con Di Maio al vertice del M5s per limitare il potere del capo politico: “Sono concentrata su Torino”. È in prima linea, invece, Paola Taverna, una delle donne più potenti del mondo grillino, pronta a spostare gli equilibri proprio agli stati generali di marzo per sostituire il ruolo del capo politico con un organo collegiale ampio di cui punta a farne parte. E se le cose dovessero andare male, per contarsi. Così, d’altronde, nascono le correnti. Alle spalle della romana verace, ci sarebbe Beppe Grillo, stufo della “terza via” di Di Maio e dei suoi insuccessi. Come, lo stesso Grillo, scommette pure su Roberto Fico, relegato a suo tempo da Di Maio a occupare il più alto scranno di Montecitorio proprio per “tappargli” le ali. È opportuno ricordare che la Taverna è stata tra le più feroci accusatrici di Di Maio ed è tra le tifose più sfegatate della stabilità di governo e della legislatura, fatto che sta molto a cuore al comico genovese. Ed è qui che si inserirebbe l’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, con il suo nuovo progetto politico “Eco”, ecologista e di sinistra. Col tempo, tornando invece alla Taverna, è diventata meno aggressiva ed è l’unica, forse, se si votasse sul web, in grado di non soccombere all’onda Dibba.

E proprio con il rivoluzionario pentastellato, arriviamo a un’altra galassia 5stelle. Universo a cui sempre più fa parte Gianluigi Paragone, “cacciato” dal M5s e pronto a togliere dalla scena politica Di Maio proprio a fianco di Alessandro Di Battista. Lo dice lo stesso senatore, ex simpatizzante leghista, che vede un futuro politico con Dibba: “Sicuramente dobbiamo mettere in piedi qualcosa di culturale rispetto alle posizioni di un tempo del M5s, essere ancora antisistema”. Paragone poi accenna: “Pensiamo a un gruppo di lavoro, che trova nelle pagine social un elemento di condivisione”. E anticipa che “magari daremo vita a uno spettacolo teatrale che spieghi il perché di certe cose”. Va da sé che la nuova leadership corale del Movimento si porta dietro un effetto collaterale non banale: se Di Maio non sarà più capo politico, ad esempio, non potrà nemmeno essere il capo delegazione a Palazzo Chigi del M5s. Ruolo che per molti calza a pennello per Stefano Patuanelli, attuale titolare del Mise, volto moderato e molto stimato tra i parlamentari.

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Patuanelli “piace a tutti”, affermano fonti 5stelle e potrebbe funzionare anche in una leadership più collegiale. Era stimato dai leghisti, quando era capogruppo al Senato, ed è amato anche dal Pd, il titolare dello Sviluppo economico. In questo caos, non mancano certo gli irriducibili sostenitori del cerchio magico di Pomigliano d’Arco. E tra i più accreditati, c’è il viceministro M5s, Stefano Buffagni, che parla di “avvoltoi in giro” e di “non vedo leadership alternative all’orizzonte”, ricordando che “con la guida di Di Maio abbiamo stravinto le elezioni del 2018”. Ma omettendo che in poco più di un anno e mezzo il M5s ha perso oltre il venti per cento di consensi e personalmente Di Maio, dalla nascita del governo giallorosso, ha oltre 30mila followers in meno sui social. E qualcosa dovrà significare, dato che la Rete è stata sempre la via maestra per i pentastellati. Tuttavia, per Buffagni, “penso che la linea di comando debba essere chiara, se si è troppi a comandare nasce il caos. Qualcuno deve avere la responsabilità delle scelte”. Parole che sembrerebbero allungare la lista degli “avvoltoi”.

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