I Casamonica e altri, egemonia di malavita romana che fu

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20 novembre 2018

La prossima settimana verrà abbattuta una villa dei Casamonica e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha chiesto di poter dare “il primo colpo di ruspa”. Il presidente dell’associazione antimafie daSud Danilo Chirico rispetto all’operazione di sgombero di diverse villette del clan malavitoso ha spiegato: “Era ora, così si utilizzano le ruspe: non come strumento di negazione dei diritti, contro i migranti e i più deboli, ma come strumento reale di contrasto delle mafie sul territorio”.

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Il motto che rimbalza sui media, che si legge in sottotraccia, è mlto romano e altrettanto definitivo: “La pacchia è finita”. Lo dice Salvini e lo ribadiscono in tanti, dentro una giornata cominciata alle 5 di mattina e che segna una vittoria per la cosiddetta ‘Squadra Stato’ che si attendeva da decenni. Se è vero che da almeno 40 anni c’erano quegli insediamenti abusivi in via del Quadraro. Ed allora la memoria torna al luglio scorso quando i carabinieri del comando provinciale di Roma rintracciarono qui, tra queste strade che sanno di campagna e sono in mezzo alla città, uno dei 37 arrestati della maxi operazione ‘Gramigna’. Perché non è un caso che in una delle ultime relazioni della Direzione investigativa antimafia si segnalava nel Lazio e a Roma “l’operatività di diverse formazioni criminali ben strutturate”. E subito correvano i cognomi, le casate, i clan di Casamonica, Di Silvio, Spada e Fasciani. Con riferimenti e agganci alle organizzazioni campane, calabresi e siciliane. I Casamonica non sono più i venditori di cavalli – si spiegò all’epoca – nel tempo sono state altre le attività che hanno preso piede. L’usura, le estorsioni, il traffico di droga e il reimpiego di capitali illeciti.

Da segnalare, oltre un anno fa, la confisca di varie auto di lusso, di una villa e terreni in provincia di Roma per un valore di oltre un milione di euro. Poi i sigilli vengono posti su 430 beni per un valore di oltre 4 milioni di euro (tra cui un immobile di tre piani, una villa di pregio e vari terreni nella periferia di Roma) nei confronti di alcuni appartenenti alla famiglia di etnia romanì (rom e sinti) Di Silvio. “Le mappe sono buone per i giornali”, diceva uno degli imputati di ‘Mafia Capitale’. Ma resta che i Casamonica sono storicamente appoggiati all’area di Roma est, metre i Fasciani e gli Spada sono rintracciabili ad Ostia. Nell’operazione Eclissi la Dia di Roma arrivò a sequestrare oltre 30 milioni di euro. Soldi che arrivavano fino a Ladispoli e Cerveteri. Per molti quei depositi così ingenti furono una sorpresa. I ‘giostrai’ non potevano essere così ricchi. Le inchieste del procuratore aggiunto Michele Prestipino, responsabile della Dda di Roma, hanno portato arresti e sequestri in modalità così significativa da spazzare quasi ogni dubbio.

Di qui anche i legami tra i malavitosi romani e quelli delle ‘Ndrine calabresi. Emblematica, in proposito, l’operazione Luna Nera della Guardia di Finanza, che ha colpito nei mesi scorsi la cosca Rango-Zingari di Cosenza. Le indagini, che hanno portato a diversi provvedimenti cautelari ed a sequestri per oltre 16 milioni di euro, hanno svelato come un imprenditore romano, titolare di una società situata sulla via Tiburtina nella cui sede venivano pianificate estorsioni, attività usurarie e di riciclaggio, fosse risultato contiguo, oltre che alla cosca Rango-Zingari, anche ad ambienti di stampo camorristico (clan Senese) e della criminalità romana (Casamonica e famiglia Cordaro di Tor Bella Monaca). L’imprenditore si sarebbe, peraltro, avvalso della cosca di ‘Ndragheta per reclutare ‘agenti di riscossione crediti’, maggiormente convincenti nel caso di ritardi dei pagamenti. Restando sulla Capitale, viene segnalata l’operatività della ‘ndrina Fiarè di San Gregorio di Ippona legata al clan Mancuso presente in varie zone del centro e attiva nell’acquisizione e nella gestione, a fini di riciclaggio, di attività commerciali ed imprenditoriali.

Il territorio laziale rientra nelle mire imprenditoriali di Cosa Nostra, grazie al ventaglio di opportunità di investimento che offre e che spaziano dai settori dell’edilizia – si aggiunge – della ristorazione, delle sale da gioco e dell’agroalimentare. Quest’ultimo ambito rappresenta uno dei business di riferimento delle consorterie, le quali, specie nel sud Pontino, hanno intessuto una solida rete di relazioni. Non solo. Dopo la Banda della Magliana sul mare di Roma arrivarono i Triassi. Dalla provincia di Agrigento, a gestire il controllo dei chioschi e delle attività sul litorale di Ostia, oltre che il traffico di droga e armi, ci sarebbe stata la storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana. I fratelli Triassi sul litorale sono accusati di gestire il traffico di droga e armi che arrivano dalle zone degli stati balcanici.

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Forte, anche per vicinanza geografica, la presenza di famiglie napoletane a Roma, sia nell’hinterland che sul litorale. Secondo una relazione della Dia, permangono immutati gli assetti criminali, perché quello laziale sarebbe il terreno ideale per riciclare denaro e farvi confluire ingenti quantità di stupefacenti. Gli ambiti maggiormente interessati da tali infiltrazioni si individuano nella gestione di esercizi commerciali, anche del centro storico della Capitale, nel mercato immobiliare, servizi finanziari e di intermediazione, gestione di sale giochi, appalti pubblici ed edilizia, nonché da ultimo lo smaltimento di rifiuti. Negli anni è stata accertata l’operatività dei gruppi napoletani Di Lauro, Giuliano, Licciardi, Contini, Mariano, Senese, Moccia, Mallardo, Gallo, Gionta, Anastasio, Zaza, Pagnozzi della provincia di Avellino, Schiavone, Noviello, Zagaria, Belforte, Bardellino della provincia di Caserta. La loro datata presenza – spiega la Dia – è documentata da provvedimenti di sequestro di beni immobili e quote di società, alle quali fanno capo attività economiche.

Tornando al blitz di oggi in ambienti investigativi si sottolinea che le villette non sono solo abusive ma anche allacciate abusivamente alla rete elettrica. Non si piò allora dimenticare il funerale show dell’estate del 2015, quando per le strade del Tuscolano sfilarono le carrozze per le esequie del ‘boss Vittorio’. Il lancio di petali di rose da un elicottero sul corteo funebre e la banda musicale, con le musiche del film “Il Padrino”, sono la scenografia che non ti aspetti. Per anni dall’Anagnina alla Romanina, da Cinecittà al Tuscolano, chi non si piegava alla famiglia subiva ritorsioni. “Qui comandiamo noi”, spiegò uno la mattina di Pasqua al proprietario del Roxy Bar. I processi, gli arresti, i sequestri, le ruspe. Sono tutti scalini di una discesa che i nuovi giovani capi stanno percorrendo, non avendo raccolto gli insegnamenti dei patriarchi così attenti al rapporto con il ‘Mondo di sopra’ e restii allo sfarzo dell’oro, che invece abbonda nei servizi sanitari di di questi ‘Scarface’ sfortunati e sconfitti.

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