Coronavirus in Italia, superata quota di 10mila morti. Torna Borrelli: “Dopo il 3 Aprile? Si valuta”

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28 marzo 2020

Il capo della Protezione civile torna al lavoro, ma non trova tutto risolto. Angelo Borrelli ringrazia subito tutti quelli che gli hanno fatto gli auguri di pronta guarigione, dopo l’influenza che aveva fatto pensare al Covid-19, e poi passa alla lettura di un bollettino che inchioda l’Italia ad una situazione ben difficile da sbrogliarsi in tempi brevi.

Si spiega che 92.472 persone sono risultate ‘positive’. E sono 12.384 le persone guarite, con un aumento di 1.434 unità rispetto a ieri. I deceduti sono 10.023, 889 in più rispetto al dato complessivo alla data di 24 ore fa. “Ad oggi abbiamo trasferito con la CROSS 82 pazienti dalla Lombardia in altre Regioni, 7 in più rispetto a ieri – spiega Borrelli – Questa mattina c’è stato un trasferimento di massa di 6 pazienti a Colonia con l’Aviazione tedesca, voglio ringraziare la Germania per averci messo a disposizione un numero cospicuo di posti in rianimazione, in totale ne abbiamo 12, questo è segno di una grande solidarietà”.

Borrelli ha poi annunciato che per quanto riguarda la call per 500 infermieri volontari, che chiuderà in serata, “ha avuto una risposta notevole, abbiamo ricevuto fino a poco fa oltre 7.714 domande, questa sera contiamo di avere un numero simile a quello che è stato per la call dei medici”. L’assenza in conferenza stampa della intreprete dei segni Lis, per i non udenti, per via di una lieve alterazione febbrile, fa capire che si è sempre in prima linea.

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Rispondendo ad una domanda di Askanews, Borrelli facendo esplicito riferimento al comitato tecnico scientifico, fa capire che le misure di contenimento saranno prolungate. Anche dopo il 3 Aprile. Perché serve “un’attenta riflessione” e bisogna rimanenere attenti a non discostarsi troppo dalla strategia messa in campo che è “coerente con le esigenze e in linea con la garanzia della gestione di contrasto al virus”. E poi “se non fossero state adottate misure così drastiche registreremmo ben altri numeri e le strutture sanitarie che sono in situazione critica in alcune regioni sarebbero in situazione ben più drammatica. Ci saremmo trovati in una situazione insostenibile”.

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