“Un piede nella fossa”, Extinction Rebellion e la sfida sul clima. Gruppo giovanile pronto a disobbedienza civile per salvare la Terra

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21 febbraio 2019

L’umanità ha già scavato la propria fossa e ci ha anche messo un piede dentro. Extinction Rebellion, rete di attivisti per il clima che usa la disobbedienza civile per denunciare l’inazione globale, non ha dubbi: per provare a risollevarsi occorre prendere coscienza che il disastro ambientale è già ampiamente in corso. Extinction Rebellion è un movimento sociale internazionale fondato nel Regno Unito nel 2018, e lanciato a ottobre da Roger Hallam, Gail Bradbrokk e Simon Pramwell dopo la firma di un centinaio di accademici che hanno aderito a un invito all’azione. Dopo le numerose iniziative promosse nel Regno Unito, il movimento sta rapidamente decollando ed è già presente in una decina di Paesi.

Secondo i suoi attivisti, una lettura attenta delle prove scientifiche attualmente disponibili rivela che l’appetito dell’Uomo e la sua impronta sul pianeta hanno condotto la Terra in un’era di estinzione di massa che da cui neppure gli umani sono esenti. E affermare il contrario – è il pensiero di Extinction Rebellion – equivale a negare il riscaldamento terrestre. “L’obiettivo è svegliare davvero le persone in modo che possano diventare consapevoli di questa situazione critica”, ha spiegato Sara Arnold, una designer di 32 anni che è stata coinvolta in alcune campagne nel Regno Unito, come quella che ha parzialmente bloccato la circolazione intorno a un evento della London Fashion Week. “Vogliamo che la gente cominci a digerire la realtà dei cambiamenti climatici”.

I climatologi concordano sul fatto che proseguire con emissioni di gas serra al tasso attuale porterà inevitabilmente ad un insopportabile pianeta “forno”. Ma il parere degli esperti differisce sulla capacità dell’umanità di mettere a punto strumenti sufficientemente efficaci per limitare gli impatti devastanti del riscaldamento globale e provare ad adattarsi. “La gente immagina che troveremo una soluzione, che abbiamo ancora tempo”, ha detto Doug McAdam, professore di sociologia alla Stanford University. Ma “molti non vedono la crisi così com’è”, ha aggiunto. Il problema – secondo gli attivisti di Extinction Rebellion – è che i discorsi su una possibile soluzione, sostenuti dai governi o da alcune ong, sembrano essere pure illusioni, se non persino bugie.

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“La nostra prima richiesta ai governi è che dicano la verità sull’emergenza ecologica”, ha affermato Liam Geary Baulch, un attivista della prima ora di questa organizzazione, nata dall’insofferenza per l’inazione degli attori mondiali nonostante 24 conferenze annuali sul clima delle Nazioni Unite. “Dobbiamo riconoscere che abbiamo fallito”, ha detto la giovane attivista svedese Greta Thunberg, 16 anni, che è diventata il volto della mobilitazione dei giovani in tutto il mondo e che lo scorso ottobre si è recata a Londra per partecipare ad uno degli eventi fondativi di Extinction Rebellion. Allo stesso tempo, la scienza fornisce cattive notizie a un ritmo serrato, con un chiaro messaggio: è anche peggio di quanto si pensi. Eppure Extinction Rebellion segue una strada diversa da quella di altri attivisti per il clima. Innanzitutto, respinge ciò che i suoi sostenitori descrivono come il falso ottimismo delle ong più affermate. Per l’organizzazione occorre lasciarsi travolgere emotivamente dagli avvertimenti scientifici, mentre molti credono che messaggi catastrofici possano spingere le persone ad abbandonare la lotta.

“Dobbiamo piangere le vite che abbiamo già perso a causa dei cambiamenti climatici, umane o meno”, ha commentato Liam Geary Baulch. Un lutto che riconduce alla filosofia del movimento, attraversando un percorso psicologico senza ritorno. “Oggi vedo tutto dalla prospettiva del cambiamento climatico”, ha spiegato Sara Arnold, pronta come i suoi colleghi dell’organizzazione a mettersi in gioco, anche pericolosamente, in linea con le grandi campagne di disobbedienza civile del XX secolo. “La ribellione è giustificata dal fallimento dell’ordine stabilito”, ha precisato la fondatrice di Extinction Rebellion, Gail Bradbrook, in un discorso che ama ripetere all’infinito davanti alle case, le chiese e le università britanniche. “Quando un governo non può proteggere vite e risorse dei suoi cittadini, come nel caso dei cambiamenti climatici, la popolazione ha il diritto di ribellarsi”. askanews

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