Fezzan, la terra di nessuno che complica il sequestro dei due italiani. Strada in salita per i nostri apparati di intelligence

Fezzan, la terra di nessuno che complica il sequestro dei due italiani. Strada in salita per i nostri apparati di intelligence
20 settembre 2016

di Corrado Accaputo

italianirapitiLontana dal tradizionale perimetro di scontro ma non per questo meno insidiosa. La regione libica del Fezzan (foto home), dove ieri mattina sono stati rapiti due dipendenti italiani della Conicos di Mondovì, Bruno Cacace(foto, sx) e Danilo Calonego (foto), è sotto l’area di influenza del governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Sarraj. Di fatto, è terra di nessuno: una vasta distesa desertica, difficile da controllare, contesa da tribù, bande locali e gruppi criminali, nonché possibile nuova oasi jihadista in Libia. Le autorità locali negano la presenza dei militanti del gruppo dello Stato islamico nelle aree in cui è avvenuto il rapimento. E lo stesso sindaco di Ghat, la città in cui operavano i due connazionali e il cittadino canadese preso in ostaggio con loro, si è affrettato a dire che i tre rapiti sarebbero in mano ad “un piccolo gruppo fuorilegge che non ha alcun legame con al Qaida” e i terroristi dell’Isis. Ma nei mesi scorsi, i vertici del Califfato hanno annunciato la creazione di una provincia locale e, secondo alcuni analisti, non sarebbero pochi i jihadisti che avrebbero deciso di spostarsi proprio in quell’area dopo avere abbandonato la loro prima roccaforte, Sirte. Sebbene dunque sia ancora troppo presto per attribuire una matrice precisa ai sequestratori, il pericolo che i due italiani siano finiti o possano finire in mano a gruppi estremisti non è escluso.

Di qui l’esigenza per i nostri apparati di intelligence di chiudere la questione in tempi molto rapidi: un passaggio di consegne complicherebbe non poco il sequestro, attribuendo al rapimento una ben più intricata valenza politica. Con l’Algeria a Sudovest, il Niger e il Ciad a Sud, la minaccia è duplice. Il deserto algerino ospita da tempo organizzazioni jihadiste da sempre vicine o affiliate ad al Qaida nel Maghreb islamico. L’Africa nera è invece la tradizionale area di influenza di Boko Haram. E proprio allo spietato gruppo nigeriano guardano con sempre maggiore insistenza gli uomini del Califfo nero. Un sodalizio, non solo ideologico, che avrebbe effetti devastanti in un continente sterminato e incontrollabile. Un sequestro a scopo di estorsione sarebbe invece, almeno sulla carta, più semplice da gestire, sebbene non dai risultati scontati. La regione è terreno di scontro fra Tuareg e Tebu, che da tempo se ne contendono il controllo e il traffico delle attività illecite. Da circa un anno le due parti hanno raggiunto un fragile accordo di tregua, anche grazie alla mediazione internazionale e al monitoraggio delle truppe francesi che hanno stabilito le loro basi in Niger e Ciad nell’ambito della presenza militare di Parigi nel Sahel. Ma la tensione resta alta e ancor di più lo è da quando anche l’Isis ha preso di mira la regione. I dieci giacimenti di petrolio individuati nel Fezzan fanno gola anche al Califfo al Baghdadi: nella partita a scacchi per la stabilità della Libia, le cancellerie europee ne devono tener gran conto.

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