Giannini tra i premiati dei Nastri d’Argento che celebrano ottant’anni di storia italiana
Giancarlo Giannini
I Nastri d’Argento, che nel 2026 raggiungono l’ottantesimo anniversario dalla loro istituzione nel giugno del 1946, aprono l’edizione con una serie di premi speciali destinati a tre interpreti e a una sceneggiatrice che hanno segnato l’ultima stagione.
Le decisioni dei Giornalisti Cinematografici evidenziano un orientamento che intreccia memoria, continuità e attenzione alle trasformazioni del linguaggio filmico.
Premi e percorsi distinti
A Giancarlo Giannini, Barbara Bouchet e Mariano Rigillo vengono assegnati i primi riconoscimenti annunciati. Tre figure con storie professionali differenti, accomunate da un ruolo centrale nei rispettivi progetti.
Per Giannini il premio riguarda la prova vocale nel film di Giulio Base “Il Vangelo di Giuda”, in cui l’attore sostiene un protagonista privo di volto ma costantemente presente, costruendo un impianto narrativo fondato sull’invisibilità come scelta drammaturgica. Una soluzione che rafforza la struttura del film e valorizza la precisione interpretativa.
Interpretazioni e scelte narrative
Per Bouchet il Nastro rappresenta una deviazione significativa rispetto alla lunga identificazione con la commedia erotica. In “Finale: Allegro” di Emanuela Piovano affronta il tema della vecchiaia e del fine vita attraverso un personaggio che riflette sulle proprie scelte con rigore.
L’interpretazione si distingue per un registro misurato, distante dai codici che hanno definito la sua immagine pubblica. Rigillo, attore con una carriera teatrale di oltre trecento spettacoli, riceve un premio sostenuto dalla Fondazione Claudio Nobis per la sua prova nel film d’esordio di Massimiliano Gallo “La salita”. Restituisce carisma e umanità a una figura ispirata a Eduardo, confermando la capacità di trasferire sullo schermo un patrimonio maturato sul palcoscenico.
Scrittura e dinamiche familiari
Il Nastro d’Argento Siae per la Sceneggiatura va a Giulia Calenda, autrice già premiata in passato e riconosciuta per la capacità di raccontare le dinamiche familiari con attenzione ai passaggi critici.
Il presidente Siae, Salvatore Nastasi, sottolinea la sua attitudine a esplorare equilibri fragili e conflitti che emergono nella quotidianità. Un tratto che ha caratterizzato la sua produzione fin dagli esordi e che continua a definire il suo contributo alla scrittura cinematografica.
