Giovanni Malagò alla guida della Figc: i numeri ci sono, la candidatura ancora no
Giovanni Malagò
Giovanni Malagò non ha ancora firmato. Ma la candidatura alla presidenza della Figc prende forma con ogni ora che passa. A margine della presentazione del concorso ippico di Piazza di Siena — quest’anno alla sua centesima edizione — l’ex numero uno del Coni ha confermato la scelta di attendere il pronunciamento delle componenti federali prima di sciogliere le riserve. La scadenza è mercoledì 13 giugno, termine ultimo per depositare la candidatura e il relativo programma elettorale. Il voto è fissato per il 22.
“Avevo promesso alle componenti che ho incontrato, per correttezza e rispetto, di aspettare che si pronunciassero”, ha detto Malagò. “C’è ancora tanto tempo fino a mercoledì sera”. Parole calibrate, che rispecchiano un metodo collaudato: non bruciare i tempi, non scoprire le carte prima del necessario.
I numeri che contano già
Sul piano dei voti, il quadro che emerge è tutt’altro che incerto. Serie A, Assocalciatori e Associazione Allenatori avrebbero già manifestato il proprio appoggio. A questi si aggiungono possibili convergenze dalla Lega Nazionale Dilettanti. Un blocco che, almeno sulla carta, supera già il 50% dei consensi necessari per vincere al primo turno. Restano da definire le posizioni di Lega Pro e Serie B, le cui dirigenze sono attese nei prossimi giorni a riunirsi per decidere l’orientamento.
La cautela di Malagò, dunque, non è figlia dell’incertezza. È stile. “Oggi è giusto che la scena sia della presidente del Cio Kirsty Coventry, un attestato di stile”, ha detto, ricordando che nelle stesse ore accompagnerà la nuova guida del Comitato olimpico internazionale negli incontri istituzionali con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il dirigente romano sceglie il passo indietro anche quando i riflettori potrebbero puntare su di lui.
Stadi, calendari e il nodo derby-tennis
Dal contesto di Piazza di Siena, Malagò è intervenuto anche sulla polemica che ha animato i giorni scorsi: la sovrapposizione tra il derby romano e gli Internazionali d’Italia di tennis, entrambi ospitati nell’area Foro Italico-Olimpico. Una questione di calendari, prima ancora che di gestione degli spazi. “Da qualche anni il Foro Italico ospita vari eventi. Può succedere, serve buon senso e che non ci si arrocchi su certe posizioni. Spero si acceleri sulla realizzazione degli stadi, così non ci saranno più problemi”.
Il punto, per Malagò, è strutturale: “I calendari sono competenza della Lega Serie A e c’è questo discorso della contemporaneità con il tennis. Speriamo che l’anno prossimo non si sia più in questa situazione”. La soluzione indicata — costruire stadi di proprietà — rimanda a una delle questioni più irrisolte del calcio italiano, dibattuta da decenni e mai affrontata con continuità politica e progettuale.
Buonfiglio avverte il futuro presidente
Nel dibattito si inserisce anche Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, con un messaggio che suona come un mandato già consegnato a chi raccoglierà l’eredità di Gabriele Gravina: “Chiunque prenderà in mano la Figc deve sapere che non sono più procrastinabili decisioni di riforme, tutela e innovazione”. Una pressione chiara, formulata con la cautela istituzionale di chi non entra nella partita elettorale ma ne definisce il perimetro d’azione.
L’agenda è già scritta: riforme dei campionati, tutela dei vivai, governance trasparente. Malagò lo sa. E probabilmente, entro mercoledì sera, saprà anche il resto.
