Governo prende forma: da Salvini a Pd ok per Draghi su fisco, vaccini e Ue

Governo prende forma: da Salvini a Pd ok per Draghi su fisco, vaccini e Ue
Mario Draghi
10 febbraio 2021

Riforma fiscale all’insegna della progressività, nessun aumento delle tasse, impegno per accelerare il piano vaccinale mettendo in cima alle priorità gli insegnanti, modello Genova per la ripartenza dei cantieri e poi riconversione ecologica come occasione per rilanciare l’economia, ma anche scuola e disabili. Il secondo giro di consultazioni è servito a Mario Draghi per illustrare le sue idee per un programma di governo che formalizzerà compiutamente nel discorso alle Camere, un progetto che finora ha riscosso un sostanziale via libera da tutte le forze politiche che si apprestano a votargli la fiducia.

Anche Giorgia Meloni, l’unica con Fratelli d’Italia a restare fuori dal perimetro del governo di unità nazionale, è uscita dall’incontro dicendo che il professor Draghi “potrebbe scoprire che all’opposizione ci sia qualcuno di più leale della maggioranza che già litiga. Noi non siamo d’accordo con la nascita di questo governo ma siamo a disposizione della nazione”. Mentre continua il silenzio del premier incaricato sulla composizione dell’esecutivo, le forze politiche uscendo dagli incontri, in alcuni casi durati più del previsto, hanno rivendicato quasi tutte la sintonia con le proposte illustrate dall’ex numero uno della Bce. Se al primo giro di consultazioni, infatti, Draghi si era limitato ad ascoltare, nel secondo è stato lui, raccontano, a parlare di più e per primo, elencando a volte per titoli le questioni su cui intende concentrarsi.

E forse non è un caso che all’uscita dai colloqui alcuni riferivano che Draghi ha annunciato di avere intenzione di riformare il fisco, ad altri ha escluso la flat tax ma piuttosto ha spiegato di voler rimodulare le aliquote in senso progressivo, senza aumentare le tasse e cercando di aggredire l’evasione fiscale. Mentre con altri ancora ha assicurato che non ci sarà alcuna patrimoniale. E così sia Zingaretti che Salvini hanno potuto “festeggiare” la sintonia con il premier incaricato. Perfino sull’Europa sia il leader della Lega che il segretario dem hanno sottolineato la convergenza di opinioni con Draghi per quanto riguarda l’europeismo e il protagonismo dell’Italia in Ue. Sulla giustizia invece non sembra essersi soffermato più di tanto, riferiscono alcuni partecipanti alle consultazioni.

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A tutti Draghi ha parlato della necessità di accelerare con il piano vaccinale anti-Covid anticipando anche novità importanti dall’Ue sui contratti. “La priorità va data agli insegnanti”, ha spiegato, mentre gli studenti vanno monitorati con una campagna di tamponi a tappeto. Il tutto nell’ottica di ridare alla scuola la possibilità di recuperare i tanti mesi perduti, obiettivo da raggiungere anche con una proroga delle lezioni. Altro tema su cui il premier incaricato ha ottenuto il sostegno della Lega è proprio quello degli insegnanti: “Ha espresso l’esigenza che a settembre non ci siano cattedre scoperte”, ha riferito Salvini, “perfetto. Noi diciamo di stabilizzare i 70mila precari della scuola”. Il leader della Lega non si è fatto scoraggiare più di tanto neanche dalla notizia che il governo Draghi non intende fare la flat tax: “A me basta che ci sia l’impegno a non aumentare le tasse”.

A sancire il suo sì convinto al governo Draghi oggi è tornato a Roma anche Silvio Berlusconi, una presenza apprezzata dal premier incaricato. Il leader di Forza Italia in poche parole ha sintetizzato il senso dell’operazione: “Quello che nasce è un governo che si fonda sull’unità del Paese e delle forze politiche senza preclusione alcuna. La gravità dell’ora impone a tutti di mettere da parte calcoli, tattiche, interessi elettorali per mettere al primo posto la salvezza del Paese”. Italia viva di Renzi ha parlato di condivisione totale con il programma di Draghi, “un programma europeista e un governo di grande sostenibilità ambientale. C’è grande interesse e attenzione alla fiducia che bisogna rafforzare nel paese”, ha spiegato Teresa Bellanova, senatrice di IV, dopo le consultazioni con Draghi elencando altri punti centrali come “far ripartire i cantieri, creare opere pubbliche per il paese, creare lavoro. Aiutare le imprese non con finanziamenti a pioggia ma con un incentivo agli investimenti in modo duraturo”.

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Gli ultimi a incontrare il premier incaricato sono stati i Cinque stelle, alle prese con il loro dissidio interno e in attesa del voto su Rousseau per decidere se sì o no a Draghi, i pentastellati dopo le consultazioni hanno rivendicato che il Mes non è nell’agenda del governo Draghi. Inoltre hanno riferito di aver avuto “assicurazioni” che “oggi più che mai è necessario rafforzare misure di sostegno”, possibilmente di carattere “universale”, leggi reddito di cittadinanza. Infine un punto sul quale pare sia stato proprio Beppe Grillo a spendersi in prima persona, quello del superministero per la transizione ecologica: “Abbiamo insistito sulla creazione di un superministero che coordini tutta l’attività, con investimenti che mettano l’ambiente come filtro attraverso cui esercitare tutta l’azione di governo – ha spiegato Vito Crimi -. Abbiamo avuto rassicurazioni su quale può essere l’assetto istituzionale che può garantire questo approccio: che riguardi il ministero dell’Ambiente, o un accorpamento, o un coordinamento di altro tipo, è un lavoro che ha preso in considerazione”.

Ancora nessun accenno ai nomi dei ministri che faranno parte della squadra di governo, nè da parte del premier incaricato e nemmeno dalle delegazioni. E il messaggio più esplicito su questo aspetto lo ha dato proprio il segretario del Pd, Zingaretti: di nomi “non ne abbiamo in alcun modo parlato e non abbiamo affrontato il tema. Confermo che anche la formula del governo è un’ipotesi che dovrà formulare Draghi alla luce del mandato ricevuto da Mattarella e dalla valutazione che farà sul perimetro della maggioranza e sul programma. Su questo davvero ci rimetteremo e ci rimettiamo alle valutazioni di Draghi che ha ricevuto un incarico esplorativo da Mattarella e non dalle forze parlamentari”.

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Insomma il secondo giro di consultazioni è servito anche a sgombrare il campo dalle polemiche e dagli appetiti dei partiti sulle “quote” nell’esecutivo. Sarà Draghi stesso a decidere chi ne farà parte e poi si confronterà su questo solo con il presidente della Repubblica che lo attende probabilmente non prima di venerdì. Oggi ci sarà l’ascolto delle parti sociali per tutta la giornata. Possibile a questo punto che il giuramento del governo si tenga venerdì o sabato, poi in Parlamento per la fiducia tra lunedì e martedì.

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