Hormuz al centro: Trump sospende attacco massiccio e avvia negoziati con l’Iran

Il presidente americano rivela di aver cancellato un’operazione “disastrosa” e di aver accettato di trattare. Il ministro Araghchi parla di fasi finali solo sul meccanismo di transito con l’Oman.

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Lo stretto di Hormuz

Donald Trump ha annunciato che i negoziati con Teheran inizieranno oggi pomeriggio, dopo aver sospeso all’ultimo momento un’offensiva militare che ha definito la più grande dalla Seconda guerra mondiale. L’ha fatto a bordo dell’Air Force One, citando le richieste di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dello stesso Iran. “Avevamo preparato un attacco che sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale e sarebbe stato disastroso”, ha dichiarato il presidente. “Eravamo pronti a partire. La ragione per cui ce lo hanno chiesto è che pensano che ci sia un accordo”. Trump non ha indicato luogo, partecipanti né scadenze, ma ha sostenuto che l’intesa riguarderebbe innanzitutto la riapertura dello Stretto di Hormuz e, in seguito, quella che ha chiamato “denuclearizzazione dell’Iran”.

Pressioni regionali e canale omanita

Il punto sul quale, secondo la Casa Bianca, emergono i segnali più concreti resta lo Stretto, passaggio strategico per le esportazioni di petrolio e gas del Golfo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che i negoziati con l’Oman su un meccanismo per consentire il transito delle navi sono nelle fasi finali e vicini alla conclusione. L’affermazione non equivale a una conferma della versione americana: Teheran non ha annunciato l’avvio di colloqui diretti con Washington né ha dichiarato di aver già accettato un accordo complessivo sulla libertà di navigazione.
 
Restano da chiarire le condizioni. L’Iran ha rivendicato finora un ruolo nella gestione dello Stretto e la possibilità di imporre un pedaggio alle imbarcazioni, posizione respinta dagli Stati Uniti e da gran parte della comunità internazionale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha scritto sui social media che l’Iran deve costringere il nemico a rispettare quanto ha firmato, riferimento apparente al memorandum di giugno naufragato per le diverse interpretazioni sulla riapertura e sulle condizioni della tregua.

Ricostruzioni divergenti e allerta militare

Fonti iraniane hanno contestato la ricostruzione secondo cui Teheran avrebbe chiesto direttamente a Trump di cancellare gli attacchi. Il ministro della Difesa ha assicurato che il Paese resta in stato di allerta e non è né sorpreso né passivo di fronte alle minacce americane. Ancora più incerto appare il capitolo nucleare: Trump lo ha presentato come passaggio successivo a un’intesa su Hormuz, ma Teheran non ha indicato disponibilità ad abbandonare il proprio programma. La formula americana descrive, almeno per ora, un obiettivo negoziale di Washington più che un compromesso già accettato.
 
Un eventuale accordo dovrebbe definire il futuro dell’arricchimento dell’uranio, le verifiche internazionali e le garanzie richieste dall’Iran. L’annuncio ripropone uno schema già osservato nei cinque mesi di conflitto: minaccia di escalation, preparazione o annuncio di nuovi attacchi, poi rinvio per lasciare spazio ai mediatori regionali. I precedenti negoziati hanno prodotto tregue temporanee e il memorandum di giugno, senza risolvere definitivamente né Hormuz né il nucleare. Dopo il fallimento di quell’intesa, gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi e imposto di nuovo un blocco navale contro le navi dirette ai porti iraniani.

Timori energetici e spiraglio limitato

Questa volta la pressione delle monarchie del Golfo sembra aver pesato in modo decisivo. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati temono che un’offensiva contro le infrastrutture energetiche iraniane possa provocare rappresaglie contro impianti petroliferi, porti, basi americane e sistemi di desalinizzazione. La possibile intesa su Hormuz appare il terreno più immediato e realistico, anche perché sostenuta da un negoziato tecnico già in corso con l’Oman.
 
Un accordo sul nucleare richiederebbe invece garanzie e concessioni politiche più complesse.L’annuncio apre uno spiraglio diplomatico, ma la distanza tra la rappresentazione trumpiana di un’intesa “imminente” e la prudenza mostrata da Teheran indica che la trattativa deve ancora superare ostacoli sostanziali. Non sono ancora stati resi noti i dettagli su luogo, composizione delle delegazioni e tempistiche precise.