“I figli della scimmia” porta a Venezia la paternità tra aspettative deluse e legami familiari
Riccardo Scamarcio interpreta Dario, padre di Enrico, un bambino con una grave disabilità, nel film “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia e in sala dal 17 settembre con Medusa. Nel nipote quattordicenne Giacomo, Dario finisce per proiettare il figlio che avrebbe voluto avere.
Il rapporto tra i due nasce attorno a una vecchia Sherco da trial che Dario rimette a nuovo per insegnare al ragazzo a guidare. Giacomo attraversa il passaggio alle scuole superiori e i primi amori; lo zio gli insegna a stare in equilibrio sulla moto, ma il legame che si crea va oltre quelle lezioni. Dario, impegnato ogni giorno nella cura di Enrico, comincia a vedere nel nipote un’altra possibilità di paternità e assume progressivamente il ruolo del padre che avrebbe potuto essere.
Landucci ha raccontato di avere cominciato a pensare al film quando stava per diventare genitore. L’idea nasce anche dalla fiaba di Esopo sulla scimmia che ama uno dei due figli e disprezza l’altro. “Quando aspetti un bambino cominci a immaginarti come sarà, fai delle proiezioni, anche su te stesso, su come sarai tu come padre”, ha spiegato il regista. Da qui il film porta in primo piano lo scarto tra il figlio immaginato e quello reale.
La distanza tra figlio immaginato e figlio reale
Per Landucci, il conflitto nasce proprio dal momento in cui quelle aspettative vengono messe alla prova. Nel film, ha spiegato, “vengono in qualche modo cambiate, forse deluse” e il padre “deve farci i conti”. La questione non riguarda soltanto la disabilità: riguarda il rapporto che ogni genitore costruisce con l’immagine del figlio prima ancora di conoscerlo.
Il regista ha scelto di collocare questa tensione in una “zona grigia”, senza trasformare la disabilità nel solo tema del racconto. “Spero che parli a famiglie con persone con disabilità al loro interno, ma che parli in generale a padri e madri che hanno aspettative legate ai propri figli deluse da prospettive personali”, ha precisato Landucci.
Il punto, per il regista, è il rischio di considerare il figlio non come una persona distinta, ma come il proprio erede. La relazione tra Dario ed Enrico rende concreto questo conflitto: la cura e l’amore restano, ma devono convivere con una paternità che non corrisponde all’immagine che l’uomo aveva costruito.
Scamarcio, che è anche tra i produttori del film, è stato coinvolto dalla sceneggiatura proprio per la complessità del personaggio. Dario non è costruito come una figura soltanto dolente o schiacciata dalla responsabilità. “Il fatto di fotografare un uomo che non riesce a decifrare bene quello che prova, che si muove in maniera maldestra, che non è solo vittima, perché conserva un’ironia, una leggerezza nonostante il peso quotidiano di occuparsi di un figlio con una disabilità grave”, ha spiegato l’attore, è stato uno degli elementi che lo hanno convinto ad accettare il ruolo.
Scamarcio torna alla moto della giovinezza
La moto è anche il principale elemento concreto del rapporto tra Dario e Giacomo. Per girare le scene nei boschi del Piemonte, tra neve e sterrati, Scamarcio ha dovuto imparare il trial con l’ex campione italiano Daniele Maurino. Una disciplina diversa dal motocross che l’attore praticava da adolescente.
“Da ragazzo avevo una Kawasaki KX 125, maggiorata a 180, senza targa, senza assicurazione e non avevo la patente”, ha raccontato Scamarcio. A 15-16 anni andava nelle campagne di Andria a fare cross, cercando percorsi dove saltare. Una passione che non è scomparsa, ma che oggi l’attore affronta con maggiore cautela: “Le moto mi piacciono ancora, ma non me ne compro una perché so di essere spericolato”. Al posto delle moto da cross ha una Vespa 150 del 1960.
Per il film ha invece dovuto confrontarsi con la tecnica del trial. “Con la moto da trial mi sono divertito molto, ma è difficile e anche molto faticoso”, ha raccontato. La disciplina richiede un controllo continuo del corpo: “Non c’è il sellino, quindi devi fare tutto con le braccia e con le gambe”. Dopo le lezioni con Maurino, Scamarcio ha affrontato le riprese nei boschi.
L’esperienza si è conclusa con un piccolo incidente. Dopo avere terminato le scene, mentre riportava la Sherco al punto di partenza, l’attore ha forzato un passaggio e si è bloccato con la schiena. “Questa è stata la ciliegina sulla torta”, ha raccontato sorridendo.
La moto resta però soprattutto uno strumento narrativo. Dario la usa per avvicinarsi al nipote e per accompagnarlo in una fase di passaggio. Le istruzioni sulla guida diventano così parte della relazione tra i due: “La prima cosa che devi imparare è stare in equilibrio. Non devi mai mettere i piedi a terra”, dice Dario a Giacomo.
Un personaggio fuori dal cliché
Il ruolo ha offerto a Scamarcio la possibilità di lavorare su un personaggio lontano dalla rappresentazione convenzionale del genitore alle prese con una grave disabilità. Dario conserva una dimensione ironica e quotidiana, anche quando la cura del figlio condiziona ogni aspetto della sua vita.
Per l’attore, questa scelta rappresentava una delle ragioni principali dell’interesse per il progetto. La sceneggiatura, ha sottolineato, “giocava contro il cliché”. Il film evita quindi di concentrare il racconto soltanto sulla sofferenza e mette in primo piano le contraddizioni di un uomo che ama il proprio figlio ma deve confrontarsi con aspettative che non può realizzare.
Scamarcio ha definito l’esperienza sul set particolarmente coinvolgente anche sul piano personale. “Tengo tantissimo a questo film”, ha dichiarato, spiegando di avere ritrovato, alla visione, la stessa forza percepita durante la lettura della sceneggiatura e le riprese. “I figli della scimmia racconta una storia molto profonda e piena d’amore”.
Nel film, la dimensione familiare riguarda anche il modo in cui gli adulti guardano se stessi attraverso i figli. Per Scamarcio c’è “una grandissima tenerezza nei confronti del fatto di essere genitori”: non soltanto l’amore dei genitori verso i figli, ma anche lo sguardo del regista sui genitori e sulle loro fragilità.
L’attore ha infine raccontato quanto il ruolo lo abbia coinvolto durante la lavorazione: “Durante le riprese mi commuovevo tutti i giorni”. Il film arriva nelle sale italiane il 17 settembre. Nel cast, accanto a Scamarcio, figurano Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Andrea Aggio, Tancredi Naldini, Cristina Odasso e Luigi Diberti.
