Israele nel caos, Netanyahu incriminato grida al golpe. Gantz: “Si dimetta”

Israele nel caos, Netanyahu incriminato grida al golpe. Gantz: “Si dimetta”
Benjamin Netanyhau
22 novembre 2019

Terremoto in Israele: incriminato il premier uscente, Benjamin Netanyhau, per frode, abuso di fiducia e corruzione in tre casi. Per il procuratore generale Avichai Mandelblit, la decisione e’ stata presa sulla base “solo di considerazioni legali e di prove, nessun’altra considerazione mi ha influenzato”. Ma il leader del Likud in tv ha contrattaccato: “Vogliono farmi cadere”, si tratta di “false accuse politicamente motivate” e “stiamo assistendo a un tentato colpo di Stato”. Per poi assicurare: “Continuero’ a guidare questo Paese seguendo la legge. Non permettero’ alle bugie di vincere”. La decisione manda in fibrillazione il Likud e aggrava il caos politico nel quale si dibatte il Paese da oltre un anno. Per legge il premier, a differenza di un ministro, non e’ obbligato a presentare le dimissioni e puo’ mantenere l’incarico, ma dalle opposizioni si moltiplicano le richieste di fare un passo indietro.

“Non c’e’ alcun colpo di Stato in Israele, ma una persona che si arrocca nella sua leadership”, ha duramente risposto Benny Gantz, leader di Blu e Bianco e suo principale oppositore. “Netanyahu stasera ha dimostrato che deve dimettersi e affrontare i suoi problemi legali. Sa anche che le grandi e complesse sfide che Israele deve affrontare richiedono un primo ministro che vi dedichi tutto il suo tempo ed energia”. Per il numero due del partito centrista, Yair Lapid, “non e’ possibile per il primo ministro ordinare attacchi in Siria nella notte e affrontare al mattino Nir Hefetz”, uno dei testimoni nei casi contro di lui. “Se Netanyahu tiene ancora allo Stato d’Israele, fara’ ancora una cosa per questo, si dimettera’”. Secondo un sondaggio mandato in onda da Channel 12, il 46% degli israeliani ritiene che se viene formalizzata un’incriminazione, il premier deve dimettersi; per il 17% invece dovrebbe prendersi un congedo mentre il 30% e’ convinto che debba restare al suo posto. Dal ministero della Giustizia, fonti hanno riferito che il pubblico ministero Shai Nitzan ha privatamente fatto sapere al leader del Likud e premier uscente che la legge non gli impedisce di restare in carica e non lo obbliga a dimettersi, ma non potra’ accettare un mandato per formare un governo.

Proprio stamane, all’indomani della rinuncia da parte di Gantz del mandato esplorativo perche’ incapace di formare un governo, il presidente Reuven Rivlin si e’ appellato alla Knesset, concedendo altri 21 giorni per trovare un’intesa che dia al Paese un esecutivo ed eviti il ritorno alle urne, il terzo in meno di 12 mesi, dopo il voto di aprile e settembre. Chiunque tra i 120 parlamentari eletti potra’ presentare un progetto di governo, dimostrando di avere il sostegno di almeno 61 colleghi. Al centro dello scandalo ci sono tre casi: il caso 1000 riguarda l’accusa nei confronti di Netanyahu di aver accettato regali costosi fino a un milione di shekel (260 mila euro) da parte del miliardario Arnon Milchan e del magnate australiano James Packer in caso di favori e aiuti nell’ottenere visti, agevolazioni e promozione di interessi commerciali; il caso 2000 si riferisce alla ricerca di un accordo con l’editore del quotidiano Yedioth Ahronoth, Arnon Mozes, per avere una copertura mediatica positiva in cambio di una legge che avrebbe limitato il suo rivale, il giornale Israel Hayom, ma l’intesa non e’ andata in porto.

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Il caso piu’ grave e’ il 4000, per il quale e’ stato incriminato per corruzione, l’accusa piu’ pesante. Netanyahu e’ sospettato di aver negoziato tra il 2015 e il 2017, quando era premier e ministro delle Telecomunicazioni, con Shaul Elovitch, azionista di controllo del gigante israeliano del settore, Bezeq; l’obiettivo era ottenere una copertura positiva da parte del sito di notizie ‘Walla!’ in cambio di politiche governative favorevoli agli interessi della societa’ che secondo l’accusa avrebbero fruttato a Elovitch oltre 500 milioni di dollari. Anche Elovitch e sua moglie, insieme a Mozes, sono stati incriminati per corruzione. Netanyahu si e’ sempre proclamato innocente e stamattina in un post su Twitter ha sostenuto che “non c’e’ tribunale in uno Stato moderno e illuminato che abbia condannato per corruzione un funzionario pubblico per aver ricevuto una copertura positiva. Se un’autorita’ per prima adotta questa teoria, rimuovera’ Israele dalla lista dei Paesi avanzati che sostengono la liberta’ di espressione e di stampa”. Ma intanto qualcosa sembra gia’ iniziare a muoversi tra le file dello stesso partito conservatore: “Dobbiamo capire che l’era Netanyahu e’ finita e porta al cambiamento”, ha commentato una fonte. Potrebbe essere l’occasione per Gideon Sa’ar (principale avversario del premier nel partito e unico a candidarsi pubblicamente alle primarie del Likud se e quando si faranno) di farsi avanti, conquistare la leadership e trovare l’intesa con Blu e Bianco per il governo di unita’ nazionale tanto auspicato da Rivlin.

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