L’anti-euro Borghi resiste a Giorgetti: “Svolta moderata, vediamo al congresso”

L’anti-euro Borghi resiste a Giorgetti: “Svolta moderata, vediamo al congresso”
Claudio Borghi, l’economista della Lega
15 febbraio 2020

Nella Lega, anche il più estremo antieuropeista sembra ammainare la bandiera No Euro. Claudio Borghi, infatti, appare sempre più immerso nella scia ‘giorgettiana’ che vira verso un Carroccio moderato, avendo visto fallire il tanto agognato progetto sovranista dopo la sconfitta di Marine Le Pen. E così ora il deputato leghista guarda di buon occhio il premier polacco, Jaroslaw Kaczynski, “che fa delle cose giustissime per certi versi” e che a Bruxelles sta nel gruppo parlamentare dell’Ecr assieme a Fratelli d’Italia. Tuttavia, Borghi non manca di sottolineare ancora le tante distanze tra la Lega e la politica Ue, come la già bocciata, dallo stesso Carroccio, riforma del Meccanismo di europeo di stabilità (Mes) che sta per approdare in parlamento per il voto. E a sentire Borghi, ne vedremo delle belle.

Onorevole Borghi, quella di Giancarlo Giorgetti sembra una convinta svolta moderata della Lega.

Il pragmatismo di Giorgetti non è una semplice soluzione. Certo, ne parleremo in congresso per cui stiamo lavorando. A breve partiranno i dipartimenti che saranno uno spazio di discussione tematica importante per la costruzione dei programmi. Vedremo”.

Senza giri di parole, possiamo considerarla archiviata Lega antieuropeista di Borghi?

“I programmi di decidono nei congressi. Tuttavia, continuo a ripetere che sull’Euro come su altri temi, non si può fare nulla unilateralmente. Il nostro progetto era, auspicando sulla vittoria di Marine Le Pen, mettere insieme azioni politiche per cambiare questa Europa che, com’è noto, non piace a noi della Lega soltanto. Ma, avendo vinto in Francia Emmanuelle Macron, non è andata bene. Di certo, la cosa che ci dispiace tantissimo e che stiamo cercando di risolvere, è la divisione dei partiti che sono totalmente contrari a questa impostazione dell’Europa: Viktor Orban sta nel Ppe, Jaroslaw Kaczynski, che fa delle cose giustissime per certi versi, sta nell’Ecr e noi con Le Pen, nel gruppo ‘Identità e democrazia’ e questo è un gran peccato”.

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A proposito di congresso della Lega. In molti sono convinti che in quella sede emergeranno con forza diverse correnti che già scuotono il partito.

“Rispetto ad altri partiti dove regna l’anarchia, la Lega è un partito molto gerarchico, molto militare, ma dove si discute, e molto. Ma una volta trovata la sintesi, questa diviene la rotta”.

È partito il nuovo tesseramento per la Lega, che aria tira?

“In questo momento, sono davanti a un banchetto a Como proprio per il tesseramento. C’è tanta gente. Ma molti leghisti e non solo, sono imbestialiti per le vicende giudiziarie nei confronti di Salvini. Molta gente ha preso la tessera ed è disgustata. Il sentire comune è: c’è chi ruba e non va a processo e chi, invece, fa il suo dovere e viene processato. Siamo a Como, in una piazza possiamo dire ‘tranquilla’, eppure si percepisce indignazione”.

Al di là del merito della vicenda giudiziaria, non temete il rischio che possa scattare la legge Severino, quindi l’incandidabilità per Matteo Salvini, in seguito a un’eventuale condanna?

“Salvini è molto determinato, sa ovviamente di non aver fatto nulla e che la gente è con lui. In ogni caso, non gli farebbe nessuna paura un’eventuale condanna. Anzi, forse sarebbe un modo per far risvegliare tanta gente. Tuttavia, penso che è stato un gravissimo errore l’arretramento del potere legislativo da quello giudiziario. Non a caso la Costituzione del ’48 aveva immaginato una netta separazione dei poteri, poi nel ’92 c’è stato quello che c’è stato…”.

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