Nagorno-Karabakh, armeni e azeri schierano artiglieria pesante. Armenia: la Turchia ha abbattuto un nostro caccia. Ma Ankara smentisce

29 settembre 2020

E’ proseguito durante la notte il conflitto a fuoco tra i militari dell’Azerbaigian e la sua enclave etnica armena del Nagorno-Karabakh: lo ha reso noto oggi il ministero della Difesa azero, spiegando che le forze opposte hanno tentato di recuperare il terreno perduto lanciando contrattacchi nelle direzioni di Fuzuli, Cebrayil, Agdere e Terter. Ieri altri 26 separatisti del Nagorno Karabakh sono stati uccisi negli scontri con le forze dell’Azerbaigian, portando il bilancio dei militari caduti nei pesanti scontri degli ultimi due giorni a quasi 100 morti. “Ventisei soldati dell’esercito di difesa del Karabakh sono morti”, ha dichiarato in una nota il “ministero della Difesa” dell’enclave separatista, mentre infuriava la battaglia sulla linea del fronte a nord-est e a sud.

Da domenica la forze separatiste del Nagorno Karabakh, sostenuto militarmente, politicamente ed economicamente dall’Armenia, e quelle azere si affrontano nei combattimenti più sanguinosi dal 2016. In precedenza il portavoce del ministero della Difesa armeno, Artsroun Hovhannisyan, aveva dato conto di una “massiccia” offensiva delle forze azere. Il bilancio complessivo a ieri sera è di 95 morti, di cui undici civili, nove azeri e due armeni. Il Cremlino intanto ha chiesto alla Turchia di astenersi dal “gettare benzina sul fuoco” e di lavorare per raggiungere la pace in Nagorno Karabakh, zona contesa tra Azerbaigian e Armenia, dove sono in corso combattimenti che hanno causato la morte di 100 persone da domenica. “Chiediamo a tutti i Paesi, soprattutto ai nostri partner come la Turchia, di fare tutto il possibile per raggiungere un cessate-il-fuoco e una soluzione pacifica del conflitto”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

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La Turchia, alleata dell’Azerbaigian, ha sostenuto sin da domenica Baku, promettendo di appoggiare le posizioni azerbaigiane anche militarmente. Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto appello all’Armenia affinché metta fine all’ “occupazione del Nagorno Karabakh” e ha promesso che Ankara resterà “al fianco” di Baku in ogni modo. Ma Mosca ha detto di esser “categoricamente” contro “tutte le dichiarazioni che sostengono attività militari” e gettano “benzina sul fuoco” e ha chiesto di “mettere fine ai combattimenti il più presto possibile”.

Tuttavia, il ministero della Difesa armeno ha fatto sapere che un F-16 turco ha abbattuto un aereo militare armeno, un Su-25, sul territorio armeno e il pilota del caccia è morto. Il tutto in un momento di duri scontri nella provincia contesa del Nagorno-Karabakh, dove forze contrapposte si stanno combattendo da domenica e si sono verificati già qualcosa come 100 morti. Ma la notizia è stata subito smentita dalla stessa Turchia. “L’accusa secondo la quale la Turchia avrebbe abbattuto un caccia armeno è assolutamente falsa”, ha dichiarato il direttore della comunicazione della presidenza turca Fahrettin Altun. Gli ha fatto eco il portavoe del ministero della Difesa azero Vagif Dyargahly: “Questa informazione è una menzogna in più della propaganda armena”.

Certo è che il riaccendersi del conflitto in Nagorno Karabakh a seguito dell`escalation militare sul confine tra Armenia e Azerbaijan, con le notizie che giungono su morti e devastazione da entrambe le parti, desta grande preoccupazione nella Delegazione italiana presso l`Assemblea parlamentare dell`Osce, guidata da Paolo Grimoldi, che condanna la drammatica spirale di violenza anche ai danni di civili innocenti delle ultime ore e lancia l`appello per un immediato cessate il fuoco, diretto a entrambe le parti. La Delegazione ora più che mai intende sottolineare il ruolo prezioso di mediazione e di deterrenza su entrambe le parti in conflitto che l`Osce ha sempre svolto, anche con la sua presenza fisica nei territori contesi, ed è sicura di un ritorno a breve sul posto del personale dell’Osce, per continuare a garantire, come avvenuto in passato, equilibrio e ragionevolezza nella ricerca pacifica di una soluzione negoziale.

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“E’ ora che in una regione di vitale importanza per la stabilità di tutta l’area centroasiatica e per gli equilibri mondiali come il Caucaso cessi il ricorso alle armi e torni al più presto il dialogo fra Armenia e Azerbaijan”, dichiara il presidente Grimoldi a nome di tutta la Delegazione. Il Presidente intende anche sensibilizzare i capi delle delegazioni di altri parlamenti in ambito Osce ad assumere una posizione comune di condanna della ripresa del conflitto fra Armenia e Azerbaijan e di invito fermo ad un immediato cessate il fuoco e di ritorno al ruolo di garanzia svolto dall’Osce.

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