Niscemi, la frana non si ferma ma la città prova a rialzarsi: si torna a scuola

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La terra continua a muoversi, lentamente, inesorabilmente. Ma la vita, nella cittadina nissena straziata dalla frana, cerca con fatica un nuovo equilibrio. Mentre i vigili del fuoco potenziano i sistemi di monitoraggio della “zona rossa” – l’area a massimo rischio ancora interessata da distacchi – la comunità prova a ripartire. Con le scuole che riaprono i battenti, supportate da team di psicologi, e con il lento, doloroso recupero dei beni dalle abitazioni dichiarate inagibili. Una macchina dei soccorsi che non si ferma, adeguando continuamente le squadre alle richieste dei cittadini, nel tentativo di restituire un’ombra di normalità a chi ha perso tutto.

“Non ci risultano altri crolli di edifici stamattina, ma ci sono porzioni del versante che continuano a muoversi e ci sono stati dei distacchi”. Michele Burgio, dirigente regionale dei vigili del fuoco, traccia un bilancio di precisione chirurgica. La situazione è dinamica, pericolosa. “Una delle valutazioni che stiamo facendo è di potenziare il sistema di monitoraggio delle zone di interdizione, di intervenire nella valutazione della zona rossa”, spiega l’ingegnere. Ogni nuovo movimento del terreno impone una rivalutazione in tempo reale. Un lavoro meticoloso, essenziale per la sicurezza non solo dei residenti a cui viene concesso un temporaneo accesso per recuperare effetti personali, ma anche per le stesse squadre di soccorso e forze dell’ordine impegnate sul fronte.

Dalle case evacuate al recupero dei ricordi

La fase è cambiata. Dopo la corsa contro il tempo per mettere in salvo le persone, ora si cerca di salvare i ricordi. “Dopo una prima fase emergenziale, adesso la domanda dei cittadini, giustamente, è quella di continuare a recuperare altri beni”, ammette Burgio. Una richiesta legittima che non accenna a esaurirsi, alimentando una coda di interventi a cui i pompieri rispondono rimodulando il numero e la specializzazione delle squadre. Un’operazione seguita con attenzione dalla sede regionale, insieme al comando provinciale e al Centro operativo nazionale. La notte scorsa la pioggia è tornata a bagnare la terra fragile di Niscemi, ma senza causare nuovi crolli di palazzine. Un piccolo respiro di sollievo.

I segnali di ripresa, seppur timidi, ci sono. Grazie al lavoro del quarto reggimento Genio guastatori della Brigata Aosta, alcune strade di collegamento sono state riaperte. E da domani, lunedì, le scuole riprendono le attività in presenza. “Domani ripartiranno le attività didattiche – conferma il sindaco Massimiliano Conti – abbiamo già fatto il trasloco dai tre plessi chiusi perché sono nella zona rossa”. Gli alunni degli istituti San Giuseppe, Don Bosco e Belvedere troveranno accoglienza in altri edifici, dichiarati sicuri dopo tutti i controlli del caso, persino sui termosifoni. “Se le scuole riaprono è perché sono in sicurezza”, tiene a precisare il primo cittadino.

Il ritorno in classe e il supporto psicologico

Accanto ai banchi, però, non ci saranno solo insegnanti e compagni. La ripresa della normalità passa anche dal sostegno alla psiche, soprattutto per i più giovani. “Ci saranno delle equipe di psicologi che faranno un giro nelle scuole per un’attività di supporto e verifica”, annuncia Conti. Un primo, fondamentale approccio per elaborare il trauma collettivo. Al fianco degli specialisti dell’Asp di Caltanissetta ci sarà anche Save the Children, già operativa nei giorni scorsi. L’ong stima in oltre 4.200 i minorenni del territorio, molti dei quali vivono momenti di grande paura e incertezza. “Un bambino che ha perso la casa, ha perso la sua normalità ed è disorientato”, sottolineano gli esperti. L’obiettivo è capire i bisogni, individuare possibili traumi legati all’abbandono forzato delle proprie case e delle proprie aule. L’assessorato regionale alla Salute ha previsto un supporto psicologico continuativo non solo per gli studenti, ma anche per le loro famiglie e per il personale scolastico.

“Riportare tutti i ragazzi a scuola significa ridare loro una vita normale, un poco di serenità. Ma non soltanto a loro, ma anche alle loro famiglie”, osserva la prefetta di Caltanissetta, Licia Messina. Un ritmo di vita diverso da quello claustrofobico di questi giorni. L’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia ha lavorato senza sosta per garantire il diritto all’istruzione. “Abbiamo organizzato lo spostamento delle studentesse e degli studenti dei plessi interessati in altri spazi sicuri, con l’obiettivo di consentire la ripresa regolare delle lezioni”, spiega il direttore generale Filippo Serra. Un risultato importante, raggiunto evitando i doppi turni grazie alla collaborazione tra istituzioni e alla disponibilità della comunità scolastica.

La rabbia del sindaco e il dolore dei singoli

In mezzo alla macchina organizzativa, però, bruciano le ferite personali e l’orgoglio di una comunità ferita. Il sindaco Conti, in un video su Facebook, ha affidato una “riflessione personale” carica di stizza: “C’è una cosa che mi dà fastidio: oggi tutti commentano, sono tutti ‘Niscemologi’”. E controbatte con i numeri: “Siamo una comunità di 25mila abitanti. Niscemi e il suo indotto produce un miliardo di euro l’anno. Quindi, chi ci definisce un piccolo Comune prima studi”. Reagisce anche alle voci su presunte case abusive: “Il nostro centro storico è ripreso in una mappa di 300 anni fa”. Invita a parlare di Niscemi “pensando a chi soffre”.

E la sofferenza ha il volto e la voce di Roberto Palumbo, architetto e proprietario di una delle palazzine simbolo di questo disastro, crollata nel precipizio. “Oggi è crollato anche il mio cuore, quella casa era il nostro focolare”, confida al Corriere. Costruita da lui nel 1974 con criteri antisismici, ha resistito “quasi contro la legge di gravità”. Ma alla fine la forza della natura ha avuto il sopravvento. “C’era la nostra vita lì dentro”, ricorda, “se n’è andato un grosso pezzo del nostro mondo”. Sono riusciti a salvare il cane, le foto, le lettere, i quadri. “I mobili no, ma quelli si ricomprano”. Una consolazione magra, di fronte al vuoto lasciato dalla propria storia. È da queste macerie, materiali ed emotive, che Niscemi deve ora provare a risorgere, con la terra che ancora non smette di tremare.