Papa: “Spero in un dialogo fraterno”

17 agosto 2014

La Chiesa Cattolica deve essere “versatile e creativa nella sua testimonianza al Vangelo, mediante il dialogo e l’apertura verso tutti”. Lo chiede Papa Francesco, che oggi ha dettato le regole di un sereno dialogo tra la Chiesa Cattolica e le altre fedi in Asia, tema centrale del discorso ai 68 vescovi di 35 nazioni dell’Asia, riuniti al santuario di Haemi (90 chilometri a sud di Seul) per incontrarlo: un’assemblea inedita e composita, come testimoniavano i tratti somatici tra loro molto diversi dei popoli rappresentati dai presuli, in pratica un Sinodo Continentale riunito attorno al Vescovo di Roma. “Quando guardiamo al grande Continente asiatico, con la sua vasta estensione di terre e le sue antiche culture e tradizioni, siamo consapevoli – ha detto il Pontefice – che, nel piano di Dio, le vostre comunità cristiane sono davvero un ‘pusillus grex’, un piccolo gregge, al quale tuttavia è stata affidata la missione di portare la luce del Vangelo fino ai confini della terra”. Per farlo non non bisogna mai arroccarsi: “Non può esserci dialogo autentico – ha spiegato il Papa – se non siamo capaci di aprire la mente e il cuore, con empatia e sincera accoglienza verso coloro ai quali parliamo”. L’invito all’apertura e lal’accoglienza del Papa si rivolge, nella sua visita in Asia, prima di tutto verso quei Paesi che non hanno relazioni con la Santa Sede.

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“Spero – ha detto Bergoglio – che i Paesi del vostro continente con cui la Santa Sede non ha ancora una relazione completa, non esiteranno a promuovere il dialogo. Non parlo solo di un dialogo politico, ma di relazioni fraterne”.
Il riferimento è certamente alla Cina, ma non solo: ancora non hanno relazioni diplomatiche con la Santa Sede anche la Corea del Nord, il Laos e il Myanmar, mentre il Vietnam ha avviato il percorso che porterà a stabilirle. Dall’aereo che mercoledì scorso lo ha portato a Seul, Papa Francesco aveva inviato un telegramma al presidente Xi Jinping mentre – primo Papa a poterlo fare – sorvolava il territorio della Repubblica Popolare Cinese: “Rivolgo i migliori auguri a vostra eccellenza e ai suoi concittadini e invoco le benedizioni divine di pace e benessere sulla nazione”. Un gesto accolto positivamente a Pechino, dove il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha commentato: “Abbiamo ricevuto le osservazioni di Papa Francesco. La Cina è sempre stata sincera nel migliorare le sue relazioni con il Vaticano e ha sempre fatto sforzi positivi in questo senso”.

Anche padre Mathew Zhen Xuebi, portavoce informale della Associazione Patriottica che in Cina rappresenta una sorta di Chiesa autocefala in perenne conflitto con quella (sotterranea) in comunione con Roma, ha parlato di “un passo in avanti per migliorare la comunicazione”. I cristiani non arrivano in Asia “per conquistare” cercando di sottrarre l’identità, ha detto il Papa, ma come partner per dialogare. La cosa più importante, secondo il Pontefice, è “camminare insieme”. La visita del Papa in Asia, però, non sembra allentare la tensione tra la Corea del Nord e quella del Sud. Pyongyang ha minacciato di colpire da domani “senza pietà” Seul con attacchi preventivi in vista delle esercitazioni militari annuali che la Corea del Nord terrà insieme con unità degli Stati Uniti. Washington e Seul, ha avvertito l’agenzia di stampa nordcoreana Kcna, pianificano “pericolose” prove di guerra nucleare.
Con la Messa conclusiva della sesta Giornata della Gioventù Asiatica, oggi terminerà il viaggio apostolico di Papa Bergoglio. Stamattina Francesco ha battezzato, nella cappella della Nunziatura di Seoul, il signor Lee Ho-jin, padre di uno dei giovani morti nel naufragio del traghetto Sewol.

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