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Cronaca

Quasi 1,8 milioni di rifugiati siriani torneranno nelle loro case. Chi pagherà la ricostruzione?

Cristina Giuliano
Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2018 18:57
Cristina Giuliano
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Quasi 1,8 milioni di rifugiati siriani dovrebbero tornare nelle loro case nel prossimo futuro, secondo i dati che si apprendono dalla Difesa russa. L’Italia – nelle slide proiettate oggi nella sala K. K. Rokossovskovo presso il quartier generale sul lungofiume della Moscova – è il 20esimo Paese per accoglienza dei profughi dalla Siria, con 9.500 persone.

In cima alla classifica presentata da Mosca c’è la Turchia con 3,5 milioni di persone, il Libano con 980 mila, e poi Germania con quasi 700 mila, Giordania, Iraq, Egitto, Inghilterra e Svezia. Il ritorno dei profughi è il primo passo per normalizzare la situazione nel Paese, dopo i passi prospettati al summit di Helsinki tra Vladimir Putin e Donald Trump, puntando ad aprire la strada verso la soluzione della crisi e per il passaggio alla fase che il Ministero della Difesa russa definisce: “non ancora pace, ma ritorno alla vita pacifica”. Un lavoro comunque colossale, visto che la crisi siriana, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, lascia un Paese in ginocchio.

E qui si apre il grande punto di domanda su chi pagherà la ricostruzione. Trump alla conferenza stampa in Finlandia aveva detto chiaramente che “una collaborazione tra gli Usa e la Russia può salvare centinaia di migliaia di vite in Siria”. Mentre Putin ha sottolineato che la Russia e gli Stati Uniti, senza dubbio, possono prendere su di sé la leadership della questione e organizzare la cooperazione per il superamento della crisi umanitaria, aiutando il ritorno dei profughi alle loro case”.

Questo il punto di partenza per la Difesa russa. “Secondo le stime preliminari, più di 1,7 milioni di rifugiati potrebbero tornare nei loro luoghi di residenza nel prossimo futuro”, ha detto il generale Mikhail Misinzev, Capo del Centro di controllo nazionale della difesa della Russia, che ha parlato oggi durante la riunione a porte aperte del Centro di coordinamento congiunto russo, istituito dai ministeri della Difesa e degli Esteri per gestire il ritorno di rifugiati siriani.[irp]

“Ben 76 insediamenti meno colpiti dalle ostilità potrebbero ospitare 336.500 persone, in primo luogo quelle che tornano dal Libano e dalla Giordania”, ha sottolineato Mizintsev.  La prima fase di questo processo, almeno come descritta a Mosca quest’oggi, appare molto rapida. Secondo il generale russo, dal 2011 oltre 6,9 milioni di persone hanno lasciato la Siria, mentre 45 Paesi ne ospitano la maggior parte. “La gran parte dei rifugiati risiede nei paesi confinanti con la Siria: Turchia, Libano, Giordania e Iraq”, ha osservato Mizintsev. La Russia, tra le proposte avanzate agli Stati Uniti in occasione del vertice di Helsinki, avrebbe “proposto di creare un gruppo congiunto per il finanziamento della ricostruzione delle infrastrutture in Siria”. Il rientro dei rifugiati e degli sfollati interni – secondo Mosca – in luoghi di residenza e alloggi temporanei sta diventando un compito prioritario sul cammino verso la creazione di una vita pacifica e il primo ripristino del Paese nel suo complesso.

Alla promozione attiva in questo settore contribuiscono agli accordi raggiunti dai presidenti della Russia e degli Stati Uniti nella riunione a Helsinki, sulla base del quale la parte americana ha inviato proposte specifiche per l’organizzazione del ritorno dei rifugiati ai loro luoghi di residenza permanente. Il pacchetto prevede “lo sviluppo – continua Misinzev – di un piano congiunto per il ritorno dei rifugiati ai luoghi di residenza preconflitto, con priorità ai cittadini siriani in Libano e Giordania, l’istituzione del centro di monitoraggio ad Amman russo-americano-giordano congiunto, così come la formazione di un gruppo simile in Libano. Inoltre, abbiamo proposto di creare un gruppo congiunto per finanziare il ripristino delle infrastrutture della Siria. Le proposte presentate dalla Russia sono attualmente in fase di elaborazione da parte americana”. askanews[irp]

TAGGATO:Donald TrumpgiordanialibanorifugiatisiriaturchiaVladimir Putin
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