Recovery bond, parlamento Ue divide governo. Vertice del 23 decisivo

Recovery bond, parlamento Ue divide governo. Vertice del 23 decisivo
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio
18 aprile 2020

La parola d’ordine è tregua, ma una tregua armata che lascia talvolta il campo a tensioni, polemiche e talvolta a qualche scorribanda delle diverse forze in campo. E` il caso della divisione fra Pd e M5S nel voto sulla risoluzione del Parlamento europeo che sancisce l`esistenza di una maggioranza favorevole ai recovery bond (tasso e garanzie comuni, debito che resta in capo ai singoli Stati membri dell`Ue), mediazione fra gli ultrarigoristi nordici contrari a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito e i Paesi mediterranei che fanno campagna per gli eurobond o coronabond. Pd favorevole, M5S momentaneamente fuori dalla euromaggioranza ma diviso (dieci astenuti e tre contrari, i più ostili al pacchetto elaborato dall`ultimo eurogruppo che contiene, fra le misure anti pandemia, anche il Mes, il cosiddetto fondo salva Stati, ma a condizionalità attenuata).

Saranno i risultati concreti che il premier Giuseppe Conte riuscirà a portare a casa a decidere il destino della tregua: se prevarrà un impegno comune dei partner europei sulle risorse da mettere in campo una intesa si troverà anche nella maggioranza, se la linea dura dei nordici spegnerà la domanda di solidarietà rilanciata ieri in una intervista al Financial Times dal presidente francese Emmanuel Macron, il cammino del Governo italiano si farà più accidentato. Fino al 23 la tregua, comunque, garantiscono fonti di alto livello del Movimento 5 stelle, reggerà sia all`interno che nei rapporti con il Pd. La contrarietà al Mes rimane, e Luigi Di Maio non perde occasione per ribadirlo nelle sue non infrequenti inetrviste e prese di posizione pubbliche: “L’Italia non ha colpe, l`Ue deve capirlo”, dice il ministro degli Esteri.

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“Dobbiamo raggiungere un accordo, non accettare qualsiasi compromesso”, avverte. Sulla stessa lunghezza d`onda Vito Crimi, capo provvisorio del Movimento. “Il Mes è assolutamente inadeguato”, ribadisce. E per il Consiglio Ue “il mandato del presidente Conte è molto chiaro, deve riuscire ad ottenere uno strumento che consenta all’Europa, in maniera condivisa, di affrontare questa crisi: quindi emissione di debito condiviso ma anche bisogna insistere perché la Bce svolga un ruolo molto più incisivo”. Nella maggioranza ma anche nel M5S “c`è una guerra di posizionamento – racconta la fonte stellata – ma come andrà la partita si capirà dopo il 23”. Alessandro Di Battista “per ora sta fuori, ha preso una posizione netta su Ue e Mes e c`è una una parte di deputati più duri sul tema e in sintonia con lui, i quali hanno fatto anche un documento la settimana scorsa, ma al governo ci sono i più moderati”. E nel Movimento “è più forte Conte di Di Maio oggi”.

Il clima interno al Movimento è relativamente tranquillo: “Non vedendoci di persona abbiamo pochi motivi per fare a cazzotti – scherza un deputato di lungo corso – facciamo giusto qualche assemblea video, 160 persone, tutti coi microfoni chiusi, interventi di massimo due minuti…”. Quanto al merito dello scontro sul Mes, “forse il no assoluto – dice – è una posizione eccessiva, se fosse solo sulla sanità lo valuterei, ma deve essere vero che è senza condizionalità, altrimenti è una fregatura colossale e su questo il gruppo parlamentare è unanime. Alla fine forse ci costringeranno ad accettarlo, almeno nel pacchetto, se no dall`Ue non prendiamo niente. Ma il vero tema è che dovresti stampare un po` di moneta”. Quanto alle tensioni col Pd, “non mancano ma quando c`è battibecco alla fine vuol dire che le cose sono tranquille. Ci sono tutte le nomine da fare nelle partecipate, il Governo è stabile”, giura il deputato stellato.

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Quanto avvenuto a Strasburgo non sembra impensierire più di tanto nemmeno il Pd, che resta fedele alla “tregua” ottenuta dal premier Giuseppe Conte fino al 23. Solo il capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marcucci si dice “molto perplesso” della linea tenuta dai pentastellati, mentre il segretario Nicola Zingaretti non apre il fronte di polemica interno, sottolineando che “il Parlamento Europeo aiuta l’Italia” e “la destra italiana no”. Del resto, fa notare un esponente Dem, “non può essere una risoluzione al Parlamento europeo a rappresentare il banco di prova della maggioranza. Aspettiamo il 23, vediamo cosa viene fuori e poi si vedrà”.

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