Reddito di cittadinanza, ecco perché è fallita la misura grillina

Reddito di cittadinanza, ecco perché è fallita la misura grillina
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
19 ottobre 2021

Tutti da mesi sono convinti che va rivisto. Addirittura ne è consapevole lo stesso MoVimento Cinquestelle che l’ha partorito. Ma finora, nessuno mette mano per rendere meno sprecone e inicuo sul Reddito di cittadinanza. Anzi, a sacrificarsi per rimpinguare i 200 milioni di euro destinati a coprire le spese residue del 2021 della misura di sostegno, saranno i lavoratori che aspirano ai congedi parentali come ai pensionamenti anticipati, chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo e chi svolge attività definite gravose. Insomma, da due anni a oggi si va avanti sborsando soldi degli italiani per un ammortizzatore sociale che da più parti ne è stato certificato il flop rispetto allo spirito con cui è stato concepito. Per avere una dimensione concreta di quanti soldi parliamo, usiamo le stesse parole dell’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, più che titolato in materia: “Ogni mese che passa sono 700 milioni o parte di essi che vanno sprecati o che non vanno nella giusta direzione”. Se poi pensiamo che questa misura di sostegno è gestita da una serie di enti che spesso fanno acqua da tutte le parti, per gli italiani oltre il danno c’è anche la beffa. Eloquente la Corte dei conti che in un suo spietato rapporto di un paio di settimane fa ha evidenziato che i centri per l’impiego sono un vero e proprio fallimento e che in essi manca “l’organizzazione”.

Per evitare di scivolare nella demagogia spesso materia della politica, appare opportuno ricordare cosa recita lo stesso decreto che ha dato vita al RdC nell’aprile 2019: “… misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza…”. Ed è qui che casca l’asino, proprio per la “misura fondamentale di politica attiva”. Ovvero la vera misura che ha fatto sancire il fallimento del RdC, in quando ad aggravare a breve la disoccupazione saranno anche i circa tremila navigator (la genialata dell’amico di Luigi Di Maio, l’americano prof. Parisi) a cui scadrà il contratto di collaborazione il prossimo 31 dicembre con Anpal Servizi (Agenzia nazionale per le politiche attive). Il flop della misura di sostegno è già scritto nello stesso provvedimento che l’ha decretato, ovvero che nello stesso RdC non può essere ricompreso per un verso il sostegno alla povertà, per altro verso il sostegno al lavoro. Per il resto, cifre disastrose inconfutabilmente confermano non solo che la disoccupazione non è stata scalfita dalla “misura fondamentale di politica attiva” ma in merito ai posti di lavoro effettivamente creati per mezzo dei navigator regna un mistero.

Cifre prodotte da una macchina burocratica farraginosa, qual è l’Anpal Servizi, che a sua volta raccoglie sia i monitoraggi delle Regioni sui centri per l’impiego, sia le rendicontazioni mensili degli stessi navigator.  Con l’aggravante che questi attori molto spesso non dialogano tra di loro. Sta di fatto, che la stessa Corte dei conti, nel suo dettagliato rapporto dello scorso settembre, cita vecchi dati di Anpal risalenti al 21 ottobre 2020, un anno fa. Qualche cifra per meglio capire. Tra coloro che ricevono il Reddito di cittadinanza un beneficiario su 10 ha trovato un’occupazione, tra gli attivabili uno ogni quattro. Sempre relativamente allo scorso ottobre, il numero complessivo dei percettori soggetti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro era pari a 1.369.779. Invece coloro che hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di RdC era di 352.068. In dettaglio, il 65% di chi ha trovato un’occupazione ha firmato un contratto a tempo determinato, il 15,4% indeterminato e il 4,1% un contratto di apprendistato.

Non solo, il 69,8% dei contratti a tempo determinato ha una durata inferiore ai 6 mesi, mentre una quota del 9,3% ha superato il termine annuale. Per non parlare della tipologia del lavoro che nel complesso, ha riguardato soprattutto professioni (non qualificate) nel commercio e nei servizi. Insomma, pochi contratti di lavoro e comunque precari. A questo si aggiunga che dai dati non è chiaro se il merito delle assunzioni sia dei navigator o se i cittadini si siano collocati da soli nel mercato del lavoro. Non a caso la stessa Anpal è stata bocciata dalla magistratura contabile. Vogliamo infine parlare dei “furbetti”? Per capire lo spreco di denaro basta il solo dato di cronaca di alcuni giorni fa: a Treviso, scoperti 116 furbastri del RdC: uno aveva una maserati, altri avevano vinto grosse scommesse online. Per il resto, basta rivedere le cronache degli ultimi due anni.

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