Regeni, scontro tra le procure del Cairo e Roma. Genitori di Giulio: “Da Egitto oltraggi e ferite”

Regeni, scontro tra le procure del Cairo e Roma. Genitori di Giulio: “Da Egitto oltraggi e ferite”
Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso a Il Cairo il 3 febbraio 2016 e da allora nulla s'è più saputo
30 novembre 2020

La Procura di Roma va avanti ed è pronta a chiudere le indagini a carico di cinque appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del sequestro di Giulio Regeni. I pm italiani hanno dato un’accelerata, a quasi cinque anni dalla morte del ricercatore torturato in Egitto, e il processo per i cinque agenti dei servizi del Cairo è pronto. Un comunicato “congiunto” mette plasticamente nero su bianco la lontananza dall’operato della controparte egiziana. “Il procuratore generale d’Egitto nel prendere atto della conclusione delle indagini preliminari italiane, avanza riserve – si legge in una nota congiunta dei due uffici giudiziari – sulla solidità del quadro probatorio che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso la procura generale d’Egitto rispetta le decisioni che verranno assunte, nella sua autonomia, dalla procura della Repubblica di Roma”.

Un equilibrismo lessicale che fa intendere come rimanga strettissimo il passaggio nella collaborazione giudiziaria tra i due Paesi. Dal canto loro, infatti, gli egiziani affermano, a quasi cinque anni dal brutale omicidio del ricercatore friulano, che per loro “è ancora ignoto” l’autore. Il procuratore Hamada al Sawi ha comunicato al procuratore Michele Prestipino e al sostituto Sergio Colaiocco, di “avere raccolto prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni che sono stati rinvenuti nell’abitazione di uno dei membri della banda criminale”. Per l’alto magistrato egiziano “le indagini hanno accertato che la stessa banda aveva già compiuto atti simili ai danni di cittadini stranieri, tra i quali anche un altro cittadino italiano e alcune testimonianze acquisite hanno consolidato il quadro probatorio. Inoltre il modus operandi della banda – è detto nella nota – è caratterizzato dall’utilizzo di documenti contraffatti di appartenenti alle forze dell’ordine”. La procura generale d’Egitto ha spiegato che procederà per queste ragioni nei loro confronti con la chiusura provvisoria delle indagini, incaricando gli inquirenti competenti di intraprendere tutte le misure necessarie per giungere all’identificazione dei colpevoli dell’omicidio”.

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I GENITORI DI GIULIO

“Prendiamo atto dell`ennesimo incontro infruttuoso tra le due procure. Le strade tra le due procure non sono mai state cosi divise. In questi 5 anni abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l`intero Paese”. Così spiegano Paola e Claudio Regeni e l`avvocato Alessandra Ballerini le mosse delle due procure. “I procuratori egiziani hanno avuto la sfrontatezza di `avanzare riserve` sull’operato dei nostri magistrati ed investigatori e di considerare insufficienti le prove raccolte. Crediamo che il nostro governo debba prendere atto di questo ennesimo schiaffo in faccia e richiamare immediatamente l`ambasciatore”. Insomma “serve un segnale di dignità perché nessun paese possa infliggere tutto il male del mondo ad un cittadino e restare non solo impunito ma pure amico. Lo dobbiamo a Giulio e a tutti i Giuli e le Giulie in attesa ancora di verità e giustizia”.

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