Sanchez a Roma sfida l’Italia sulla Fao ma a Madrid il governo traballa

Il premier spagnolo, in visita nella capitale italiana, rivendica le candidature iberiche alla guida delle agenzie Onu mentre lo scandalo Zapatero alimenta le manovre dell’opposizione.

Pedro Sánchez

Pedro Sánchez

Pedro Sanchez porta a Roma un doppio messaggio: la Spagna aumenta i fondi alla cooperazione del 13% mentre il mondo taglia del 23%, e non cede di un centimetro sulle candidature iberiche alle agenzie onusiane per l’alimentazione. Il sottinteso polemico verso l’Italia è trasparente quanto il mancato bilaterale con Meloni, giustificato con vaghissimi “problemi di agenda”.

Fao e Ifad, il nodo delle poltrone

La posta in gioco è concreta. Madrid vuole mantenere la presidenza dell’Ifad con il rinnovo del mandato di Alvaro Lario – definito da Sanchez autore di “un lavoro eccellente” – e punta alla presidenza della Fao con la candidatura del ministro dell’Agricoltura Luis Planas.

Entrambe le ambizioni configgono con gli interessi italiani: Roma ospita le sedi di entrambe le agenzie e considera tradizionalmente proprio il perimetro di influenza sulle organizzazioni Onu per l’alimentazione. Non è un caso che i due leader, pur trovandosi nella stessa città, non si siano incontrati. I “problemi di agenda” evocati dai portavoce appartengono al lessico diplomatico della collisione silenziosa.

Il copione multilateralista e le sue incrinature

Intervenendo al simposio “Sicurezza alimentare e alimentazione sotto pressione: conseguenze del conflitto in Medio Oriente”, Sanchez ha costruito con cura la propria narrativa: la Spagna avanza quando altri arretrano, difende le istituzioni internazionali quando altri le indeboliscono, investe nella cooperazione quando altri tagliano.

Il riferimento implicito agli Stati Uniti di Trump e alle destre europee dei Patrioti è evidente. Lo è altrettanto il posizionamento di Sanchez come architrave del progressismo continentale, in una fase in cui la sconfitta elettorale di Viktor Orban non ha certo dissolto il blocco sovranista europeo.

Lo scandalo Zapatero e il vaso che trabocca

Il problema è che questo ruolo di alfiere globale coesiste con una crisi interna sempre più difficile da gestire. L’ultimo scandalo che coinvolge José Luis Rodriguez Zapatero – l’ex premier socialista la cui figura resta ingombrante per il Psoe – offre al Partido Popular la leva per tentare una mozione di sfiducia.

L’operazione appare improbabile sul piano aritmetico, ma la sua stessa enunciazione segnala quanto sia cambiato il clima attorno al governo. La coalizione che tiene in vita Sanchez è composita e fragile; i soci minori sono esposti a pressioni centrifughe; e l’elettorato del Psoe mostra segnali di stanchezza che nessuna trasferta internazionale può dissimulare a lungo.

La sponda vaticana e i suoi limiti

L’incontro con Leone XIV – che a breve visiterà Madrid e Barcellona – è l’appuntamento più visibile dell’agenda romana di Sanchez. Una benedizione pontificia ha sempre un valore politico non trascurabile, specie in un paese cattolico dove la Chiesa conserva influenza capillare.

Ma la Santa Sede ha i propri equilibri da gestire: l’episcopato spagnolo guardava già con diffidenza a papa Francesco, e non si colloca nell’ala progressista della gerarchia ecclesiale. È difficile attendersi dal Vaticano molto più di un’espressione di generica simpatia, insufficiente a compensare le difficoltà domestiche del premier.

Sanchez è un sopravvissuto per definizione: ha già attraversato crisi che sembravano fatali e ne è uscito. Ma la combinazione di scandalo politico, erosione della coalizione e opposizione rinvigorita configura uno scenario più insidioso dei precedenti. Le ambizioni internazionali – le poltrone Fao e Ifad, il primato nella cooperazione, la visibilità vaticana – rischiano di restare un catalogo di titoli privi di seguito se a Madrid il governo non regge.