Siria, oltre 100 morti in 10 giorni di raid. Onu: “Fallimento dei Paesi più potenti del mondo”

Siria, oltre 100 morti in 10 giorni di raid. Onu: “Fallimento dei Paesi più potenti del mondo”
26 luglio 2019

Almeno 103 persone, tra cui 26 bambini, sono morte in attacchi messi a segno negli ultimi 10 giorni dalle forze di Damasco su ospedali, scuole e mercati, nell'”apparente indifferenza della comunità internazionale rispetto all’aumento delle vittime civili causato da una serie di raid a Idlib a in altre zone nel Nord-Ovest della Siria”. E’ quanto ha denunciato il Commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet. “Nonostante i ripetuti appelli delle Nazioni Unite a rispettare il principio di precauzione e distinzione nel corso delle ostilità, quest’ultima incessante campagna di attacchi aerei da parte del governo e dei suoi alleati ha continuato a colpire strutture mediche, scuole e altre infrastrutture civili come mercati e panetterie – ha detto Bachelet – si tratta di siti civili e sembra altamente improbabile, dato lo schema ripetuto di questi attacchi, che siano stati tutti colpiti”.

Bachelet ha ricordato che “gli attacchi intenzionali contro i civili sono crimini di guerra”, denunciando quindi il “fallimento di leadership da parte delle nazioni più potenti del mondo”. Sono “diverse centinaia di migliaia i bambini, le donne e gli uomini rimasti uccisi in Siria dal 2011, così tanti che non è neanche più possibile dare una stima credibile”, ha rimarcato il Commissario Onu. E se “nei primi anni di questo conflitto, quando le vittime erano decine, poi centinaia, poi migliaia, il mondo ha dato prova di grande preoccupazione, ora gli attacchi aerei uccidono e mutilano un numero significativo di civili più volte alla settimana, e la risposta sembra essere una scrollata di spalle collettiva”, ha aggiunto. Bachelet ha quindi deplorato un “Consiglio di sicurezza paralizzato dall’incapacità dei cinque membri permanenti di usare il loro potere e la loro influenza per fermare i combattimenti e le uccisioni una volta per sempre”.

E sempre dall’Onu e in particolare dall’agenzia umanitario Ocha, arriv a la notizia che sono oltre 400.000 le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel nord-ovest della Siria negli ultimi tre mesi, a fronte degli intensi bombardamenti delle forze lealiste sulla regione, roccaforte dei ribelli. Sul fronte diplomatico, intanto, le autorità di Damasco hanno denunciato oggi i colloqui tra gli Stati Uniti e la Turchia sulla creazione di una “zona di sicurezza” in Siria, considerandola “una distruttiva interferenza americana”. La Turchia aveva riferito martedì di colloqui tra funzionari militari statunitensi e turchi sull’istituzione di questa zona per separare il confine turco dai combattenti curdi sostenuti dagli Stati Uniti nel Nord della Siria.

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La sua attuazione era stata proposta a gennaio da Washington, quando Ankara minacciava di lanciare un’offensiva contro una milizia curda appoggiata da Washington e coinvolta nella lotta contro l’Isis. Secondo Ankara, Donald Trump proponeva di creare un’area di diversi chilometri al confine turco per separarla dai territori controllati dalle Unità di protezione del popolo (Ypg). “La Siria ribadisce il suo rifiuto categorico di qualsiasi accordo tra Stati Uniti e Turchia, che rappresenta una palese aggressione alla sovranità e all’integrità territoriale della Siria”, ha affermato una fonte degli Affari esteri citata dall’agenzia Sana, che condanna “la continua e distruttiva interferenza americana”. Mercoledì scorso, il capo della diplomazia turca Mevlut Cavusoglu ha dichiarato di essere “insoddisfatto” delle proposte statunitensi sulla “zona di sicurezza”, senza ulteriori dettagli. Gli Ypg sono sostenuti da diversi Paesi occidentali. Questi combattenti curdi sono stati in prima linea nella lotta contro l’Isis, proclamando a marzo la fine del “califfato” dei jihadisti.

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