Un concerto con strumenti di ghiaccio sulle Alpi italiane

31 gennaio 2019

Quando l’artista americano Tim Linhart realizzò per la prima volta strumenti di ghiaccio la sua sembrò un’idea folle. Oggi, ha messo su un’orchestra che si esibisce in concerti sotto-zero in un igloo sulle Alpi italiane. La passione per il ghiaccio gli venne da piccolissimo; nato vicino a una stazione sciistica nel New Mexico, racconta, amava il suono della neve e del ghiaccio. Così pensò che sarebbe stato bello realizzare un violino tutto ghiacciato e iniziò.

Qui siamo al Passo Paradiso, nella località del Tonale, in Trentino, a 2600 metri, dove per tutta la stagione invernale si tengono questi concerti speciali. L’artista ha costruito un violino, una viola, uno xilofono, un violoncello, una batteria e persino un enorme strumento a percussioni di sua invenzione per le esibizioni. Per un violino, ad esempio, usa un mix di acqua e neve per realizzare le pareti dello strumento intorno a una parte centrale in metallo su cui vengono fissate e tirate le corde. Per un mandolino basta una settimana, per gli strumenti più grandi anche mesi di lavorazione. “Prendiamo il pannello davanti, ho un pezzo di plastica piatto, prendo un mucchio di acqua e neve e gli do la forma della parte frontale e lo lascio congelare tutta la notte – spiega – la stessa cosa la faccio per la parte dietro. Quindi ho le due parti con il ghiaccio: acqua e neve infatti una volta congelate sono pronte e devo solo intagliarle con lo scalpello così come se stessi lavorando il legno”.

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L’unica accortezza è la temperatura che deve restare sottozero. E il suono prodotto cambia man mano che lo strumento letteralmente si riscalda suonando, diventa meno metallico e più armonico spiega Nicola Segatta, violoncellista e allievo di Tim Linhart. “Gli strumenti di ghiaccio sono particolarissimi, sono fragili perché mentre si costruiscono rischiano di finire in mille pezzi ma sono anche molto forti, perché quando vengono suonati l’emozione che sente il pubblico è fortissima”. “Sono difficili da suonare, perché bisogna abituarsi a suonare a meno 12 gradi, con le dita che rischiano di ghiacciarsi e le corde continuano a calare, quindi l’intonazione è difficile, ci vuole abitudine ed è un po’ come imparare a scalare una montagna, poi si arriva a rilassarsi sulla cima”.

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