Un’altra “rivoluzione” per i siciliani

13 aprile 2016

di Gaetano Mineo

editoriale_defScopiazzare Renzi in politica non è certo un’impresa ardua. Da un paio di anni ci tenta Faraone in Sicilia. Ma finora senza successo. E Crocetta si dispera: “Faraone si crede Renzi, ma io che ci posso fare?”. Il sottosegretario, tra l’altro, ha pure l’aggravante: il premier, pur non eletto dal popolo, in Italia è il presidente del Consiglio; mentre lui, in Sicilia, eletto con una lista bloccata, è un semplice parlamentare del Pd che, legittimamente, vuole fare il salto di qualità per approdare a Palazzo d’Orléans. Più che di salto di qualità, si potrebbe parlare di quadruplo salto mortale, per meglio rendere chiara l’impresa. Non sappiamo se Faraone n’è consapevole. Sappiamo invece che la Leopolda siciliana ha consacrato un sottosegretario sempre più isolato dal suo partito e abbandonato dai suoi assessori (Gucciardi, Contraffatto, Baccei) che hanno continuato a preferire le poltrone in barba alle reiterate dichiarazioni di guerra fatte dallo stesso Faraone a Crocetta per il fallimento del suo governo. Non s’è registrata la folla delle scorse edizioni, alle ex officine Sandron di Palermo. Più scarna la rappresentanza dei giovani, assente quel pezzo di mondo dell’associazionismo tradizionalmente vicino al centrosinistra, nessuno tra i vertici di Cna, Confesercenti, Lega delle cooperative e Confapi. Si vociferava la presenza di alcuni ministri, Boschi compresa. Ma, a quanto pare, hanno preferito fare un week end altrove invece di partecipare alla kermesse. Non pervenuto Crocetta. Come è balzato agli occhi l’assenza, salvo qualche sparuta eccezione, dei big e delle seconde leve delle altre anime del Pd siciliano. Bianco ha lasciato la manifestazione innervosito: “Quella che doveva essere una kermesse del Pd è diventata una cerimonia di autocandidatura di Faraone”. E ha ragione il sindaco di Catania ad essere stizzito, dato che è tra i papabili alla candidatura di governatore. Oltre a Crocetta, ovviamente, che non perde occasione di ricordarlo, soprattutto al suo compagno di partito Faraone. La presenza alla Leopolda sicula di Raciti, invece, si può sintetizzare come atto dovuto. Tuttavia il segretario del Pd Sicilia dal pulpito non ha perso l’occasione per stoppare la corsa del sottosegretario alla presidenza della Regione. Ma Faraone non molla: “Se diamo proposte e diamo l’idea di mettere sottosopra la Sicilia sarebbe da ipocriti pensare che non presentassimo il nostro candidato”. Un’altra “rivoluzione” per i siciliani

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