Vertice a Palazzo Chigi su Mes, il governo come Pilato: decisione solo dopo risoluzioni Camere

Vertice a Palazzo Chigi su Mes, il governo come Pilato: decisione solo dopo risoluzioni Camere
2 dicembre 2019

Decidera’ il Parlamento: il governo ancora diviso sulla riforma del meccanismo di stabilita’ europeo. Il Pd con il ministro dell’Economia Gualtieri a difendere l’accordo sul fondo salva stati, pronto a negoziare all’Eurogruppo per migliorare l’intesa, mentre il Movimento 5 stelle con Di Maio in testa, intenzionato a mantenere la posizione. E’ questo in sintesi l’esito del vertice tenutosi a palazzo Chigi e durato circa tre ore e conclusi alle 23.40 circa. Un confronto delicato a cui non ha partecipato Italia viva, la nuova formazione politica di Matteo Renzi, che, in tv, ha spiegato: “Siccome questo litigio e’ sul Mes e noi non abbiamo niente su cui litigare, se la vedessero fra di loro. Si mettano d’accordo”. Un comportamento pilatesco, in pratica, non lontano, tuttavia, dall’esito del vertice di Palazzo Chigi. Ogni decisione” sul Mes “diventera’ definitiva solo dopo che il Parlamento si sara’ pronunciato a partire dalle risoluzioni che saranno approvate l’11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che il Presidente del Consiglio rendera’ in vista del prossimo Consiglio Europeo”, sottolineano fonti governative.

“Tutto questo in linea con i punti 12) e 13) della risoluzione del Parlamento approvata il 12 giugno 2019.” I punti 12 e 13 della risoluzione del giugno 2019, a firma Molinari-D’Uva (allora era in carica il governo M5S-Lega) impegnano il governo: “a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto ‘package approach’, che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo”. “a render note alle Camere le proposte di modifica al trattato Esm, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finche’ il Parlamento non si sia pronunciato”, concludono le fonti.

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Insomma, fumata nera. Oggi, Giuseppe Conte parlerà in Aula alla Camera in difesa della riforma del Meccanismo di stabilita’ europeo (Mes), ma poi al Senato intende smentire le parole “calunniose” pronunciate nei suoi confronti da parte di Salvini, che avra’ il vantaggio di poter parlare per secondo, come il 20 agosto. La teatralita’ dello scontro sara’ tuttavia politicamente meno significativa rispetto alla spaccatura sulla riforma del Mes dentro la maggioranza, che il vertice serale di Palazzo Chigi non ha portato ad alcun esito. Ma la spaccatura nella maggioranza rimane. E sono i 5stelle i primi a rimarcarla. “C’e’ stato un confronto civile e costruttivo – dice il leader del M5S Luigi Di Maio -. E’ chiaro che abbiamo opinioni diverse, il M5S da sempre e’ preoccupato del Mes e di una serie di riforme che riguardavano le banche”.

Come dire che “non e’ una cosa strana che due forze di governo abbiano opinioni diverse altrimenti stavamo insieme prima delle elezioni”. Poi il ministro degli Esteri aggiunge che “Nulla si deciderà finché non si arriverà in Parlamento il 10 dicembre, quando il presidente del Consiglio verrà a riferire e il Parlamento dovrà approvare una risoluzione – dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la parte del vertice a Palazzo Chigi sul Mes -. In generale il governo il 4 dicembre, quando parteciperà all’Eurogruppo – quindi prima del passaggio parlamentare – ragionerà in una logica di pacchetto, che significa che per noi non esiste solo il Mes, ma che il Meccanismo di stabilità va valutato nell’ambito di un pacchetto di riforme nelle quali c’è tanto da cambiare, per quanto riguarda l’opnione del M5S”.

Per il Pd, invece, il bicchiere è mezzo pieno. “Bene l’incontro di stasera sul Mes. Nessuna richiesta di rinvio all’Ue, ma un mandato che rafforza il ministro Gualtieri a trattare al meglio l’accordo sul tavolo europeo gia’ dal 4 dicembre – dice Dario Franceschini, capo delegazione del Pd al tavolo -. Ovviamente sara’ poi il Parlamento a pronunciarsi definitivamente sulle decisioni assunte”, nota il ministro dei Beni culturali. Ma oltre alle comunicazioni alle Camere, incombe l’Eurogruppo di mercoledi’ prossimo, dove il ministro Gualtieri dovra’ portare la posizione italiana, e si avvicina anche il voto delle risoluzioni del parlamento – il 10 dicembre – in vista del Vertice europeo. Un voto su cui se la maggioranza non si ricompatta il governo potrebbe cadere, ipotesi per qualcuno ormai nel novero delle possibilita’, visti i primi dubbi in casa Dem sull’opportunita’ di proseguire l’alleanza con M5s. Attivissimi sul fronte delle dichiarazioni Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il primo ha rinunciato a degli impegni in Belgio, ospite del partito sovranista fiammingo Vlaams Belang, per poter essere alle 15,30 oggi in Senato ad ascoltare Conte, per poi eventualmente intervenire.

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“Sono curioso di sentire – ha detto il leader della Lega – se il presidente del Consiglio ha capito quello che faceva e ha tradito. Oppure molto semplicemente non ha capito quello che stava facendo, perche’ tutto e’ possibile. Martedi’ poi andro’ a Bruxelles. Non voglio che l’Italia sia rappresentata da qualcuno che cede nella battaglia ancora prima di cominciarla”. Salvini e Meloni sfidano Di Maio e M5s ad essere conseguenti nelle loro critiche al Mes e a far saltare il governo: “Conto sul fatto – afferma il primo – che i Cinque Stelle non cambino idea, visto che su questo l’hanno sempre pensata come noi. Mi auguro che per salvare qualche poltrona non ci sia qualcuno che cambia idea”. “Credo che dovrebbe cadere il governo sul Mes – fa eco la presidente di Fdi – Nel senso che se Di Maio ha un briciolo di dignita’ questo e’ il momento in cui lo deve dimostrare”. Ma dubbi sul far cadere il governo serpeggiano anche nel Pd e in Iv.

Se ne e’ fatto portavoce Pierluigi Castagnetti, uno dei padri nobili dei Dem, senza incarichi ufficiali ma molto vicino a Franceschini: “E’ oggettivamente sempre piu’ difficile continuare a governare in questo modo, con i 5S che rimettono in discussione ogni cosa ogni giorno, pensando solo a un molto ipotetico vantaggio elettorale e disinteressandosi dell’interesse e della credibilita’ del paese. Caliamo il sipario?”. E Stefano Ceccanti rincara la dose: “Di Maio non crede nel Governo di cui e’ parte e quindi tenta di sabotarlo dall’interno” e quando il Mes e’ stato firmato a Bruxelles il 13 giugno dal precedente governo, lui non ha sollevato dubbi perche’ “quel governo gli piaceva di piu'”. Il braccio di ferro ha tuttavia una via di uscita, ed e’ quella indicata mercoledi’ scorso da Gualtieri in Commissione Finanze del Senato, confermata dal viceministro Antonio Misiani e da Irene Tinagli, il “package approach”, cioe’ il voto su tutto il pacchetto di tre elementi, come per altro anche l’Eurovertice del 21 giugno scorso prevedeva. Nel ‘pacchetto’ saranno tre i temi di un’intesa complessiva: il Mes, il primo bilancio dell’Eurozona e l’Unione bancaria.

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