Il caso Epstein-Mandelson spacca il Labour: Starmer tra fronda scozzese e minaccia Farage

Dopo l’ammissione parlamentare sui rapporti dell’ex ambasciatore designato con il finanziere suicida, il premier britannico affronta richieste di dimissioni dal leader del partito in Scozia.

Keir Starmer (1)

Keir Starmer

Peter Mandelson, l’ex eminenza grigia del Labour di Tony Blair, torna al centro della scena politica britannica. Non per merito, ma per uno scandalo che risale a frequentazioni imbarazzanti con Jeffrey Epstein, il finanziere suicida in carcere nel 2019. La decisione del premier Keir Starmer di nominarlo ambasciatore negli Stati Uniti ha riacceso polemiche sopite e scatenato una tempesta dentro il partito laburista. Esistono fotografie compromettenti. Esistono rapporti documentati. E Starmer lo sapeva. L’ammissione in Parlamento è arrivata secca, senza giri di parole, innescando immediate reazioni: i Conservatori hanno attaccato, prevedibilmente, ma il vero terremoto è arrivato dall’interno del Labour stesso.

La Scozia chiede il conto

Anas Sarwar, leader del partito in Scozia, ha rotto gli indugi e chiesto formalmente le dimissioni del Primo ministro. Una mossa che non può essere liquidata come ribellione isolata: la Scozia rappresenta il bacino elettorale che ha consentito al Labour di tornare a Downing Street dopo anni di dominio conservatore. Sono stati i seggi strappati allo Scottish National Party a fare la differenza nelle ultime tornate elettorali. Sarwar guarda alle elezioni locali in programma fra qualche mese e sa che uno scandalo di questa portata può compromettere anni di ricostruzione territoriale. La fronda scozzese non è una nota a margine: è un problema strutturale per la tenuta del governo.

I fedelissimi si immolano

Di fronte all’offensiva interna, la macchina dei fedelissimi di Starmer si è attivata per contenere i danni. Tim Allan e Morgan McSweeney, due dei principali collaboratori del premier, hanno scelto la via dell’autosacrificio: si sono addossati la responsabilità della nomina di Mandelson e hanno presentato le dimissioni. Un gesto simbolico, forse, ma necessario per schermare Starmer dalle accuse dirette. I Ministri del governo hanno fatto quadrato, ribadendo pubblicamente la fiducia nel Primo ministro. Resta da vedere se questo muro difensivo reggerà sotto la pressione crescente dell’opinione pubblica e delle correnti interne al partito.

Il rischio di una punizione elettorale

La gestione di Starmer, fin qui, non è apparsa particolarmente brillante, nonostante il forte mandato elettorale ottenuto dopo gli ultimi disastrosi esecutivi a guida Tory. La sorte del premier appare incerta. I possibili successori non mancano, anche se Sarwar non ha fatto nomi. Ma la lezione del recente passato britannico è chiara: un partito diviso viene punito alle urne. E con lo spettro dell’ultradestra nazionalista di Nigel Farage alle porte, una crisi del Labour rischia di trasformarsi in una pessima notizia non solo per la Gran Bretagna.