Violenza, arbitri e Open Var: Gravina indica la strada per un calcio meno avvelenato
Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina
Il calendario dice che siamo nella fase più delicata del campionato. Le classifiche sono corte, le tensioni alte, ogni decisione arbitrale diventa un caso. È in questo contesto che Gabriele Gravina, presidente della Figc, ha scelto di rompere il silenzio istituzionale. Lo ha fatto a Roma, a margine della presentazione del quindicesimo Premio Bearzot, con la franchezza di chi ritiene che certi equilibri siano stati superati. “Intorno agli arbitri c’è un clima insopportabile”, ha detto Gravina. Non un auspicio. Una constatazione.
Il dato e il problema di sistema
Il numero uno federale non si è limitato alla denuncia. Ha portato numeri. Due episodi rilevanti su venti partite: questo è il tasso di errore attuale, secondo la sua lettura. Un dato che, in prospettiva storica, rappresenta un miglioramento significativo rispetto ai dieci casi che si registravano in passato. “Pensare di azzerare al cento per cento l’errore arbitrale non sarà mai possibile”, ha precisato Gravina. “Stiamo lavorando con l’Aia per ottenere il miglior risultato possibile.” Il messaggio è tecnico prima che politico: la perfezione non esiste, la progressione sì. Il problema, semmai, è la risposta del sistema a quegli errori inevitabili. “Dobbiamo tutti ritrovare serenità”, ha aggiunto il presidente. Quel “tutti” non è casuale.
Poi il capitolo Open Var, lo strumento che avrebbe dovuto portare trasparenza e che invece è diventato, secondo Gravina, oggetto di strumentalizzazione. “Apriremo una riflessione sui pro e i contro insieme all’Aia in vista della prossima stagione”, ha annunciato. La critica implicita è netta: la disponibilità alla trasparenza è stata usata contro le stesse istituzioni che l’avevano promossa. “L’obiettivo è confrontarsi, evitando qualunque forma di utilizzo negativo dello strumento.” Una retromarcia? Non esattamente. Piuttosto, una correzione di rotta dopo aver verificato gli effetti collaterali di un’apertura mal governata.
Fabregas e Capello, il calcio che vale
La cerimonia aveva però anche un protagonista positivo. Il Premio Bearzot 2025 va a Cesc Fabregas, allenatore del Como e primo straniero a ricevere il riconoscimento. Una scelta che Gravina ha difeso con convinzione: “È la scelta giusta, un simbolo generazionale.” L’ex centrocampista del Barcellona e dell’Arsenal, passato da giocatore di livello mondiale ad artefice di un progetto tecnico ambizioso in Serie A, incarna secondo il presidente federale una modernità non scontata. “Apparentemente divisivo, ma moderno: diretto, coraggioso nelle sue idee. Non ha accettato scorciatoie e si è imposto con risultati e prestazioni.”
Un premio speciale alla carriera andrà invece a Fabio Capello, che compie ottant’anni. Una vita nel calcio, da giocatore a tecnico di fama internazionale: la Figc sceglie di celebrarlo in questa cornice, riconoscendo un percorso difficilmente replicabile.
Tolleranza zero sulla violenza
L’ultimo tema è il più grave. La violenza contro gli arbitri, e in particolare il caso della giovane direttrice di gara aggredita, ha imposto una risposta istituzionale. Gravina è stato lapidario: “Siamo intransigenti. Abbiamo adeguato le norme e applicato il massimo della pena.” Poi l’affondo culturale, quello che va oltre il provvedimento sportivo: “Non possiamo più accettare atti di violenza, soprattutto verso minorenni. È un problema culturale ed educativo.” La sentenza finale non lascia margini interpretativi. “Chi si rende protagonista di questi episodi deve restare fuori dal mondo del calcio.” Una linea, tracciata in modo definitivo.
