Addio ad Alex Zanardi l’uomo che ha trasformato la disabilità in una vittoria collettiva
Ll’atleta bolognese muore a 59 anni e unisce il mondo delle istituzioni e dello sport nel ricordo di una forza d’animo senza precedenti.
Alex Zanardi
La notizia della morte di Alex Zanardi, avvenuta a cinquantanove anni, segna la fine di un’epoca per lo sport italiano e internazionale. Fondatore di Obiettivo3 e pluripremiato oro olimpico, Zanardi ha rappresentato la sintesi tra il coraggio agonistico e la dignità nel dolore, suscitando un cordoglio unanime che dalle massime cariche dello Stato giunge fino ai campi di periferia.
Zanardi si è spento ieri sera, circondato dall’affetto dei propri cari, dopo aver combattuto l’ultima battaglia iniziata in quel drammatico pomeriggio del giugno 2020 nei pressi di Pienza. La sua scomparsa, resa nota dalla famiglia tramite un comunicato di Obiettivo3, trasforma la cronaca in un momento di riflessione nazionale sulla tenacia.
Il destino condiviso con Ayrton Senna
Zanardi si spegne nello stesso giorno in cui, trentadue anni fa, il circuito di Imola strappava alla vita Ayrton Senna, l’uomo che Alex definiva “un artista”. Per Zanardi, il primo maggio non era una data qualunque, ma il momento del ricordo di un leader che lo aveva accolto, esordiente e intimidito, nei box di Barcellona nel 1991.
Quell’incontro, segnato da una stretta di mano e da un riconoscimento reciproco tra un fuoriclasse e una promessa, ha tracciato il solco di una carriera fondata sull’umanità prima che sulla velocità. Se il brasiliano rappresentava il carisma insuperabile del re della velocità, il pilota bolognese ha incarnato la capacità tutta terrena di restare uomini anche sotto il peso del mito. Il rapporto tra i due, nato in un angolo del briefing del GP di Spagna, si era interrotto bruscamente al Tamburello nel 1994, ma era rimasto vivo nella memoria di Alex come esempio di leadership.
Sette anni dopo quella tragedia, nel 2001, il destino avrebbe presentato il conto anche a lui sulla pista del Lausitzring, privandolo degli arti inferiori ma non della volontà. Quella data avrebbe potuto segnare la fine di una parabola sportiva, e invece divenne il prologo di una seconda esistenza dedicata al superamento della barriera fisica attraverso il paraciclismo e la solidarietà.
I successi olimpici e la nuova vita
Zanardi non si è limitato a sopravvivere, ha scelto di eccellere in una disciplina nuova, l’handbike, dove ha collezionato quattro ori e due argenti tra i Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. La sua non era una rincorsa al record fine a se stessa, ma un messaggio di speranza destinato a chiunque si trovasse ad affrontare una caduta.
Il 19 giugno 2020, tuttavia, la sorte è tornata a bussare violentemente durante una staffetta di beneficenza, costringendolo a un calvario clinico durato anni presso l’Azienda ospedaliero-universitaria senese e altre strutture di riabilitazione. In questo lungo silenzio, interrotto solo da rari aggiornamenti, la figura di Alex è cresciuta nel cuore degli italiani, diventando un emblema mondiale del movimento paralimpico, come ricordato oggi da Marco Giunio De Sanctis e Luca Pancalli.
Il cordoglio delle massime cariche istituzionali
Le reazioni alla notizia sono state immediate e solenni. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso un dolore profondo, sottolineando come Zanardi sia stato un punto di riferimento per l’intera nazione, ammirato per una resilienza capace di trasmettere entusiasmo oltre i confini agonistici. Sulla stessa linea la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vertici delle Camere, La Russa e Fontana, che hanno omaggiato la dignità di un uomo capace di trasformare ogni prova in una lezione di vita.
Il mondo dello sport, attraverso il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, ha disposto un minuto di silenzio per tutte le manifestazioni del fine settimana. Dalla Formula 1 di Stefano Domenicali al calcio della Figc di Gravina, ogni federazione ha reso omaggio a un campione che ha cambiato la cultura sportiva del Paese.
