Lo scandalo Noem: l’ex ministra di Trump “devastata” dalle foto del marito travestito da donna
Bryon Noem ha partecipato a sessioni di “bimbofication” online mentre la moglie guidava il Dipartimento per la Sicurezza Interna: ora annuncia che “un giorno” racconterà tutto, e lo staff dell’ex segretaria teme il ricatto.
Kristi Noem
Mentre dichiarava guerra alle drag queen nelle università del South Dakota, il marito di Kristi Noem indossava minigonne fucsia e palloncini gonfiabili sotto la maglietta per simulare un seno prosperoso, chattando con modelle del mondo fetish. Ora che il Daily Mail ha pubblicato le foto, e che Bryon Noem ha annunciato di voler raccontare “tutta la storia”, l’ex ministra di Trump si trova esposta su due fronti: lo scandalo privato e il rischio concreto di un ricatto politico.
Il reportage del Daily Mail
Il tabloid britannico ha pubblicato una serie di immagini di Bryon Noem in abiti femminili – top attillati, minigonne color fucsia, palloncini sotto la maglietta a simulare un seno prosperoso – scattate nel corso di sessioni di chat con donne collegate online, in quello che viene descritto come un gioco di ruolo per adulti legato al fenomeno della cosiddetta “bimbofication”. Il termine, derivato dallo slang “bimbo”, indica lo stereotipo della donna appariscente: trucco marcato, abiti provocanti, labbra e seno rifatti, e un’intelligenza volutamente soppressa come elemento del gioco. In uno scambio privato, Bryon avrebbe chiesto a una delle sue interlocutrici come si effettua un impianto al seno.
Il Daily Mail sostiene di essere entrato in possesso di migliaia di immagini e messaggi risalenti al periodo in cui Noem era in servizio al governo Trump. Non è chiaro chi abbia fornito il materiale. La domanda aleggia come una minaccia: c’è chi teme, nello staff dell’ex ministra, che quelle migliaia di file vengano usate in futuro come leva di pressione politica.
L’ipocrita simmetria dell’America conservatrice
La vicenda ha una geometria ironica quasi perfetta. Nel 2023, da governatrice del South Dakota, Kristi Noem aveva firmato un ordine esecutivo per vietare alle drag queen l’accesso ai campus universitari. Ribattezzata dai media “Barbie” per la sua abitudine di presentarsi alle uscite pubbliche con abiti quasi costumistici – la versione militare stile Lara Croft, quella da cowgirl – aveva costruito un’identità politica saldamente ancorata ai valori della famiglia tradizionale, della fede cristiana, dell’America rurale e orgogliosa. Accanto a lei, nelle foto ufficiali e nei rotocalchi conservatori, il marito Bryon e i tre figli. La coppia perfetta. In privato, Bryon preferiva i top aderenti e i seni gonfiabili.
La reazione dell’entourage di Noem alle foto è stata affidata a un portavoce, che al New York Post ha dichiarato: “La famiglia è sconvolta e chiede rispetto della privacy e preghiere”. Kristi Noem, da parte sua, si sarebbe detta “devastata”. Sentimento comprensibile, benché chi conosca la coppia faccia fatica a credere alla totale inconsapevolezza dell’ex ministra.
Washington sapeva. Da anni.
Il caso non è caduto nel vuoto su un terreno vergine. Da tempo circolavano a Washington voci su una relazione tra Noem e il suo principale collaboratore politico, Corey Lewandowski. Secondo alcune fonti familiari, la storia aveva “umiliato” Bryon, che aveva però scelto di restare per non incrinare l’immagine pubblica della moglie. Il commentatore politico Ryan James Girdusky ha rivelato in un podcast di aver sentito già l’anno scorso di un “importante membro del governo” con un matrimonio di pura facciata. All’epoca non aveva fatto nomi. Adesso sì. “Kristi Noem dice di non aver saputo niente del marito, ma contraddice quello che si raccontava allora. A Washington sapevano tutti.”
Girdusky aveva anche riferito di un aneddoto rivelatore: incalzata da un giornalista sulla possibilità del divorzio, la stessa Noem avrebbe risposto con una certa leggerezza che il marito “era gay.” La storia, se confermata, trasformerebbe la versione del “trauma da scoperta” in una recita.
Il marito annuncia: “Un giorno racconterò tutto”
Nel frattempo Bryon Noem ha rilasciato una dichiarazione al New York Times che non contribuisce a placare lo scandalo. “Penso che lo farò a un certo punto, ma non è questo il giorno,” ha detto, riferendosi all’intenzione di rendere pubblica la storia della sua doppia vita. È un annuncio sospeso, volutamente ambiguo, che lascia aperto lo spazio per ulteriori rivelazioni. E che aggiunge tensione a una vicenda già esplosiva.
Tra i sostenitori di vecchia data dei Noem, c’è ancora chi nega l’evidenza fotografica. “Deve essere stata l’intelligenza artificiale,” ha commentato Kevin Ruesin, allevatore del South Dakota. “Sono cresciuto giocando con Bryon e non l’ho mai visto coinvolto in cose del genere.” È la tipica reazione di chi preferisce credere a una cospirazione digitale piuttosto che alla complessità di una persona che conosce da sempre.
La silurata Noem, intanto, deve fare i conti con un’eredità politica già compromessa: licenziata da Trump dopo una serie di gaffe – tra cui la controversa rivelazione nel suo libro di aver ucciso il suo cucciolo – si trova ora al centro di uno scandalo che investe non solo la sua vita privata, ma l’intera architettura ideologica su cui aveva costruito la sua carriera. L’America dei valori, della famiglia, della fede. Fragilissima, come certi palloncini gonfiabili.
