Cannes tra glamour, premi e polemiche politiche sul red carpet

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Il Festival di Cannes intreccia ancora una volta cinema, mondanità e politica. La première di “Garance”, nuovo film della regista francese Jeanne Herry, ha richiamato sulla Croisette alcune delle figure più note del cinema e della moda internazionale, mentre il Women In Motion Award assegnato a Julianne Moore ha riportato al centro il tema della rappresentanza femminile nell’industria cinematografica. A dominare il dibattito, però, sono state anche le parole di Javier Bardem contro la violenza maschile e la guerra a Gaza.

Le star sulla Croisette

Sul red carpet hanno sfilato Cate Blanchett, Ron Howard, Daniel Auteuil, Colman Domingo, Carla Bruni, Adriana Lima, Emmanuelle Béart e Chiara Ferragni. Tra le più fotografate Bella Hadid, arrivata insieme al fratello Anwar con un abito satinato azzurro ghiaccio dal taglio fiabesco, e Julianne Moore, protagonista della serata dedicata ai premi Women In Motion.

Carla Bruni ha scelto invece un lungo abito zebrato con strascico, costruito su un gioco ottico di linee nere concentrate nella parte centrale del tessuto. Una soluzione che accentuava la verticalità della figura. Acconciatura essenziale, coda bassa e ciocche laterali, in linea con le tendenze viste sul tappeto rosso del festival.

“Garance”, presentato in Concorso, vede protagonista Adèle Exarchopoulos nel ruolo di una giovane attrice segnata dall’alcolismo. Jeanne Herry porta così a Cannes un racconto centrato sulla fragilità individuale e sulla pressione dell’esposizione pubblica, tema ricorrente nel cinema europeo contemporaneo.

Il premio a Julianne Moore

Nel corso della stessa serata è stato assegnato a Julianne Moore il Women In Motion Award 2026, riconoscimento creato da Kering nel 2015 per valorizzare il contributo femminile nell’industria cinematografica e sostenere nuovi talenti. L’Emerging Talent Award è andato invece alla regista italiana Margherita Spampinato per “Gioia mia”.

Alla premiazione erano presenti, tra gli altri, Isabelle Huppert, Park Chan-wook, Carla Bruni e Salma Hayek. Gli onori di casa sono stati affidati a François-Henri Pinault, presidente del gruppo Kering, e alla stessa Hayek.

Julianne Moore ha definito Cannes “un luogo speciale” per il rapporto che il festival mantiene con il cinema d’autore e con le storie femminili. L’attrice americana, vincitrice di Oscar, Bafta, Emmy, Golden Globe, Palma d’oro e Coppa Volpi, è considerata una delle interpreti più influenti del cinema contemporaneo anche per il sostegno pubblico ai temi della diversità e della rappresentazione.

Salma Hayek ha parlato della collega come di “una continua fonte di ispirazione”, sottolineandone il rigore professionale e l’attenzione verso le questioni sociali. Un omaggio che si inserisce nella linea culturale promossa dal premio, sempre più orientato a legare cinema e responsabilità pubblica.

Le accuse di Bardem

La dimensione politica del festival è emersa con forza durante la conferenza stampa di “El ser querido”, il nuovo film di Rodrigo Sorogoyen interpretato da Javier Bardem. L’attore spagnolo veste i panni di un regista diviso tra carriera e rapporto familiare, costretto a confrontarsi con la figlia scelta come protagonista del suo film.

Partendo dai conflitti interiori del personaggio, Bardem ha allargato il discorso alla violenza contro le donne e ai leader mondiali. L’attore ha parlato apertamente di “mascolinità tossica”, indicando Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu come esempi di un modello di potere maschile fondato sulla sopraffazione.

“È un comportamento tossico maschile che sta causando migliaia di morti”, ha dichiarato. Bardem ha poi richiamato la situazione spagnola, ricordando il numero di donne uccise dagli ex partner e denunciando il rischio di normalizzare la violenza domestica.

Il passaggio più duro ha riguardato Gaza. “Il genocidio è un dato di fatto”, ha affermato l’attore, sostenendo che il silenzio o il sostegno politico equivalgano a una forma di complicità. Dichiarazioni che hanno spostato il baricentro della giornata dal glamour della Croisette alle tensioni geopolitiche che attraversano il festival.