Dal rigore di Ferguson all’abito da zingaro sulla Croisette: Cantona torna a Cannes e si racconta senza filtri

Il documentario di Tryhorn e Nicholas svela come il più incompreso dei fuoriclasse francesi abbia trovato nell’allenatore scozzese il padre calcistico che cercava, a distanza di trent’anni dall’esordio.

Eric Cantona

Eric Cantona

Eric Cantona è tornato sulla Croisette. Non come ospite di lusso o presenza decorativa, ma come soggetto cinematografico, protagonista di un documentario – Cantona, diretto da David Tryhorn e Ben Nicholas – proiettato nella selezione ufficiale del 79° Festival di Cannes nella sezione Séances Spéciales. Ad accoglierlo, dal delegato generale Thierry Frémaux in cima alla scalinata del Palais des Festivals, i cori da stadio di fan e fotografi. “Éric, Éric, Éric”: lo stesso canto dell’Old Trafford, replicato sul lungomare più glamour del mondo.

Il 59enne si è presentato interamente in nero – scarpe lucide, cappello di feltro a tesa larga – con accanto la moglie, l’attrice e produttrice Rachida Brakni, 49 anni, in abito color tortora. I due si conobbero nel 2002 sul set di L’Outremangeur. Da allora, una coppia nel lavoro e nella vita.

La caduta di un predestinato

Il film affonda le radici nel momento più oscuro della carriera di Cantona: il ritiro forzato a 25 anni, dopo una serie di episodi che avevano convinto dirigenti e addetti ai lavori che quel talento straordinario fosse irrecuperabile. I francesi lo avevano etichettato come ingestibile.

Il suo temperamento, la sua incapacità di piegarsi al conformismo, la sua insofferenza per qualunque forma di autorità arbitraria lo avevano reso una figura scomoda in patria, dall’Auxerre fino alla nazionale. Sembrava destinato a un esilio definitivo dallo sport che amava. Poi arrivò Manchester.

Ferguson e il paradosso della disciplina

Cantona è anche, forse soprattutto, la storia di un incontro. Quello tra un fuoriclasse indomabile e il più rigoroso degli allenatori. Sir Alex Ferguson, noto per il trattamento senza sconti riservato a chiunque minacciasse l’equilibrio dello spogliatoio, vide in Cantona qualcosa che gli altri non avevano saputo o voluto vedere: non un problema da gestire, ma un talento da comprendere.

Le testimonianze dirette di Cantona e Ferguson, registrate appositamente per il documentario, costituiscono il nucleo narrativo del film. Rivelano come il disciplinatore per eccellenza abbia scelto di capire prima di punire, di ascoltare prima di condannare. Il risultato fu una serie di trionfi del Manchester United che ridisegnarono il calcio inglese degli anni Novanta: cinque titoli di Premier League, due double. Cantona icona dell’Old Trafford, idolo di una generazione.

Artista a tutto tondo

Cannes 2025 non è solo il palcoscenico del documentario. Cantona è presente nel festival anche come attore: nel debutto di Avril Besson, Les Matins merveilleux, interpreta un commerciante di vino (ancora nelle Séances Spéciales), mentre nel cortometraggio di Ali Cherri La Sentinelle, in programma alla Semaine de la Critique, veste i panni di un medico.

Non è la prima volta che Cantona e Cannes si incontrano. Nel 2009, il Festival aveva ospitato Looking for Éric di Ken Loach, dove il campione francese interpretava una versione spettrale di se stesso accanto a un postino depresso di Manchester. Un ruolo che già allora segnalava la sua vocazione a qualcosa di più vasto del calcio.

Oggi quella vocazione ha trovato conferma. Eric Cantona – spirito libero, uomo a lungo frainteso, infine capito – è diventato un frequentatore abituale della Croisette. E Cannes, che di storie di redenzione ne ha viste molte, sembra averlo adottato come uno dei propri.