Flottiglia Gaza, Tajani ottiene l’apertura europea alle sanzioni contro il ministro Ben Gvir

Il Coreper approva la richiesta di Roma: il 15 giugno il Consiglio discuterà misure punitive contro il responsabile della sicurezza israeliana, mentre le denunce di abusi si moltiplicano e la magistratura italiana indaga per sequestro e violenza sessuale.

Itamar Ben Gvir

Itamar Ben Gvir

La Global Sumud Flotilla ha reso pubblica oggi una denuncia circostanziata: almeno quindici casi di violenza sessuale, tra cui stupri, commessi dalle forze israeliane sugli attivisti fermati in acque internazionali.

A questi si aggiungono persone colpite da proiettili di gomma sparati a distanza ravvicinata e decine di casi con fratture ossee. Più di 400 attivisti erano stati sequestrati nei giorni scorsi dalla marina militare israeliana prima di essere espulsi dal territorio dello Stato ebraico. Molti di loro sono ora ricoverati negli ospedali turchi.

Kallas accetta la proposta italiana

A Bruxelles, la risposta diplomatica dell’Unione europea prende forma. Durante la sessione del Coreper – il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri, organo preparatorio delle sessioni ministeriali del Consiglio – l’Italia ha presentato formalmente la richiesta di inserire all’ordine del giorno del Consiglio Affari Esteri del 15 giugno la discussione su sanzioni individuali contro Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano.

L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha accettato la proposta avanzata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lo riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles. Ben Gvir è ritenuto direttamente responsabile dei maltrattamenti subiti dagli attivisti durante la detenzione. La sua figura era già al centro di tensioni con diversi governi europei per le politiche di sicurezza interna in Cisgiordania e Gaza. Le sanzioni europee, qualora approvate, rappresenterebbero una misura senza precedenti nei confronti di un membro del gabinetto israeliano in carica.

Un italiano ricoverato a Istanbul

Sul fronte consolare, la Farnesina segue il caso di un cittadino italiano giunto a Istanbul su un volo proveniente da Israele insieme ad altri attivisti della Flottiglia. Atterrato in Turchia, è stato assistito all’arrivo dal personale del Consolato generale d’Italia. L’uomo ha comunicato ai funzionari consolari di voler restare a Istanbul per seguire un gruppo di attivisti spagnoli in attesa di assistenza.

È stato poi ricoverato in ospedale per accertamenti. Il Console generale a Istanbul è in contatto con i medici della struttura per raccogliere informazioni sulle condizioni del connazionale, che risulta privo di telefono cellulare e al momento non raggiungibile direttamente. Il Consolato sta monitorando l’evoluzione della situazione dall’inizio della vicenda.

Israele nega, la Germania chiede chiarezza

Il Servizio penitenziario israeliano respinge l’insieme delle accuse. In una dichiarazione riportata dal Times of Israel, l’istituzione sostiene che gli attivisti sono stati detenuti “in conformità alla legge, nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali”, e che tutti hanno ricevuto le cure mediche necessarie. Nessun dettaglio aggiuntivo è stato fornito sulle singole denunce.

La Germania ha comunicato ufficialmente che alcuni suoi cittadini sono rimasti feriti nel corso della detenzione. Berlino ha definito alcune delle accuse “gravi”, senza tuttavia entrare nel merito o indicare misure concrete di risposta. A Roma, la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per possibili reati tra cui sequestro di persona e violenza sessuale.

La Flottiglia ha intanto diffuso un comunicato sui propri canali social invitando la comunità internazionale a rafforzare le pressioni su Israele, con l’avvertenza che le sole dichiarazioni di condanna “non bastano”. Il testo richiama quanto avviene, a suo dire, quotidianamente nelle strutture di detenzione israeliane nei confronti dei palestinesi: “questo – si legge – è solo un piccolo esempio della brutalità inflitta ogni giorno”.