Accumulo termico invece delle batterie, così la Cina prolunga la produzione solare

Con 260 mila specchi orientabili e un sistema basato sui sali fusi, il complesso produrrà oltre due terawattora l’anno, sufficienti ad alimentare circa 830 mila abitazioni.

fotovoltaico cina

La Cina porta nella fase commerciale uno dei suoi progetti più avanzati nel settore delle energie rinnovabili. La nuova centrale ibrida di Hami, nello Xinjiang, è entrata ufficialmente in esercizio il 1° luglio 2026 con una capacità installata di un gigawatt e una caratteristica destinata ad attirare l’attenzione del settore: continua a produrre energia elettrica anche dopo il tramonto senza utilizzare batterie agli ioni di litio. Il sistema sfrutta infatti l’accumulo del calore nei sali fusi, una tecnologia che punta a risolvere uno dei principali limiti del fotovoltaico, cioè la sua dipendenza dalla presenza della luce solare.

Una doppia tecnologia integrata

L’impianto è stato costruito dalla China Three Gorges Corporation nel deserto del Gobi, ai piedi dei monti Tianshan. La capacità complessiva raggiunge un gigawatt, di cui 900 megawatt prodotti dai pannelli fotovoltaici e altri 100 megawatt affidati alla sezione solare termodinamica a concentrazione.

La centrale occupa un’area di circa 1.817 ettari e integra due sistemi normalmente separati. Durante le ore di maggiore irraggiamento i pannelli generano elettricità, mentre l’impianto termodinamico immagazzina l’energia del Sole sotto forma di calore.

Il ruolo dei sali fusi

La continuità della produzione è garantita da un sistema di accumulo termico basato sui sali fusi, tecnologia studiata da anni ma oggi impiegata in impianti di dimensioni sempre maggiori.

Circa 260 mila specchi orientabili concentrano la radiazione solare su un circuito attraversato dai sali fusi, che raggiungono temperature vicine ai 550 gradi. Quando il Sole tramonta, il calore immagazzinato viene utilizzato per produrre vapore, che alimenta una turbina e consente alla centrale di continuare a generare elettricità per circa otto ore.

A differenza delle batterie elettrochimiche, il sistema non conserva energia sotto forma di elettricità ma di calore, successivamente convertito in energia elettrica quando la rete ne ha bisogno.

Efficienza e gestione dell’impianto

Secondo la società costruttrice, la centrale utilizza una configurazione lineare Fresnel che aumenta fino al 10% l’efficienza della conversione termica rispetto ad altri impianti della stessa categoria.

Il funzionamento delle due sezioni è coordinato da un sistema di controllo centralizzato che gestisce in tempo reale produzione fotovoltaica e accumulo termico. L’architettura dell’impianto consente inoltre di effettuare interventi di manutenzione senza interrompere completamente la generazione di energia, migliorando la disponibilità operativa dell’intero complesso.

Produzione e benefici ambientali

Sebbene la fase commerciale sia iniziata soltanto a luglio 2026, la centrale era già collegata alla rete elettrica dal settembre dell’anno precedente per le attività di collaudo e messa a punto.

A pieno regime produrrà circa 2,07 terawattora di energia all’anno, una quantità sufficiente ad alimentare circa 830 mila abitazioni. Le stime indicano inoltre una riduzione delle emissioni pari a circa 1,63 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno rispetto a una produzione equivalente ottenuta con fonti fossili.

La strategia energetica di Pechino

Il progetto di Hami si inserisce nella strategia con cui la Cina sta cercando di affrontare il principale limite delle fonti rinnovabili non programmabili: l’intermittenza della produzione. Se il fotovoltaico dipende dall’alternanza tra giorno e notte e l’eolico dalla disponibilità del vento, l’accumulo dell’energia diventa un elemento decisivo per garantire stabilità alla rete elettrica.

Per questo Pechino sta investendo contemporaneamente nello sviluppo di batterie di nuova generazione, impianti idroelettrici di pompaggio e sistemi di accumulo termico come quello adottato nel deserto del Gobi. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle centrali alimentate a combustibili fossili senza compromettere la continuità della fornitura elettrica.

La centrale di Hami rappresenta soltanto la prima fase del progetto. Le autorità cinesi hanno già annunciato un ampliamento del polo energetico che porterà la capacità installata complessiva a tre gigawatt, trasformando il sito in uno dei maggiori complessi integrati per la produzione di energia solare al mondo.