Alcaraz, l’uragano spagnolo: Djokovic travolto, è Career Grand Slam
Redazione 1 Febbraio 2026
Carlos Alcaraz
Ha scritto la storia con il sudore, il genio e una tenacia che ha piegato un mito. Carlos Alcaraz è il nuovo re degli Australian Open. Per la prima volta in carriera, lo spagnolo solleva il trofeo a Melbourne Park, completando il Career Grand Slam e diventando, a soli 22 anni e 272 giorni, il più giovane tennista di sempre a centrare l’impresa. L’ha fatto nel modo più spettacolare, ribaltando una finale che sembrava già scritta.
Ha battuto Novak Djokovic, il padrone incontrastato di queste corti, con un punteggio di 2-6, 6-2, 6-3, 7-5 in tre ore e cinque minuti di battaglia epica. Un trionfo che vale il settimo major in carriera e segna un passaggio di consegne dalle sembianze inequivocabili. Il Big 3 non è più un muro invalicabile. Un nuovo sovrano è salito al trono.
La risposta epica dopo il tornado Djokovic
Il primo set è stato un monologo del campione serbo. Djokovic, in cerca dell’undicesimo titolo australiano e del venticinquesimo Slam assoluto, è partito con la ferocia di chi vuole chiudere i conti in fretta. Alcaraz, forse intimidito dal momento, forse in cerca del gioco, appariva in bilico. La sua potenza era annullata, i suoi tentativi di variare il gioco spenti dalla precisione chirurgica di Nole.
Il 6-2 iniziale sembrava preludere a un’altra notte di dominio. Poi, è cambiato tutto. È come se Alcaraz avesse digerito il colpo e avesse deciso di rispondere a tono. Ha alzato vorticosamente l’intensità dei suoi colpi, ha iniziato a martellare il rovescio dell’avversario e ha portato Djokovic in una condizione fisica di sofferenza. Il secondo e il terzo set sono stati un ribaltamento totale: 6-2, 6-3. Lo spagnolo correva, colpiva senza paura, trasformava punti disperati in opere d’arte. Djokovic, dall’altra parte della rete, appariva improvvisamente umano, affannato, a volte persino rassegnato.
Un quarto set da antologia e il break della gloria
Il quarto parziale è stato pura antologia, un susseguirsi di scambi tiratissimi, palle break salvate, colpi al limite della fisicità. Il pubblico di Rod Laver Arena, diviso tra due eroi, non respirava. Il set filava sul filo del rasoio, con Djokovic che cercava di aggrapparsi alla sua esperienza e Alcaraz che rispondeva con una freschezza mentale disarmante. Sul 5-5, lo spagnolo ha trovato una luce.
Ha creato due chance break con un ritmo forsennato. Alla seconda, un diritto lungo di linea che ha sfiorato la vernice. Break. Servizio poi per la vittoria. Con un ultimo, potentissimo diritto vincente, Alcaraz ha chiuso la partita, lasciandosi cadere a terra in un urlo di liberazione. Djokovic, sconfitto in una finale australiana per la prima volta in carriera (era 10-0), ha applaudito l’avversario con sportività, ma il suo sguardo parlava di un’opportunità storica sfumata. Il venticinquesimo titolo Slams è rimandato. Per lui, a 38 anni, essere competitivo in una finale del genere resta un fatto straordinario. Ma la notte è stata di un altro.
L’erede ha un nome: entra nel club dei leggendari
Con questo trionfo, Carlos Alcaraz entra in una cerchia ristrettissima. È il nono giocatore nella storia a completare il Career Grand Slam (vincendo quindi tutti e quattro i major) in carriera. Nel nuovo millennio, prima di lui, c’erano riusciti solo i tre membri del Big 3: Roger Federer, Rafael Nadal e lo stesso Djokovic. Il suo settimo Slam complessivo lo aggancia a leggende come John McEnroe e Mats Wilander.
Ma il dato anagrafico è quello che brucia di più: la sua gioventù promette orizzonti sconfinati. Il tennis mondiale aveva atteso con ansia l’erede che potesse raccogliere il testimone della generazione d’oro. Ora quell’erede ha un volto, un nome e un palmarès già da leggenda. Ha dimostrato di poter battere il più forte di sempre nella sua fortezza. Melbourne, per dieci anni tempio di Djokovic, ha incoronato un nuovo imperatore. Il futuro è arrivato, ed è un uragano spagnolo.
Alcaraz: “Nole motivo di grande ispirazione”
“Novak, quello che fai tu mi ispira. Sono onorato di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con te, grazie per tutto quello che fai. Sei di grande ispirazione”. Così Carlos Alcaraz dopo il successo su Novak Djokovic in finale a Melbourne. “Grazie al mio team – continua – solo voi sapete quanto io abbia lavorato duro per centrare questo traguardo. La preseason è stata una montagna russa, abbiamo tenuto la testa bassa e lavorato duro. Mi avete spinto ogni giorno a fare le cose giuste e sono molto grato a ognuno di voi. Questo trofeo è vostro. È strano vedere Rafa in tribuna: sono onorato di aver condiviso con te gli allenamenti, vederti è un privilegio. Grazie a tutti coloro che rendono fantastico questo torneo, sono felice di tornare ogni anno. L’amore che sento in Australia è fantastico, sia dentro che fuori dal campo. Vi ringrazio perché mi avete spinto nei momenti difficili. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo”.
