Battaglia su affido, Pillon apre a modifiche ma non ritira ddl

Battaglia su affido, Pillon apre a modifiche ma non ritira ddl
Il senatore leghista, Simone Pillon
17 ottobre 2018

“Siamo aperti al contributo di tutti”. Lo ripete fino allo sfinimento il senatore della Lega Simone Pillon, primo firmatario e relatore del ddl sull’affido condiviso, durante il confronto organizzato dal Corriere della Sera e la 27ma ora a Palazzo Madama con la vicepresidente dei senatori Pd Valeria Valente e il senatore Fi Lucio Malan. Un confronto che si rivela accesissimo: in platea ci sono le senatrici dem Anna Rossomando, Monica Cirinnà, Valeria Fedeli, Teresa Bellanova, Simona Malpezzi ma più agguerriti sono gli avvocati (per lo più donne) matrimonialisti.

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Mentre parla, Pillon viene contestato diverse volte tanto che la giornalista del Corsera Alessandra Arachi, moderatrice del dibattito, è costretta a riprendere la rumorosa platea. Non serve che il leghista ammetta che “il ddl non è perfetto, il testo sarà modificato dopo le audizioni”. Non serve l’assicurazione che delle “118 richieste di audizioni” non ne verrà cassata alcuna. Inizieranno il 23 ottobre. Per la senatrice dem Valente “questo testo va ritirato senza se e senza ma. È una retromarcia chiara rispetto a una legislazione e a una giurisprudenza che si è sempre orientata anteponendo l’interesse del bambino. Quale è il bene giuridico che vuole tutelare questo testo? La genitorialità: in maniera ossessiva il ddl persegue la bigenitorialità anche a scapito dei bambini”.

Valente sottolinea anche che “nella maggioranza, anche tra i firmatari c’è più di una perplessità”. Il riferimento è a M5s: il ddl sull’affido porta la firma anche dei senatori pentastellati Angela Piarulli, Grazia D’Angelo, Elvira Evangelista, Mario Giarrusso, Alessandra Riccardi. Ma le perplessità dei pentastellati sull’articolato messo a punto da Pillon non sono un mistero. Ne ha parlato una settimana fa durante la presentazione del VII dossier della campagna `Indifesa` di Terre des Hommes il sottosegretario con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora (M5s): “Non possiamo accettarlo così come è stato formulato”. Pillon non si scompone: “Non ho commentato quel giorno le sue parole, non le commento oggi. Insisto. Siamo aperti al contributo di tutti”.

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Le critiche di Spadafora non significano uno stop al ddl che proseguirà il suo cammino in commissione anche perché, ricorda il presidente dei senatori pentastellati, Stefano Patuanelli, “c’è nel contratto di governo” che recita: “Nell`ambito di una rivisitazione dell`istituto dell`affidamento condiviso dei figli, l`interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l`introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell`alienazione parentale”.

Quando si tratterà di mettere a punto un testo base, al termine del ciclo di audizioni, diversi punti del famigerato ddl cambieranno: “La mediazione – anticipa Pillon – non sarà obbligatoria in tutto il suo percorso. Si può prevedere un unico incontro informativo e gratuito che le coppie devono fare. Oggi il superiore interesse del fanciullo lo decide il giudice. Noi non siamo d`accordo. Vogliamo che sia determinato dalla volontà dei due genitori. I mediatori dicono che nell`80 per cento dei casi il percorso di mediazione che le parti oggi scelgono volontariamente porta a un accordo”. E a chi lo accusa di essere in conflitto di interessi in quanto mediatore familiare, Pillon replica: “Io sono mediatore familiare, ho avuto una formazione in tal senso ma non ho mai esercitato perché sono avvocato”. La mediazione “non è un costo aggiuntivo o una dilatazione dei tempi: se pensate che sei mesi siano troppi riduciamoli, se pensate che si debbano fare incontri separati col mediatore va bene”.

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Altra modifica che Pillon annuncia riguarda la distinzione dei minori per fascia di età: “Un conto sono i bambini tra gli zero e i tre anni, un conto sono i ragazzi”. Per il Pd il ddl non funziona quando stabilisce l’esclusione dall’affido di un genitore per “comprovata” violenza. “Come faccio a comprovarla? Devo aspettare tre gradi di giudizio?”, protesta Valente. Pillon replica: “Se una donna è vittima di violenza va dal magistrato, segnala, e il magistrato fa l’ordine di protezione o il divieto di avvicinamento. Se poi mi volete dire che questo tipo di legge non è sufficiente, son pronto a firmare una legge nuova ma questo testo non è un testo sulla violenza. Non bisogna aspettare i tre gradi di giudizio: in via cautelare quel genitore può essere escluso dalla genitorialità se ci sono gravi indizi”. “Questa battaglia per la parità genitoriale – sostiene Pillon – in Francia e in Svezia è portata avanti dal mondo femminista che ha preteso che la madre non fosse l`unica a occuparsi dei figli. È paradossale e frutto di mala informazione che questo ddl sia contro le donne o contro le istanze femministe. Noi siamo pronti al dialogo. Se volessi fare un ddl ideologico sapete che sono bravissimo ma in questo caso no”.

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