La Coppa Italia ama le storie scritte al fotofinish. Ieri sera, a Bologna, ne ha composta una con tratti antichi: il detentore che domina, spreca e infine crolla. Il carnefice, manco a dirlo, porta i guantoni. Ivan Provedel ha costruito la semifinale della Lazio con due interventi, uno solo tecnicamente valido. Il resto è psicologia, presenza, gerarchia.
Il Dall’Ara assiste a quarantacinque minuti di altissimo livello rossoblù. Castro e Cambiaghi colpiscono legni e difesa. Orsolini danza sulla fascia. Poi, come nei copioni già visti, la squadra di Italiano smette di soffiare sul fuoco. E la Lazio, che fino a quel momento aveva assistito, decide di entrare in partita.
La scommessa Sarri e l’uomo giusto al momento giusto
Maurizio Sarri è uomo di certezze, ma ultimamente deve fare i conti con le emergenze. Contro il Bologna rispolvera Romagnoli al centro della difesa e rilancia Dele-Bashiru in cabina di regia. Scommesse non scontate, vinte a metà. Il primo tempo è un soffrire ordinato. Poi, l’infortunio di Pedro costringe il tecnico a sporcare la sua geometria.
Entra Noslin. Ex Verona, gambe fresche, testa libera. Quarantanove secondi e trasforma in oro un assist di Dele-Bashiru. Porta vuota, pareggio, partita riaperta. Non è il gol del campione, è la zampata del gregario che conosce il momento. A febbraio, in una competizione secca, questo conta più della qualità fine a sé stessa.
Il Bologna prova a reagire, ma Castro e Moro si infortunano. Il centrocampo si allunga, la Lazio prende campo. Cataldi sfiora il vantaggio, Tavares entra per gestire i supplementari che non arriveranno. Novanta minuti e si va ai rigori.
Provedel, il metronomo della serata perfetta
Qui entra in scena il protagonista assoluto. Provedel para il destro centrale di Ferguson con i piedi uniti, come un vecchio portiere da strada. Poi guarda Orsolini, lo studia, lo lascia solo con il suo tempo di esecuzione. Il risultato è un tiro altissimo, fuori di metri. Lazio 4, Bologna 1.
Taylor trasforma e chiude. I biancocelesti possono preparare la doppia sfida con l’Atalanta. I rossoblù, invece, salutano il trofeo vinto un anno fa. Non c’è scandalo, solo il cinismo di una competizione che non concede appelli. Il Bologna era partito per difendere il titolo, si ferma ai quarti. Una stagione già complicata perde un’àncora.
Il tabellone sorride alle grandi
Sull’altro fronte, Inter-Como. Una semifinale che profuma di derby lombardo, ma anche di divario tecnico. La Lazio trova l’Atalanta, avversario scomodo ma non invincibile. Sarri ha sette giorni per ricucire gli infortuni e studiare le contromisure. Gasperini, dal canto suo, conosce bene il valore di un doppio confronto.
La Coppa Italia resta il teatro delle sorprese relative. Quest’anno, però, le quattro semifinaliste hanno nomi e pedigree. Nessuna rivoluzione, solo gerarchie rispettate. La Lazio c’è. Il Bologna esce a testa alta, ma esce. Nel calcio che conta, è l’unica sentenza che rimane.