Coronavirus, crolla il Pil globale 2020. Italia -9,1% ma rimbalzerà nel 2021

Coronavirus, crolla il Pil globale 2020. Italia -9,1% ma rimbalzerà nel 2021
15 aprile 2020

Pesante contraccolpo, dalla pandemia di Coronavirus, sulle voci chiave dei conti pubblici dell’Italia e di tutte le maggiori economie. Secondo il Fondo monetario internazionale quest’anno il deficit di Bilancio della Penisola schizzerà all’8,3% del Pil, a fronte dell’1,6% cui era calato nel 2019. Il dato è contenuto del Fiscal Monitor, pubblicato in occasione delle assemblee primaverili tenute assieme e alla Banca mondiale, quest’anno in forma virtuale a causa dell’epidemia. Forse anche più rilevante è la previsione sul rapporto debito-Pil, posto che tutte queste previsioni sono altamente aleatorie data l’incertezza che grava su quella che sarà la performance dell’economia, quindi il denominatore, il Pil.

Secondo l’istituzione di Washington il debito lieviterà fino al 155,5% del Pil, dal 134,8% cui si era stabilizzato l’anno passato. Se sul debito-Pil il dato dell’Italia risulta il più elevato tra i Paesi dell’area euro monitorati dal Fmi in un riquadro riassuntivo, la portata del suo incremento (poco meno di 20 punt percentuali) è comunque in linea con quella di altri Stati. La pandemia di coronavirus si abbatterà con tutta la sua forza sull’economia mondiale: quest’anno il Pil globale diminuirà del 3%, un risultato molto peggiore di quello della crisi del 2008. Ancora più forte il rimbalzo previsto per il 2021 (+5,8%). Per l’eurozona (-7,5%) e per l’Italia (-9,1%) la caduta sarà ancora più forte seguita, anche in questo caso, da consistenti riprese l’anno prossimo, rispettivamente pari al +4,7% e al +4,8%. Sono queste le previsioni contenute nel World Economic Outlook primaverile del Fondo Monetario Internazionale, appena pubblicato, che viene presentato a Washington con incontri e conferenze teletrasmesse via internet a causa della crisi sanitaria in corso. La perdita del Pil prevista per quest’anno sarà la maggiore tra i grandi Paesi dell’Eurozona, con la Spagna accreditata di un -8%, la Francia di un -7,2% e la Germania del -7%.

Per l’anno prossimo il rimbalzo italiano, lo ricordiamo, stimato al +4,8%, sarà inferiore a quello della sola Germania (+5,2%) ma superiore a Francia (+4,5%) e Spagna (+4,3%). Venendo alle altre maggiori potenze economiche mondiali, di tutto rilievo il calo previsto per gli Usa quest’anno (-5,9%) seguito da un +4,7% il prossimo, dal Giappone (-5,2% e + 3%) mentre la Cina riuscirà a crescere anche quest’anno (+1,2%) per poi accelerare bruscamente al +9,2% il prossimo). L’anno in corso vedrà, secondo gli economisti del Fondo, anche un forte aumento della disoccupazione, sia in Italia, dove salirà al 12,7% della forza lavoro rispetto al 10% registrato nel 2019, sia nell’intera eurozona dove salirà dal 7,7% al 10,4%. La dinamica dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere riassorbita l’anno prossimo con un tasso di disoccupazione stimato al 10,5% in Italia e all’8,9% nell’Eurozona. Inflazione, sempre in Italia prevista allo 0,2% quest’anno e allo 0,7% il prossimo mentre l’attivo delle partite correnti, alimentato dall’export italiano, resterà sempre su livelli alti, rispettivamente al 3,1% e al 3% del Pil.

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“C’è un’estrema incertezza sulla previsione di crescita globale. La ricaduta economica – si legge nel Weo – dipende da fattori che interagiscono in modi difficili da prevedere, incluso il percorso della pandemia, l’intensità e l’efficacia degli sforzi di contenimento, l’entità delle interruzioni dell’offerta, le ripercussioni del drastico inasprimento condizioni del mercato finanziario globale, i cambiamenti dei modelli di spesa, i cambiamenti comportamentali (come evitare le persone nei centri commerciali e nei trasporti pubblici), gli effetti di fiducia e e i prezzi volatili delle materie prime. Molti paesi affrontano una crisi a più livelli che comprende uno shock per la salute, perturbazioni economiche interne, crollo della domanda esterna, inversioni dei flussi di capitale e un crollo dei prezzi delle materie prime”. Secondo il Fondo Monetario, insomma, “prevalgono i rischi di un risultato peggiore”.

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