Tornano in scena Federal Reserve e Bce su crisi pandemica

Tornano in scena Federal Reserve e Bce su crisi pandemica
Jerome Powell, governatore della Federal Reserve Usa e Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea
28 aprile 2020

Le due maggiori Banche centrali globali, la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea torneranno in scena nei prossimo due giorni, mentre l`agenda economica globale resta dettata dalla crisi causata dal Coronavirus e dalle misure sempre più massicce lanciate per contrastarne le gravissime ricadute. Mercoledì, poco dopo le 20 italiane, la Fed comunicherà le decisioni al termine della riunione del Fomc, il braccio che governa la politica monetaria Usa. Giovedì, invece, in mattinata si svolgerà in teleconferenza il Consiglio direttivo della Bce, le cui decisioni verranno comunicate alle 13 e 45 italiane. Alle 14 e 30 si terrà la (tele)conferenza stampa esplicativa della presidente, Christine Lagarde. Alcuni analisti non attendono nuovi provvedimenti, ad esempio ad Allianz Global Investors fanno notare che in questi soli due mesi di pandemia globale da Coronavirus le due istituzione hanno varato di più di tutto quello che avevano fatto nella crisi del 2007-2009.

Semmai, specialmente la Bce potrebbe elaborare con maggiore precisione i dettagli delle misure già messe in campo, ad esempio spiegare come effettuerà le operazione del suo nuovo piano di acquisti di titoli anti pandemia (Pepp). Altri non escludono che possano arrivare nuovi provvedimenti. In particolare proprio il programma di shopping anti pandemico ha tutta l`aria di prestarsi a ulteriori incrementi, dai 750 miliardi di euro attualmente previsti fino a fine anno potrebbe venir rafforzato a 1.000 o 1.200 miliardi. Ma, concordano a Ing, probabilmente ci vorrà tempo per giungere a questo passo, tenendo presente che la stessa Bce aggiornerà le sue previsioni economiche su crescita e inflazione solo a giugno. Prospettive economiche che non fanno che aggravarsi, con il protrarsi delle misure restrittive che la maggior parte dei Paesi ha deciso per limitare la diffusione del virus. Ora ci si trova nella fase in cui alcuni Stati iniziano a ripartire le attività e se dovesse proseguire senza intoppi si potrà quantificare con maggiore precisione quale sarà stato il danno da Covid-19 in termini di Pil.

Lagarde sarà comunque attentissima nel misurare ogni singola parola, dopo l`evidentissimo passo falso commesso alla conferenza stampa di marzo, quando alcune frasi incaute e successivamente corrette a più riprese – “non siamo qui per chiudere gli spread” – provocarono un brusco peggioramento su tassi e differenziali, in particolare sui Btp italiani. In più le misure varate allora apparivano insufficienti a gestire la gravità situazione – posto che la riunione si svolse il 12 marzo, quando forse la gravità dirompente della pandemia non era ancora chiara a tutti, anche perché non aveva ancora coinvolto tutti i Paesi allo stesso modo – e oltre alle correzioni di retorica l`istituzione è velocemente intervenuta con un surplus di provvedimenti, a cominciare dal sovramenzionato Pepp. Difficilmente, sempre secondo Ing, Lagarde vorrà ripetere l`exploit negativo, semmai cercherà in ogni modo di lanciare messaggi rassicuranti sulla determinazione dell`istituzione a fare la sua parte contro le pressioni sulle zone periferiche dell`area monetaria.

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I possibili temi di domande sono numerosi, dall`inflazione alle ricadute occupazionali della crisi e i rischi di avvitamento dell`economia. E oggi ne è stato risollevato un ulteriore durante la presentazione del pacchetto di misure cella Commissione europea per facilitare l`afflusso di credito bancario a imprese e famiglie. Il vicepresidente Valdis Domborvskis ha infatti riferito che al momento “non abbiamo ricevuto una proposta, formale o informale, dalla Bce” su una ipotesi di bad bank europea per lo smaltimento dei crediti deteriorati delle banche. Gli Npl, che ora rischiano una nuova impennata. Dombrovskis era stato interpellato sulle ricostruzioni di stampa dei giorni scorsi, secondo cui questa ipotesi sarebbe stata bloccata proprio dai tecnici dell`esecutivo comunitario. Lagarde potrebbe venire chiamata in causa e dire la sua, posto che il tema appare più di competenza del presidente della Vigilanza sulle banche, Andrea Enria.

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