Fecondazione, per Pma in Sicilia ‘maxi-ticket’ da 1000 euro contro i 37 euro della Lombardia

Fecondazione, per Pma in Sicilia ‘maxi-ticket’ da 1000 euro contro i 37 euro della Lombardia
3 aprile 2015

Il percorso della procreazione medicalmente assistita (Pma) in Sicilia segna un nuovo passo in avanti, che genera però degli interrogativi, annuncia l’Associazione Hera di Catania, che da anni si batte perché la Pma sia posta a carico del Ssn. Il 27 marzo è infatti stato pubblicato sulla G.U. della Regione il decreto dell’assessore per la Salute del 28 gennaio 2015, mediante il quale dovrebbe finalmente entrare in funzione il sistema di compartecipazione della Regione alle spese sanitarie per prestazioni di Pma. Ma la compartecipazione ‘pesa’ più che in altre Regioni: si pensi che in Lombardia i pazienti pagano un ticket di appena 37 euro. In Sicilia, invece, ai pazienti sarà richiesto un ‘maxiticket’ di 1.000 euro e a beneficiare della contribuzione regionale saranno solo poche coppie fortunate. I fondi stanziati, provenienti da risorse attribuite alle Regioni dalla legge 40/2004 e mai utilizzate nel corso dei 10 anni precedenti dalla Regione Siciliana, saranno infatti sufficienti per un migliaio di coppie sulle oltre 6.000 che oggi si rivolgono ai centri specializzati. Secondo il presidente Hera, Mario Gambera, il decreto è sì “una grande vittoria dei pazienti, che premia la tenacia con la quale abbiamo lottato in questi anni. Tuttavia è una vittoria ancora incompleta.

Grazie al nostro impegno, infatti, la Regione ha modificato le previsioni originarie riducendo la quota a carico dei pazienti che purtroppo resta troppo alta rispetto a quanto previsto da altre Regioni”. Poco chiaro anche il sistema attraverso il quale queste somme sono state distribuite ai centri. A ciascun centro accreditato, infatti, è stata attribuita una quota dello stanziamento, ma senza tenere conto delle capacità e reale numero di cicli statisticamente realizzati da ciascuno di essi, giungendo al paradosso di assegnare quote di budget a centri pubblici del tutto inattivi. I pazienti siciliani, quindi, continueranno a essere penalizzati almeno fino a quando, come promesso dal ministero, la Pma non sia inserita nei Livelli essenziali di assistenza nazionali. “In ogni caso – conclude Gambera – avevamo denunciato che la Regione, in modo inappropriato, aveva in passato coperto costi per mobilità passiva verso altre Regioni che stimavamo in circa 10 milioni di euro l’anno”. Sarebbe stato opportuno, chiosa l’associazione, che il risparmio di spesa dovuto alla cessazione di questo salasso del tutto inappropriato fosse utilizzato per consentire l’accesso a tutte le coppie con costi a carico del Ssn.

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