Fisco presenta conto a testimone di giustizia: “Mi do fuoco”

Fisco presenta conto a testimone di giustizia: “Mi do fuoco”
Ignazio Cutrò
20 gennaio 2020

“La invitiamo a effettuare il pagamento entro 5 giorni dalla notifica di questo avviso. Trascorso inutilmente questo termine, procederemo, come previsto dalla Legge, a esecuzione forzata”. Cosi’ scrive Riscossione Sicilia, societa’ che gestisce la riscossione dei tributi e di cui e’ socio di maggioranza la Regione Sicilia, nell’avviso di pagamento di cinque cartelle esattoriali, per un importo complessivo di 11.652,20 euro, notificata in mattinata all’ex testimone di giustizia Ignazio Cutro’, che esaperato replica: “Rinuncio alla cittadinanza italiana e mi do fuoco”. Non e’ la prima volta che lo Stato presenta il conto per i debiti accumulati dall’impresa Cutro’ che, per le difficolta’ economiche sorte in seguito alle denunce contro i suoi estorsori, dovette chiudere i battenti nel 2004. Nel marzo scorso, un’altra cartella esattoriale da 39 mila euro era stata recapitata, ma venne temporaneamente congelata, forse grazie al clamore mediatico che la stessa richiesta di pagamento aveva suscitato. A poco meno di un anno pero’, l’ennesimo colpo per la famiglia di Bivona.

“Non ho questa disponibilita’ economica – dice Ignazio Cutro’ – per me e la mia famiglia questa e’ stata l’ennesima umiliazione di uno Stato che, anziche’ proteggerci, ci ha abbandonato e ferito, se questo e’ il trattamento che viene riservato a chi denuncia la mafia, noi rinunciamo volentieri ad essere cittadini di questo Stato. Alla scadenza dei 5 giorni se chi dovrebbe tutelarmi continuera’ ad agire nel silenzio, un corpo carbonizzato verra’ recapitato dinanzi a uno dei palazzi di Roma o di Palermo e quel corpo sara’ il mio. Sono stanco – aggiunge Ignazio Cutro’ – di continuare a lottare anche contro uno Stato assente e che io stesso ho difeso, mandando in galera i mafiosi”. In passato, rassicurazioni erano giunte in casa Cutro’ sul blocco delle cartelle esattoriali evase, ma ad oggi, gli impegni assunti da Regione e ministero dell’Interno non sono stati ancora mantenuti ed entro mercoledi’ prossimo, 22 gennaio, Ignazio Cutro’ dovrebbe pagare l’importo richiesto. “Venti anni del mio calvario – conclude – si trasformano in 5 giorni di tempo per pagare i debiti di una ditta costretta a chiudere per aver denunciato il racket. Se questo e’ il segnale di legalita’ che vuole trasmettere lo Stato, allora lo stesso non ha veramente capito niente”. L’ex testimone di giustizia, si appella anche al governatore Nello Musumeci che da ex presidente della Commissione regionale antimafia aveva piu’ volte espresso vicinanza e sostegno all’imprenditore bivonese. “Presidente – dice Cutro’ – la Regione puo’ bloccare quelle cartelle e lei, fino a prova contraria, ne e’ il presidente”.

“Non ho questa disponibilita’ economica – dice Ignazio Cutro’ – per me e la mia famiglia questa e’ stata l’ennesima umiliazione di uno Stato che, anziche’ proteggerci, ci ha abbandonato e ferito, se questo e’ il trattamento che viene riservato a chi denuncia la mafia, noi rinunciamo volentieri ad essere cittadini di questo Stato. Alla scadenza dei 5 giorni se chi dovrebbe tutelarmi continuera’ ad agire nel silenzio, un corpo carbonizzato verra’ recapitato dinanzi a uno dei palazzi di Roma o di Palermo e quel corpo sara’ il mio. Sono stanco – aggiunge Ignazio Cutro’ – di continuare a lottare anche contro uno Stato assente e che io stesso ho difeso, mandando in galera i mafiosi”. In passato, rassicurazioni erano giunte in casa Cutro’ sul blocco delle cartelle esattoriali evase, ma ad oggi, gli impegni assunti da Regione e ministero dell’Interno non sono stati ancora mantenuti ed entro mercoledi’ prossimo, 22 gennaio, Ignazio Cutro’ dovrebbe pagare l’importo richiesto. “Venti anni del mio calvario – conclude – si trasformano in 5 giorni di tempo per pagare i debiti di una ditta costretta a chiudere per aver denunciato il racket. Se questo e’ il segnale di legalita’ che vuole trasmettere lo Stato, allora lo stesso non ha veramente capito niente”. L’ex testimone di giustizia, si appella anche al governatore Nello Musumeci che da ex presidente della Commissione regionale antimafia aveva piu’ volte espresso vicinanza e sostegno all’imprenditore bivonese. “Presidente – dice Cutro’ – la Regione puo’ bloccare quelle cartelle e lei, fino a prova contraria, ne e’ il presidente”.

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