Il piano della Cina per svuotare il G7 e sottrarre all’Occidente il controllo del governo planetario
Xi Jinping
La pubblicazione del documento da parte del Consiglio di stato cinese configura un attacco diretto all’architettura multilaterale a trazione euro-atlantica. L’iniziativa di Pechino mira a coagulare il dissenso delle nazioni emergenti, offrendo una dottrina alternativa al coordinamento delle democrazie occidentali.
Mentre a Evian, in Francia, si consuma il rito del summit annuale G7, la Cina sfida l’idea di governo del mondo incentrato sull’Occidente, proponendo una riforma del sistema internazionale in senso “più giusto e razionale” attraverso un nuovo libro bianco. L’Ufficio informazioni del Consiglio di stato – l’esecutivo cinese – ha diffuso un lungo documento intitolato “Costruire un sistema di governance globale più giusto e razionale: idee, iniziative e azioni della Cina”. Il testo, lungo oltre 20mila caratteri, si articola in cinque parti per definire la traiettoria di una transizione storica non più negoziabile.
La dottrina del multipolarismo
Il Libro bianco afferma che la governance globale è una causa comune che riguarda il benessere dell’umanità e che la costruzione di un sistema più equo rappresenta un’aspirazione condivisa dai popoli di tutti i paesi. Pechino si presenta come “partecipante, contributore e costruttore” delle istituzioni e collega il documento alla visione promossa dal presidente cinese Xi Jinping sulla costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.
Secondo il testo, Xi ha proposto una concezione basata su consultazione, costruzione e condivisione, sostenendo un “vero multilateralismo”, una multipolarità mondiale “eguale e ordinata” e una globalizzazione economica “inclusiva e vantaggiosa per tutti”. Nel 2025, in occasione dell’80mo anniversario della fondazione delle Nazioni unite, il leader ha avanzato un’iniziativa presentata da Pechino come una “soluzione cinese” alternativa ai formati ristretti occidentali.
L’Onu contro il G7
Il cuore politico della proposta è la difesa del sistema internazionale con l’Onu al centro. La Cina sostiene che l’attuale architettura globale non debba essere smantellata né sostituita da meccanismi alternativi, ma riformata e resa più efficace. Per Pechino, l’attuazione dell’iniziativa richiede prima di tutto la tutela dell’autorità e del ruolo delle Nazioni unite, la difesa dell’ordine fondato sul diritto e il rispetto dei principi e degli obiettivi della Carta istitutiva.
Si tratta di una risposta diretta alle iniziative di Washington e alla creazione di nuove piattaforme esclusive, come il Board of Peace, promosso con grande enfasi dal presidente Usa Donald Trump. Il Libro bianco individua cinque principi fondamentali: uguaglianza sovrana degli Stati, rispetto del diritto internazionale, pratica del multilateralismo, centralità delle persone e orientamento all’azione concreta per depotenziare il G7.
La rivolta del Sud globale
Il documento contiene una critica netta a unilateralismo, protezionismo, egemonismo, sanzioni unilaterali, “giurisdizione a braccio lungo”, guerre commerciali, conflitti tecnologici e tentativi di costruire “piccoli cortili con alte mura”. Pechino denuncia una tendenza alla frammentazione dell’economia mondiale indotta dalle capitali occidentali. Particolare rilievo viene attribuito al Sud globale.
Il Libro bianco afferma che i paesi in via di sviluppo devono avere maggiore rappresentanza e maggiore voce nelle istituzioni internazionali. La Cina chiede una riforma dell’architettura finanziaria globale, compresi Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, e una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu orientata in particolare a correggere quella che Pechino definisce “l’ingiustizia storica” subita dall’Africa, terreno di scontro geopolitico primario.
La rete delle alleanze cinesi
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, durante il briefing quotidiano con la stampa, ha affermato che l’iniziativa per la governance globale ha già ricevuto il sostegno di quasi 160 paesi e organizzazioni internazionali e che oltre 60 nazioni hanno aderito al “Gruppo degli amici della governance globale”. Per la diplomazia cinese, questo dimostra che la proposta risponde a una domanda diffusa di riforma che contesta la legittimità dei vertici a invito come il G7.
Wang Yi ha sottolineato che l’iniziativa avanzata da Xi invita tutti gli Stati ad agire insieme per affrontare il deficit di gestione internazionale e indicare una direzione al cammino dell’umanità. Secondo Pechino, la proposta amplia il percorso pratico per la costruzione di un futuro condiviso e apre “una nuova frontiera della civiltà politica internazionale”.
Sicurezza e dazi azzerati
Sul piano della sicurezza, Lin ha ricordato che Pechino è il secondo maggiore contributore finanziario alle operazioni di peacekeeping dell’Onu e il primo fornitore di truppe tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Il Libro bianco cita anche il ruolo cinese nei dossier caldi, dall’Ucraina al Medio Oriente, dalla riconciliazione tra Arabia saudita e Iran al dialogo tra fazioni palestinesi ospitato a Pechino.
Sul piano dello sviluppo, il portavoce ha ricordato che nel quadro dell’Iniziativa per lo sviluppo globale sono stati realizzati oltre 1.800 progetti di cooperazione e programmi di formazione per 80mila persone. La Cina ha inoltre esteso unilateralmente il trattamento a dazi zero a tutti i paesi africani e ai paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, un’operazione di soft power che contrasta con le barriere tariffarie discusse a Evian.
Le nuove agenzie multilaterali
Il Libro bianco collega la governance globale anche alla cooperazione della Nuova via della seta, alla difesa di un’economia mondiale aperta e alla lotta contro il protezionismo occidentale. Pechino propone di riportare lo sviluppo al centro dell’agenda, accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, ridurre il divario Nord-Sud e chiedere ai paesi sviluppati di rispettare gli impegni finanziari e climatici.
Tra le priorità indicate figurano anche i nuovi settori della governance: intelligenza artificiale, cyberspazio, dati, spazio, oceani, regioni polari, clima, salute pubblica e biodiversità. Lin ha citato la creazione dell’Organizzazione internazionale per la mediazione e dell’Organizzazione mondiale dei dati, già avviate, oltre alla preparazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. In autunno, Pechino ospiterà il primo Forum di Xiongan.
“La Cina è pronta a lavorare con tutte le parti per attuare l’iniziativa sulla governance globale, difendere con fermezza il ruolo centrale delle Nazioni unite, valorizzare pienamente il ruolo chiave del Sud globale e colmare le carenze e i deficit della governance globale”, ha affermato Lin. Il messaggio complessivo del documento è che Pechino intende proporsi come promotrice di una riforma dell’ordine internazionale fondata formalmente sull’Onu e sul multilateralismo, ma orientata a una maggiore rappresentanza dei paesi non occidentali. Un’alternativa strutturata al sistema incentrato sul G7 e alla nuova assertività americana promossa da Trump.
